ESTATE TRA CIELO E TERRA, PER VIE D’ACQUA

CAMBOGIA VIETNAM

icona orologio 17 GIORNI
minimo 10 massimo 16 partecipanti
icona valigia PARTENZE:
Sistemazioni
Land Expeditions - Viaggi con Esperto

Giungla, fiumi, spiagge, città coloniali, pagode. E i resti di antiche civiltà. Dagli infiniti isolotti nella Baia di Halong alle architetture di Hue, dal Delta del Mekong con i suoi villaggi e i mercati, fino a Phnom Penh e ai templi di Angkor: questo insolito itinerario mescola lunghi tratti in barca, riservata in esclusiva, a spostamenti con bus privati. Un viaggio disegnato per scoprire il meglio di Vietnam e Cambogia, viaggiando però con ritmi lenti. Che lasciano tempo - continua -

A PARTIRE DA: 4.950 €


ITINERARIO

Partenza dall’Italia per Hanoi con voli di linea via Francoforte.  Pernottamento a bordo.

 

Arrivo nella capitale vietnamita alle 6 del mattino, disbrigo delle formalità per entrata nel paese, trasferimento in hotel e sistemazione.

 (Normalmente le stanze sono a disposizione a partire dalle ore 14.00, per il gruppo Kel 12 abbiamo predisposto l’occupazione immediata delle camere).

I due pernottamenti ad Hanoi consentono di gestire il tempo a disposizione senza particolare fretta. Durante la nostra permanenza avremo modo di apprezzare gli aspetti più rappresentativi di una città che racchiude e fa emergere le caratteristiche generali del Vietnam, con particolare riferimento alle regioni dell’ex Vietnam del Nord.

Per decenni, anche dopo l’unificazione del Paese, ha resistito alle aperture verso l’Occidente per timore che l’impatto potesse stravolgere il volto tradizionale della città. Ma già dagli anni ’90 ha iniziato con cautela ad aprirsi riuscendo anche a preservare il suo carattere coloniale. La “Città del Drago che si alza in volo”, così veniva anticamente definita Hanoi, è stata in grado di mantenere la sostanza della propria storia nonostante le devastazioni dei bombardamenti statunitensi e gli interventi del “realismo socialista” di derivazione sovietica. Ancora oggi si presenta come “città della grazia” con un centro ricco anche di contaminazioni tra “elementi parigini” e asiatici. Le ruspe non hanno sino ad ora avuto la meglio e l’antico Quartiere Vecchio continua ad essere una piacevole e brulicante oasi di tradizione. Ben rende l’idea di una città che conserva il meglio del passato perché capace di aprirsi al nuovo senza eccessi, come invece succede per esempio nella amata-odiata Cina.

Inizio delle visite nel Quartiere Vecchio le 36 corporazioni che nel XIII secolo vi si trasferirono individuando per ogni strada una diversa attività commerciale, hanno lasciato sino ad oggi il segno nella via degli argentieri, in quella dei pesi, del bambù, della seta, incenso... Oramai la denominazione stradale non rispecchia più le tradizioni della attività che si svolgevano, ma in ogni caso nell’intricato sistema di viuzze caratterizzato dalla presenza delle “case galleria” o “sogliole” sarà piacevole introdursi a bordo dei tradizionali risciò a pedali.

Al centro della capitale si trova il lago Hoan Kiem cui è legata la leggenda della spada restituita che costituisce uno degli episodi narrati nella rappresentazione delle marionette d’acqua (che non mancheremmo di assistere l’indomani a questo spettacolo unico nel suo genere). Infine visiteremo il Tempio di Ngoc son posto su una piccola isola del lago.

Pranzo e cena in hotel. (Set menù)


 

L’area in cui sorge Hanoi è popolata da millenni. Diviene capitale nel 1010 e solo nel 1802 vede sminuito il suo ruolo, quando il fondatore della dinastia Nguyen sceglie Huè come nuova sede del governo nazionale. Nel corso del tempo assume vari nomi tra i quali quello di Dong Kinh, che gli europei trasformano in Tonchino, termine con cui sarà poi indicata la parte nord del Vietnam. Ritorna ad essere capitale dell’Indocina Francese dal 1902 al 1953.

