“ESSENZE INDIANE”, IL MEGLIO DELL’INDIA E KUMBH MELA

INDIA

icona orologio 14 GIORNI
minimo 10 massimo 16 partecipanti
icona valigia PARTENZE:

    2019

  • Dal   24  gennaio    al   6  febbraio  
Sistemazioni
Land Expeditions - Viaggi con Esperto

Un tour intenso nei luoghi più iconografici dell’India. A Delhi, la capitale. E poi a Jaipur, in Rajasthan, per visitare la Fortezza di Amber e il Palazzo dei Venti. Ad Agra, culla del Taj Mahal, una delle Sette Meraviglie del Mondo Moderno. E ad Orchha, città-fantasma con i resti di antichi palazzi e gli edifici divorati dalla vegetazione. Una tappa a Khajuraho, con i suoi complessi templari, e poi in volo verso Varanasi, la città più sacra dell’India. A - continua -

A PARTIRE DA: 3.850 €


ITINERARIO

Partenza da Milano Malpensa con voli Lufthansa via Monaco.

Pasti in volo. All’ arrivo trasferimento in Hotel.

 

Prima colazione in albergo. Giornata dedicata ad alcune visite della Vecchia e Nuova Delhi.

Delhi, la capitale dell’India, oggi è una metropoli moderna ma conserva ancora molte testimonianze della sua anima antica, quando per secoli ospitò la corte prima dei sultani e poi degli imperatori mussulmani moghul. Molti dei capolavori architettonici che vedremo a Delhi sono dunque di arte islamica, protetti dall’Unesco come Patrimonio dell’Umanità.

Inizieremo dalla Old Delhi.  Con le sue strade tortuose, le mille botteghe, le professioni improbabili, è uno spaccato fedele delle tante realtà del Paese, che si trovano tutte riunite lungo la sua affollatissima arteria commerciale, Chandni Chowk, la via dell’argento, che conduce alla maestosa Jama Masjid, la più grande moschea indiana e uno dei più grandi capolavori architettonici della nazione. Fu l’opera conclusiva di Shan Jahan del 1656, e vi si accede attraverso un’imponente scalinata dalla quale si domina l’intera città vecchia.

Dedicheremo il pomeriggio alla visita della New Delhi e attraversando la zona del Parlamento e dei Palazzi ministeriali arriveremo alla Porta dell’India.

Vedremo la Tomba di Humayun, il complesso di eleganti edifici, Patrimonio Unesco, con la sepoltura del secondo imperatore moghul. Al calar della sera visiteremo il sito archeologico del Qutub Minar, con il magnifico minareto del XII secolo, eccellente esempio di architettura afgana. Un grande complesso architettonico, anch’esso Patrimonio Unesco, che di notte, illuminato dai fari, rivela tutto il suo fascino. 

Pranzo in ristorante, cena e pernottamento in Hotel.

 

 

Al mattino partenza per Jaipur, la più grande città e capitale dello stato del Rajasthan. È conosciuta come la 'città rosa' per il colore dei suoi edifici nella zona vecchia. Insieme a Delhi ed Agra fa parte del cosiddetto "Triangolo d'Oro" dell’India ed è stata la prima città costruita secondo un assetto urbano definito dal famoso Maharaja astronomo Sawai Jai Singh.

Sistemazione in una deliziosa haveli arredata con mobili d’epoca.

Pranzo in ristorante lungo il percorso. Cena e pernottamento.

 

Al mattino escursione in jeep alla fortezza-palazzo di Amber del XVI sec., situata ad 11 km da Jaipur.

Lassù, il panorama sulla vallata è splendido ma ancor più stupefacente è lo spettacolo delle architetture moghul e delle decorazioni, che culminano nei mosaici formati da specchi e stucchi nel “Palazzo del piacere”.

Pomeriggio dedicato alla visita di Jaipur, “la città rosa” fondata nel 1727 dal Maharaja Jai Singh II, oggi capitale del Rajasthan. Inizieremo col Palazzo di Città che ospita raccolte di tessuti, tappeti, armi e dipinti. Proseguiremo per l’Osservatorio Astronomico, un insieme di enormi strumenti per calcolare il movimento degli astri, e per il Palazzo dei Venti, una elaborata facciata in arenaria rosa a cinque piani con nicchie grate e balconcini, che consentiva alle donne dell’harem di guardare senza essere viste.