E’ un luogo non banale da vivere, con un’atmosfera certo orientale ma con tratti coloniali “francesi”. E’ caratterizzato dalla presenza di numerosi laghi e dal Fiume Rosso che la attraversa interamente.

Tutta la giornata è dedicata alla visita dei più classici luoghi della capitale Vietnamita, andremo nella piazza che ospita il mausoleo di Ho Chi Min per osservarne dall’esterno le strutture celebrative tipiche del realismo socialista. Avremo anche modo di recarci presso la palafitta dello “zio Ho”, le pagode Una Sola Colonna degli inizi del XI secolo, Quanh Tanh e Tran Quoc, oltre che nel Tempio della Letteratura, il lago dell’Ovest.

La giornata si conclude con circa un’ora di sogni con lo spettacolo delle marionette sull’acqua: uno spettacolo unico al mondo dove gli attori sono delle marionette in lego tratte da leggende popolari.

Pranzo in ristorante locale “Wild Rice Restaurant” (set menù)

Cena presso il “Brother Cafè Restaurant” (buffet)

 

*Per il pernottamento in barca del giorno successivo è bene approntare un piccolo bagaglio a mano in cui mettere il necessario per la giornata che si trascorre nella Baia di Halong. La valigia, che resta nel nostro bus, sarà di nuovo fruibile all’arrivo nell’hotel di Huè. In questo modo si evita il laborioso trasbordo di pesanti bagagli. (Può trattarsi di una piccola sacca, lo stesso bagaglio a mano che usiamo quotidianamente o altro, secondo le diverse personali esigenze).

Sulla barca è sufficiente un abbigliamento molto pratico che includa anche un costume da bagno.

 

Colazione e partenza per la Baia di Halong che dista circa 165 km percorribili in poco più di 3 ore. All’arrivo, sistemazione nelle cabine e inizio della navigazione.

Nel corso del nostro girovagare prima del tramonto cominceremo ad apprezzare un luogo che per molti costituisce il motivo principale di un viaggio in Vietnam. C’è addirittura chi viene in questo Paese solo per navigare nella baia. Indichiamo le attività previste nelle due giornate, precisando che il programma di massima ora previsto potrebbe subire delle variazioni anche in relazione alle condizioni specifiche del mare. In ogni caso le attività andranno concordate con il capitano. Intorno alle 12 si arriva al molo per imbarcarsi. Drink di benvenuto, assegnazione delle cabine e pranzo a base di pesce fresco. (Gli amanti del pesce, normalmente, hanno modo di non rimpiangere la cucina italiana, cosa rara all’estero).

Sarà un’esperienza rilassante e piacevole che sembrerà troppo breve. Il tempo scorrerà veloce navigando tra le migliaia d'isolotti di ogni forma e colore che punteggiano il golfo.

La Baia di Halong, (il termine indica il posto dove “il drago s'inabissa nelle acque”), è certo il luogo del Vietnam in cui la natura si manifesta nel modo più eclatante, per questo abbiamo scelto di non limitare la nostra permanenza ad una visita di alcune ore, come normalmente avviene, ma di trascorrervi un intero giorno e di passarvi anche la notte. La barca che abbiamo a nostra completa disposizione della compagnia Halong Junk, ci permette il modo migliore di rapportarsi non invasivamente con un luogo tanto straordinario. Ha dimensioni ottimali per sfiorare le fantasiose formazioni rocciose. Si tratta di una giunca in legno, senza particolari pretese, costruita secondo lo stile tradizionale del posto e con vela ad “ala di pipistrello”. Le cabine, pur piccolo ed essenziali, dispongono di bagno privato e aria condizionata.

Celebrato anche dal film “Indocina” di Régis Wargnier con una splendida Deneuve, la Baia di Halong è dal 1994 inserita dall’UNESCO tra i siti dichiarati Patrimonio dell’Umanità.

(E’ un elenco che comprende circa 900 luoghi nel mondo. Con 47 siti l’Italia vanta il maggior numero di presenze. Seguono Spagna e Cina).

Nel corso del nostro girovagare sino a poco prima del tramonto, sosteremo e osserveremo i ghirigori rocciosi conditi da non sempre adeguate luci.

Lo svolgimento reale del programma, come detto, dovrà ovviamente essere compatibile con le condizioni specifiche ambientali e meteorologiche.

Sosta per il pernottamento. 

Pranzo e cena in barca. (Set menù)

 

Dopo la colazione prosegue il “passeggiare” tra i dentoni rocciosi. Anche durante questa parte della mattinata il nostro unico impegno sarà l’andare lento tra gli angoli più scenici della baia. In mattinata arriverà il momento in cui sarà necessario lasciare la barca. Normalmente si sbarca verso le 11 e si ritorna ad Hanoi per prendere il volo diretto a Danang o Hue (centro Vietnam).

Se non avremo già avuto modo di fermarci durante il viaggio di andata, (sarebbe comunque opportuno averlo già fatto), effettueremo una sosta pure in un grande laboratorio in cui producono e vendono prodotti artigianali, alcuni di qualche pregio. Normalmente, come sa chi ci conosce, non indichiamo mai negozi in cui recarsi per acquisti. Tranne in casi come questo. Qui, infatti, i prodotti sono realizzati da persone che portano addosso il disagio di una natura che con loro non è stata particolarmente benigna. Può essere una buona occasione per unire utile e dilettevole. 

Arrivo in serata a Hoi An. La tarda ora di cena è subordinata all’orario del volo di linea per il centro del Vietnam ed al successivo trasferimento via terra a Hoi An.

Sottolineiamo che i voli interni, pur essendo già stati prenotati e confermati possono essere soggetti a cambiamenti di orario anche senza preavviso. Ciò potrebbe comportare gli opportuni cambiamenti nel programma ora indicato.

Pranzo, prima del solito, con brunch in barca. (Set menù).

Cena, in hotel ad Hoi An (Set menù). (La cena potrà essere consumata a Danang se si prevede un’ora di arrivo in hotel non compatible con l’apertura del suo ristorante).

La prima parte di questa intensa giornata è dedicata a raggiungere e visitare un altro luogo dal 1999 inserito nell’elenco Patrimonio dell’Umanità UNESCO.

My Son è il più importante centro archeologico di tutto il Vietnam, a circa 35 km da Hoi An. Non presenta certo caratteristiche eclatanti come altri siti orientali, né sono possibili confronti con ciò che offre Angkor, ma i resti dei santuari con le tipiche torri d’influenza indiana e il luogo naturale in cui è stato realizzato, ne fanno motivo d'interessante escursione soprattutto per il significato storico della cultura champa, che qui è ben rappresentata. (Essenzialmente per questo ha avuto dall’UNESCO l’inclusione tra i Patrimoni dell’Umanità). Si tratta di una cultura sviluppatasi dal II al XV secolo con forte capacità di penetrazione sino al sud dell’attuale Vietnam, ed in grado di contendere il dominio della regione ai più famosi khmer di Angkor, che furono dai Cham sconfitti nel XII secolo.

Le circa 20 piccole strutture ancora in piedi fanno parte di un complesso risalente dal IV al XIII secolo. I lavori di conservazione e restauro sono in corso anche se con interruzioni, e pare che sino ad ora siano riusciti a scongiurare “il pericolo giapponese”.

Rientro ad Hoi An. Dopo il pranzo che può svolgersi ad ora tarda, percorriamo a piedi il centro storico di questa cittadina le cui caratteristiche ne fanno una delle località che meglio ha conservato la fisionomia del passato in tutto il Vietnam. Dal 1999 è Patrimonio UNESCO. Fu un importante porto meta di navi portoghesi, olandesi, cinesi e giapponesi specie dal XVII al XIX secolo, e la zona è certamente abitata e sede mercantile a partire già dal II secolo. Molti edifici in legno rappresentano bene le peculiarità delle architetture tradizionali domestiche. Alcuni risalgono a due secoli fa e il loro ottimo stato è dovuto agli interventi conservativi cui sono periodicamente sottoposti. Osserveremo il Ponte Coperto Giapponese, la casa tradizionale di un mercante locale, (i cui inquilini attuali non disdegnano di offrire tè prima di passare alle vendite), entreremo in una pagoda…

L’aspetto che più colpisce di Hoi An è l’atmosfera che apprezzeremo camminando lungo le stradine, alcune delle quali chiuse al traffico e con innumerevoli negozi.