Pranzo in una casa tradizionale indiana (haveli) dove si potrà assistere ad una “dimostrazione di cucina”.

Cena e pernottamento in hotel.

 

Al mattino partenza per Agra, l’antica capitale della dinastia moghul in alternanza con Delhi. Lungo la strada sosta ad Abbhaneri, dove si trova il pozzo a gradini più profondo ed ampio dell’India, e alla città fantasma di Fatehpur Sikri, capolavoro urbanistico splendido e desolato, fatto costruire dall’imperatore Akbar che per 10 anni fu capitale del regno moghul, prima di essere abbandonato a causa della fine del rifornimento idrico. Proseguimento per Agra e sistemazione in hotel. Agra divenne per la prima volta capitale nel 1501 sotto il dominio del sultano Sikander Lodi, per poi essere capitale della dinastia Moghul. Durante il regno di Akbar già veniva celebrata dai viaggiatori stranieri in visita come una città stupefacente e meravigliosa. Nonostante ciò, Akbar fondò una nuova e vicina capitale, Fatehpur Sikri, e una volta abbandonata questa trasferì la sua sede a Lahore, per tornare ad Agra alla fine della sua vita, nel 1599.

Pranzo in ristorante lungo il percorso, cena e pernottamento in Hotel.

 

All’alba visita del Taj Mahal, il più celebre monumento dell’India e forse una delle più belle strutture architettoniche del mondo. Il mausoleo funebre, fatto costruire nel 1632 dall'imperatore moghul Shah Jahan in memoria della moglie, è un’opera eccezionale per la perfezione delle forme, la profusione di pietre rare incastonate nei muri e le pregevoli decorazioni.

(L’alba è certamente il momento migliore per visitare il Taj Mahal quando i raggi del sole iniziano a rivelarne tutta la bellezza e si è “soli” ad ammirarlo. Se si arriva più tardi ci si imbatte in una gran folla e molto della magia svanisce). Il monumento è chiuso il venerdì.

Visita al Forte in arenaria rossa, fatto costruire da Akbar il Grande e dichiarato dall’UNESCO Patrimonio Mondiale dell’Umanità e alla tomba di Itmad-ud-Daulah.

Dopo pranzo andremo per un tè o un caffè allo “Sheroes’ Hangout Cafè”, un locale supportato da una Onlus, dove lavorano donne sfigurate dall’acido. È questo uno dei vari aspetti della realtà indiana ancora oggi non in grado di consentite alla condizione femminile il rispetto di diritti elementari. Come indicano purtroppo anche i casi delle spose bambine, degli stupri troppo spesso impuniti e tollerati e del sati, fenomeno terribile del suicidio di vedove ancora sporadicamente presente in certi villaggi.

Per il pagamento delle consumazioni, si suggerisce un’offerta all’attività dell’organizzazione.

Nel pomeriggio visita al mausoleo di Itmad-ud-Daulah.

Pranzo, cena e pernottamento in Hotel.

 

 

Al mattino presto trasferimento alla stazione ferroviaria e viaggio in treno Shatabdi Express per Jhansi (2 ore e mezzo). All’arrivo proseguimento in pullman per la città-fantasma di Orchha (18 km). Nel 1600 fu capitale dello stato fondato dal principe Bir Singh Deo. Oggi del suo prestigioso passato restano palazzi decorati da affreschi, numerosi edifici divorati dalla vegetazione e chiostri leggiadri. Proseguimento per Khajuraho, dove l’arrivo è previsto in serata.

Pranzo in ristorante. Cena e pernottamento in Hotel.

 

 

Mattinata di visite ai complessi templari costruiti dalla dinastia Chandela tra il 950 e il 1050. Prima di cadere nell’ombra a causa dei musulmani, i Chandela ornarono Khajuraho di templi che combinano l’eleganza dell’architettura con la grazia delle sculture. Sono proprio queste sculture, in particolare quelle a soggetto erotico, che hanno reso famosa la città.

L’insieme dei templi da visitare è diviso in due blocchi a pochi chilometri l’uno dall’altro. Il settore orientale, quello dei templi jainisti è molto bello ma ha parti molto rimaneggiate invece il settore occidentale è incredibilmente autentico e ben curato.

A fine mattinata trasferimento in aeroporto per prendere il volo diretto a Varanasi (un’ora di volo). Arrivo e sistemazione in Hotel.