Da ricordare che qui nel XVII secolo un missionario francese elaborò l’alfabeto che ancor oggi è l’unico di questa regione dell’Asia con caratteri tratti da quelli latini.

Nel pomeriggio, breve escursione in barca lungo il Thu Bon, un’occasione per percorrere un pezzo di fiume che attraversa la tranquilla cittadina e giungere sino ai particolari palmizi d’acqua. (Nulla toglie alla piacevolezza del posto la presenza di un vero finto pescatore che all’avvicinarsi di barche con stranieri, con professionale tempismo, lancia in acqua la sua scenografica rete da pesca).

Il tempo libero che si ricaverà nel secondo pomeriggio potrà essere usato per passeggiare, bere qualcosa in uno dei molti bar ristoranti, fare acquisti…

Pranzo ad Hoi An al “Tam Tam Restaurant”. (Set menù).

Cena ad Home Hoi An resturant. (Set menù)

Prima colazione e trasferimento a Huè utilizzando il traforo che consente di risparmiare notevole tempo. Poco più di 130 Km.

Intensa giornata di visite. (Inseriamo anche un’escursione in barca sino alla Pagoda della Dama Celeste, che normalmente in questo itinerario non è prevista, perciò chiederemo una particolare puntualità ed attenzione ai tempi).

La città diviene capitale della regione meridionale del Vietnam dal 1802, quando la dinastia Nguyen conquista il potere permanendovi in qualche modo sino al 1945. La località, il cui primo insediamento antico coincideva con la cittadella realizzata nel 1687 poco lontano dall’attuale centro urbano, è assai piacevole da visitare per la generale atmosfera di gradevole rilassatezza che sembra emergerne. Forse è per questo che la sua attuale denominazione pare derivi dall’antica espressione “Thanh Hoa”, che significa armonia. Una qualità che pensiamo sia appropriata anche per descrivere l’andare in bicicletta di giovani ragazze dal particolare portamento, accentuato dall’elegante virginale attraente “ao dai”. Del resto l’avvenenza delle donne di Huè è nota in tutto il Paese, e non lascia indifferenti neppure gli italiani che pure sono abituati a forme e rotondità femminili meno inconsistenti.

Di Huè percorreremo in barca un tratto del Fiume dei Profumi sino alla Pagoda della Dama Celeste, poi ci recheremo alla Cittadella e alla tomba imperiale Tu Duc.

Nella prima parte della mattinata giungeremo con circa un’ora di navigazione alla Pagoda della Dama Celeste.

La barca, con immancabili dragoni a prua e altrettanto imprescindibile, graditissima dalle signore, vendita di oggetti d’abbigliamento nella cabina, va controcorrente sul Song Huong (nome locale del fiume) sino alla Thien Mu (denominazione vietnamita della pagoda dedicata alla Dama Celeste).

Si individua da lontano per i suoi 7 piani che le consentono di arrivare ad oltre 20 metri di altezza. Ottagonale, risale alla metà del XIX secolo, ma alcune altre strutture del complesso sacro sono di due secoli più antiche. Santuario, statue, campane, steli rendono interessante la sosta in questo luogo lungo il fiume.

La pagoda negli ultimi decenni è sempre stato un posto in cui si sono concentrate le proteste contro i regimi, prima filoamericani e poi comunisti. Tra l’altro, in un capannone posto sulla sinistra del santuario principale si trova una vecchia “Austin”, famosa per una celebre foto che fece il giro del mondo. L’immagine ritrae il momento drammatico del suicidio di un monaco che si diede fuoco a Saigon per protestare contro il regime sudvietnamita nel 1960. Un’occhiata all’automobile potrà ricordare ai meno giovani atmosfere legate a momenti in cui il Vietnam e la sua guerra hanno coinvolto non pochi.