Al tramonto si assisterà alla cerimonia dell’Aarti sulle rive del Gange: i sacerdoti al suono di cimbali innalzano canti agli dei e la folla di pellegrini offre alle sacre acque del fiume una miriade di lumini ad olio.

Pranzo al sacco, cena e pernottamento in hotel.

 

Si profila un’interessantissima giornata nell’area di Varanasi. Si comincia molto presto, prima dell’alba, per recarsi ad assistere, dalla barca, al risveglio delle acque. Le abluzioni dei pellegrini ai piedi dei palazzi storici affacciati al fiume, le prime luci del mattino, il sorgere del sole sulle brume dell’acqua ed infine il brillare dei fuochi delle pire di cremazione sulle piattaforme dei ghat Manikarnika. Al termine della navigazione si continua tra le viuzze vecchie verso il “Tempio D’Oro”, il tempio più sacro di Varanasi. L’accesso all’area sacra è vietato a coloro che non siano di religione indù, ma la camminata e l’approccio al tempio nel cuore del quartiere vecchio, è già interessante perché vuol dire addentrarsi in uno spaccato della cittadina.

(In loco si deciderà cosa fare, visti i rigidi controlli e il fatto che non si possa accedere nel tempio).

Passeremo attraverso il campus universitario, il più grande dell’intero Paese e arriveremo al Tempio della dea Durga, rosso come il colore dei sari delle donne indù nei giorni di festa.

Visiteremo il tempio dedicato alla “Madre India”, Bharat Mata, così chiamato perché all’interno dell’edificio, risalente all’inizio del XX secolo, è stata realizzata una mappa in marmo dell’India.

Andremo anche a Sarnath distante una decina di chilometri, apprezzabile essenzialmente dal punto di vista storico.

Sarnath è uno dei luoghi più importanti in India per il pellegrinaggio dei buddisti. La storia secolare di questo sito ci riporta a più di duemila anni fa, nel VI secolo A.C. durante la vita del fondatore della religione buddista. Questo momento del nostro viaggio in India apre la porta su un altro ampio scenario religioso, quello buddista, che accanto al fenomeno dell’induismo e a quello Jainista ha forgiato il pensiero, lo stile di vita e la creatività del mondo indiano antico.

Pranzo e cena in Hotel.

 

Secondo le condizioni che riscontreremo, decideremo se trascorrere a Varanasi tutta la mattinata e come impegnare il tempo a disposizione. Se si sono concluse le visite previste si avrà tempo libero per tornare in luoghi già visti, scoprirne nuovi suggeriti da guida e accompagnatore, acquisti, relax in hotel, pratiche ayurvediche, massaggi…oppure andare ancora sulle rive del Gange per approfondire il rapporto che hanno i locali con le acque sacre, osservando ancora uomini e donne sui ghat.

I ghat sono il centro della vita non solo spirituale specie di questa città. Ve ne sono tantissimi che sbucano dai vicoli di Varanasi, per arrivare sino alle non chiare e fresche ma sacre acque sulla sponda occidentale del Gange. Si trovano tra i punti di confluenza del Varuna, che incontra il Gange a nord, e del più piccolo Asi che si getta a sud.

Riti funebri, offerte, abluzioni, semplice bucato, preghiere, cataste di legna pronte per essere date alle fiamme, corpi coperti di sari in attesa vicino l’acqua, intoccabili che svolgono il lavoro più ingrato di accudire i cadaveri lavarli e pulire dai resti le piattaforme su cui bruciano legna e corpi, gente che fa yoga, altri che si fanno massaggiare, mendicanti, templi di varie dimensioni e ritualità religiose, piccoli cortei funebri che si arrestano al limitare dell’acqua osservando i corpi dei loro cari che vengono immersi nella Grande Madre per la purificazione finale, facciate di palazzi nobiliari anche in rovina, barelle che trasportano cadaveri coperti da veli coloratissimi, odori, grandi cumuli di diverso legname per poterne scegliere la qualità in base alle risorse economiche e bilance per pesarne la quantità opportuna a ridurre un corpo in cenere, fotografi spesso invadenti, olezzi, gente che guarda con interesse le cremazioni e altri che proprio accanto si fanno lo shampoo o lavano i denti...

(Associamo aspetti tanto contrastanti, come si presentano nella loro quotidianità).

Giorno e notte, all’alba e al tramonto, sempre, qualcuno veglia dorme muore spera di abbandonare definitivamente questa “valle di lacrime”.

La città è il cuore, ma anche l’anima e il corpo, la materialità e l’acqua di tutto l’universo indù, e camminare tra i ghat, non necessariamente fotografando, è un’esperienza.

È un viaggio tra le gestualità quotidiane e riti di chi vi si rechi per pulire gli indumenti o mondarsi dai peccati, cercando la morte a contatto con quel liquido che facilita la “moksha”, la fine del “samsara”.

 

Dopo il pranzo in hotel, (o leggero lunch box lungo la strada, secondo il programma che lì definiremo) partenza per Allahabad dove arriveremo in serata.

 

E’ l’occasione in cui sarà inutile chiedere all’autista a che ora il nostro bus ci porterà a destinazione. Per avere una risposta attendibile bisognerebbe chiederlo a tutti quelli, crediamo tantissimi, che andranno nella nostra stessa direzione.

Solitamente, è possibile percorrere i 135 Km in 3 o 4 ore ma, considerata la concomitanza con l’evento, si presuppone un traffico assai intenso, che potrà rendere necessarie più ore del previsto. (In ogni caso, anche in assenza di condizioni straordinarie come questa, il traffico in India è sempre assai intenso, come si desume anche dal fatto che normalmente occorrano circa 4 ore per meno di 140 km).

Letture, le parole della nostra guida e accompagnatore, musica nelle orecchie, qualche momento sonnacchioso, osservare ciò che proiettano fuori del finestrino, molta pazienza, consentiranno di arrivare. Prima o poi. L’unico aspetto certo è che ritardi e eccessi di traffico faranno parte del nostro itinerario.

Si va decisamente verso ovest, percorrendo la AH1, a meno che le condizioni riscontrabili quel giorno non consiglino altro itinerario.

Giunti ad Allahabad, il bus si avvicinerà il più possibile al campo tendato, anche se occorrerà camminare per arrivarvi e la distanza da percorrere a piedi dipenderà dalle condizioni di traffico presenti in loco. Sarà un utile allenamento per i giorni successivi. Infatti, la presenza di tante migliaia di persone non consente il transito di auto, e gli spostamenti in andata e ritorno dal campo sino ai luoghi in cui si svolgono le ritualità  sono previsti a piedi, con percorrenze che possono essere anche di un’ora circa.

 

Stiamo tre giorni in un campo tendato e consumiamo i pasti in una tenda-ristorante a disposizione solo dei nostri gruppi, fruendo di tende   con più ambienti, veri letti, lenzuola, coperte, bagno privato, doccia, veranda, elettricità…

Qui incontriamo gli altri gruppi giunti con itinerari diversi. Ovviamente, ognuno continua ad avere autonomia nella gestione delle giornate, tranne i momenti dei pasti, anche nelle ore non dedicate al Kumbh Mela. Vi sono, infatti, aspetti di Allahabad da conoscere durante l’eventuale tempo non riservato alle ritualità.

La città sacra è schematicamente caratterizzata dal più recente Civil Lines, un quartiere con viali, edifici anche coloniali, ristoranti e negozi moderni, e dalla città vecchia, Chowk, di cui segnaliamo alcuni punti di interesse.

Il massiccio Forte di Akbar, costruito dall’omonimo imperatore  della dinastia moghul nel XVI secolo sulle rive dello Yamuna, è interdetto al pubblico essendo sede militare. Solo il Patalpuiru Temple è a volte accessibile. L’Anand Bhavan e lo Swara Bhavan, richiamano invece memorie della potente famiglia Nehru. Il Khusru Bagh, un parco con edifici e tombe del periodo moghul legate alla storia del Taj Mahal.

Sono tutti luoghi e architetture nella zona a nord dello Yamuna.

 

Pranzo in hotel a Varanasi o, secondo ciò che riscontreremo lì, leggero lunch box. 

Cena al campo di Allahabad. (Solo piatti vegetariani e divieto di alcolici).

 

Esempi di interni ed esterni delle nostre tende nell’ultimo Kumbh Mela. Ad Allahabad saranno simili

 

 

 

Il possesso del Nettare dell’Immortalità, in sanscrito Amrita, fu motivo di lotta fra le forze del bene e del male, dei e demoni, durata dodici giorni e dodici notti.  Durante lo scontro, dalla Kumbh (urna o coppa) contenente l’Amrita, si dispersero a terra quattro gocce del nettare nei luoghi dove sono sorte le città sacre di Allahabad, Haridwar, Ujjain e Nasik. Qui si svolgono periodicamente feste religiose, Mela, assai partecipate. Ad Allahabad, in particolare, oltre ad altre ricorrenze, ogni sei anni si assiste al raduno di milioni di fedeli per la grande “Festa dell’urna”, in sanscrito Kumbh Mela. I dodici giorni divini di guerra tra dei e demoni corrispondono a dodici anni per gli umani. Sei anni sono la metà di dodici.

Ardh, in sanscrito, indica metà. Per questo ogni sei anni l’incontro religioso è chiamato “Ardh Kumbh Mela”, “Festa di medio termine dell’Urna”.

 

Allahabad è perennemente meta di fedeli che riempiono templi ashram dharamsala centri per la medicina ayurvedica e ghat. Il più famoso ricercato venerato è il Sangam il punto esatto dove, secondo la tradizione, sarebbe caduta una delle quattro gocce.

In questa zona il Gange viene alimentato nella sua portata, ma soprattutto nella sacralità, dalla confluenza dello Yamuna. È proprio da questo connubio tra due dei più venerati fiumi, in assoluto, che nasce il desiderio dei fedeli di accostarsi alle acque perché forniscono le condizioni più propizie per liberarsi dalla condanna delle inesauribili reincarnazioni. Se a questi due corsi d’acqua con cui ci si può rapportare fisicamente, si aggiunge la presenza di un terzo mitico fiume sotterraneo invisibile, il Saraswati, quello dell’Illuminazione, si capisce perché tanti milioni di persone si assembrino continuamente ad Allahabad. Ogni giorno, ogni stagione, ogni anno affollano i ghat non solo all’ora del Ganga Aarti, per immergersi nelle sue torbide acque con fede, per ricevere la benedizione dalla triade induista.

All’imbrunire, sempre, anche qui si celebra il Ganga Aarti, con immersioni e offerte di candele disposte su grandi foglie che galleggiano e seguono la corrente del fiume mentre il sole scende, campanelli rintoccano, si accendono torce, il profumo d’incenso si spande assieme al vocio di preghiere… una cornice idilliaca in un quadro comunque di aspettative “per amore o paura”.

L’acqua del Gange, è limacciosa, a tratti nerastra, appena schiarita da quelle più limpide, ma non per questo più sacre, dello Yamuna.

Vi galleggiano impurità, ma trasporta soprattutto passioni, speranza, ritualità, illusioni.

Una mano, tante mani di uomo o donna, tozze, dita grandi, pelle rugosa o tesa, quasi trasparente, vene sporgenti, affidano all’acqua foglie sagomate a mo’ di barchette che contengono fiori e fiammelle, per farle arrivare dove la corrente deciderà.

La speranza è che il fluire della Madre Gange porti le offerte il più lontano possibile.

Noi abbiamo deciso di fare un viaggio sin qui per seguire con gli occhi quelle fiammelle, assai numerose, infinite in occasione dell’Ardh Kumbh Mela. Coglieremo per lo meno un frammento di quella spiritualità che spinge tutti quegli uomini ad aggrapparsi al Cielo e immergersi nell’Acqua Sacra per sopravvivere su questa Terra dove, per definizione, l’esistenza è sofferenza, anelando la grazia della moksha.

 

È passato assai più di un secolo da quando Mark Twain assiste a un Kumbh Mela, e resta così colpito da tale convegno d’anime e corpi, da dire che “è meraviglioso che una fede come quella riesca a riunire moltitudini di forti e fragili… sopportando le difficoltà che ne derivano senza esitazioni”, ma non sa se lo facciano “per amore o per paura”.

Anche noi faremo considerazioni simili e, pur non comprendendo bene le motivazioni che spingono qui tanti uomini, pure per noi “tutto sarà oltre l’immaginazione”.

Per questi viaggi di “Rendez Vous”, tra le tante possibili facce dell’India noi vi proponiamo di venire nel luogo che ne mostra moltissime. Ogni sei anni l’area di Allahabad per alcune settimane accoglie milioni di fedeli, che superano divisioni di casta, filoni religiosi del vasto panorama induista, aree di provenienza.

Il cuore dei vari itinerari sarà l’Ardh Kumbh Mela. Non è solo occasione di approfondimento per chi già conosca il Subcontinente Indiano. È la possibilità di assistere a un incontro religioso assai particolare e visitare altre località degne del nostro interesse.

Sottolineiamo ancora che per avvicinarsi e non essere solo spettatori esterni e distanti da quanto accade, pernottiamo in un campo nell’area al centro degli eventi.

Tra il 3 e 4 febbraio si svolgono i momenti più importanti e partecipati, con processioni, bagni e ritualità che coinvolgono i fedeli giorno e notte. Avremo modo di assorbire quelle atmosfere per entrare un poco nell’intimo vero dell’India che accosta i propri dei e le loro rappresentazioni terrestri, e approfondire filosofie e ritualità di tale pezzo di mondo. E, forse, riusciremo a capire qualcosa di più su akharas shivaiti e vishnuiti, naga baba e puje e altro di quanto riempia l’immenso mondo gassoso dell’induismo.

 

Ad Allahabad, poco ad ovest di Varanasi, dove il Gange basso e limaccioso riceve le acque più limpide dello Yamuna e quelle meno visibili del fiume sotterraneo dell’Illuminazione, assistiamo all’arrivo di fedeli e sadhu, yogi e maghi, danzatori e asceti, auto e camion, animali e biciclette, pellegrini e risciò, corpi colorati, uomini vestiti di cielo e altri anch’essi più o meno nudi, ipnotizzati, mendicanti, vacche sacre e ricchi uomini, risciò, autobus e malati…

Qui si fondono, confondono, quasi si compenetrano sino ad avvicinarsi all’acqua che redime.

Tutto ciò, uomini, animali e cose che sembrano in moto perpetuo, sempre, giorno e notte, ad Allahabad, in vicinanza dei liquidi sacri, pare che vadano più piano. Le atmosfere che normalmente si vivono in India, che la fanno apparire un fiume in piena, sul fiume vero, quello della Madre Gange, perdono velocità e violenza emotiva, quasi frenate dalla particolare sacralità dell’Ardh Kumbh Mela.

Ma, forse, è proprio Gangadhara, Shiva nelle vesti di colui che porta il Gange, parola non a caso suadente e musicale, a far si che sul Gange l’India si rilassi e della sua carica emotiva si viva un eco più pacato.

Sulle rive, in realtà affollate ammassate pressate caotiche, tutto sembra più dolce e si trova persino la fantasia per sentire l’odore di incenso offerto dai fedeli.

E, pur non esistendo una sola India, quella fecondata dal Gange in quest'occasione, ci appiccica addosso un briciolo di emozione in più di quella che si può assorbire in altri pezzi di mondo e in altre regioni della stessa India.

Perché Allahabad non è uno dei tanti posti in cui gli indiani trovino sacralità.

Qui, si accavallano vocii e immagini, colori e suoni, parole e urla, odori e preghiere, disperazioni e speranze, richieste e rassegnazione, invocazioni e delusioni. Tutto ciò lo avremo negli occhi naso e orecchie, e ci sbatterà addosso, senza mediazioni, i diversi volti di un Paese che, per quanto si frequenti, non consente mai di dire che lo si conosca.

Infatti, per esemplificare, in India qual è il punto di equilibrio individuale, sociale, etico tra il valore della vacca e dell’uomo? Molto difficile per noi individuarlo. A meno di non scoprire che il loro punto di equilibrio stia proprio in ciò che non condividiamo o, a volte, semplicemente non capiamo.

Grandiosa, coinvolgente, eccessiva, gioiosa, caotica, spirituale, incomprensibile, folgorante, ascetica, dolorosa, formicolante, fotogenica, interessante, strumentale, folcloristica, rinunciataria, oppiacea, liberatoria, consolatoria… la scena dell’Ardh Kumbh Mela che attraverseremo, non solo come spettatori che guardano da lontano con un potente tele, ci si offrirà così.

Ricca e contraddittoria.

Lontana da ogni sfumatura di banalità.

Ci sono esperienze che si presentano solo in alcuni luoghi e non frequentemente. Ci sono pochi momenti di esistenza terrena e spirituale che si mescolino in modo così vero trascendentale scenico ed eclatante come nell’Ardh Kumbh Mela.

È una sintesi di quella perenne e onnipresente aspirazione alla spiritualità connessa a teorie e pratiche sconosciute al cristianesimo e più in generale alla morale, alla filosofia e cultura occidentale che tendono a separare nettamente il sacro dal profano, la terra dal cielo, il godimento dalla sofferenza, la vita dalla morte.

Ovviamente anche qui tale palcoscenico di vita reale è pieno di quelle comparse che mostrano anche il folclore di queste forme di religiosità. Venditori di benedizioni e asceti a pagamento, impostori e semplici fumatori di hashish a buon mercato, tardo hippy e figure colorate con tariffe prestabilite per ogni clic, che si mescolano a moltitudini di pellegrini speranzosi e veri uomini di fede, tuttavia nulla tolgono al valore del luogo e dell’evento.

Qui tutto sembra possibile. Il miracolo, la liberazione, non è più occasione straordinaria riservata a pochi, ma quotidianità accessibile a tutti, effetto del carattere popolare, forte e gassoso, universale dell’induismo, capace di coinvolgere in maniera attiva da millenni una moltitudine infinita di indiani.

Ma, pure curiosi e sensibili viaggiatori, che giungono sino a Allahabad armati non solo di macchine fotografiche ma pure dal desiderio di capire, almeno un po’.

 

I due giorni sono dedicati ad assistere a eventi di cui non si può dettagliare il programma perché legati a variabili rituali e organizzative non sempre note, o non note in anticipo. (Sembrerà strano, ma anche in queste occasioni intervengono aspetti che influenzano modalità dei riti e la presenza stessa di numeri più o meno consistenti di fedeli, legati alle diverse organizzazioni e filoni religiosi).

Purana, Sole, Luna, Brahma, Shiva, Vishnu, Devi, Asura, Amrita, Gange, Acquario, credenze tradizionali, allineamenti di astri, saggi cui è demandato il compito di individuare date propizie…

Tutto ciò concorre a complicare, nel senso di arricchire, eventi mai scontati nelle manifestazioni delle forme di fede e nelle loro sequenze temporali. Ma, proprio questo permette che milioni di uomini e donne, speranzosi, sconcertati, penitenti, si mescolino in ritualità individuali e di gruppo per creare la più incredibile, ma vera, scena di immensa eccessiva umana magnifica follia.

E anche a noi, pur non essendo scontato che si diventi diversi dopo aver respirato sotto il cielo indiano, sarà concessa una sentita esperienza, forse non solo visiva.

 

Dopo la colazione al campo, riprendiamo il bus per rientrare a Varanasi. (La durata della percorrenza dovrebbe essere più breve di quella dell’andata, ma per prudenza partiremo presto, in relazione al presunto andamento del traffico).

Pranzo durante il trasferimento (in ristorante locale/leggero lunch box).

Volo da Varanasi a Delhi (durata circa un’ora e mezza).

Per non rendere la parte finale del viaggio particolarmente intensa e faticosa, abbiamo previsto di fruire di un Hotel a Delhi vicino all’aeroporto fino al momento del trasferimento per il volo che ci porta prima a Monaco e poi a Milano.

Cena in Hotel. Pernottamento a bordo.

 

Al mattino arrivo a Monaco. Cambio di aeromobile e proseguimento per Milano Malpensa.

 

APPROFONDIMENTI DI VIAGGIO

 Per questioni operative o di forza maggiore l’itinerario e i luoghi di pernottamento potrebbero subire variazioni, pur lasciando sostanzialmente invariata la qualità del programma e dei servizi. I voli interni possono essere soggetti a ritardi o cancellazioni.Nel programma non indichiamo dettagli circa gli eventi religiosi più o meno eclatanti e partecipati ad Allahabad, perchè non sono prevedibili con esattezza. Questi sono infatti legati a molte variabili religiose e tecniche che - CONTINUA -

NATIONAL GEOGRAPHIC DIFFERENCE

  • Ad accompagnare il gruppo c’è un Esperto Kel 12
  • Il viaggio prevede una sosta di tre giorni ad Allahabad per assistere alle celebrazioni del Kumbh Mela
  • Ad Allahabad si dorme in tende di lusso in “stile indiano”,  allestite in un’area riservata Kel 12, dotate di tutti i comfort

ESPERTI

  

MARCO RESTELLI

  • Dal 24  gennaio  2019 al 6  febbraio  2019

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