La realizzazione della Cittadella, la grande architettura racchiusa all’interno di un esteso fossato, inizia nei primissimi anni del XIX secolo. La vasta area comprende la Torre della Bandiera, i Cannoni Sacri, il Recinto Imperiale, oltre a vari palazzi e porte, piccoli specchi d’acqua e residenze, e la Città Purpurea Proibita.

Le Tombe Imperiali non sono semplici sepolture. Alcune di queste, realizzate fuori del centro urbano, sono ammirevoli per proporzioni soluzioni artistiche ed il contesto ambientale in cui sono inserite. Noi ci recheremo al Mausoleo Imperiale Tu Duc, certamente il più armonioso tra i mausolei di Huè.

Pranzo ad Huè nel “Y Thao Restaurant” (Piacevoli le portate, la loro presentazione e il tratto in risciò con cui giungiamo al ristorante dalla Cittadella).

Cena in hotel. (Set menù)

Colazione e trasferimento all’ aeroporto di Hue per il volo di linea VN 1371 delle 08.20 verso  Ho Chi Minh, l'ex Saigon, dove si giunge alle 09.50 (volo e orari soggetti a riconferma).

Appena arrivati iniziamo le visite nell'ex capitale del Sud. La città non presenta particolari attrattive architettoniche perciò saremo in grado di concluderle prima dell’ora di pranzo, che potrebbe essere previsto ad ora più tarda del solito. Quasi tutto il pomeriggio, quindi, è lasciato alla discrezionalità dei partecipanti.

Dall’aeroporto ci recheremo direttamente a Cho Lon il quartiere cinese che ospita la pagoda Thien Hau, la più antica pagoda cinese della città. E’ dedicata alla Dama Celeste protettrice di mercanti e marinai, ed è ancora oggi molto venerata proprio perché legata a queste categorie sociali, specie quella dei mercanti.

Non dimenticheremo di osservare le deliziose raffigurazioni realizzate in alto sui cornicioni all’ingresso e all’interno del tempio, dove non si potrà fare a meno di notare anche gli enormi incensi a spirale offerti dai fedeli alle deità.

Poi andremo nel vecchio quartiere residenziale coloniale con l’Hotel de Ville, l’Opera House, la Cattedrale di Notre Dame, l’ufficio postale in “stile francese”. Un quartiere centrale che conserva molto della presenza francese.

Alla fine della giornata, magari dopo essersi recati a fare acquisti lungo la via Dong Khoi, la vecchia “Rue Catinat” dei francesi, (più volte richiamata ne “L’amante” di Marguerite Duras, nata a Saigon), chi vorrà potrà salire sulla terrazza dell’hotel Rex. Si trova al centro della città nella zona di Dong Koi, ed è certo il più famoso, ma non il migliore, albergo dell’ex capitale del Vietnam del Sud. Qui soggiornavano gerarchi militari USA e giornalisti di tutto il mondo che, dalla sua panoramica terrazza con un gin tonic in mano, seguivano l’evolversi della guerra.

(In quel periodo, su questa stessa terrazza, solevano  amabilmente discutere anche Terzani e Fallaci, quando ancora era lontano il momento in cui il primo avrebbe intrapreso ovattate strade indiane e la seconda mai avrebbe pensato di abbracciare con la propria forte emotività sentimenti di “rabbia e orgoglio”).

Però, la città più grande del Paese rappresenta qualcosa di più della somma dei suoi palazzi, strade, traffico inimmaginabile, intrigo di bici e risciò

E’ la città che ha “perso la guerra ma vinto la pace”. Qui si concentrano molte delle speranze di chi voglia emergere. Qui sono espliciti i tentativi di presentarsi come un’altra delle “tigri d’Asia”, ma sono altrettanto visibili le contraddizioni proprie di un Paese con forti sacche di arretratezza e marginalità sociale. Sopra ogni altra cosa è evidente il fermento, la frenesia, la sbornia dell’attivismo ed arrivismo individuale, spesso senza limiti e valori, nel tentativo di recuperare il tempo perso a causa delle ingerenze esterne e dei freni dell’ideologia massimalista.

In ogni caso la nostra breve full immersion sarà sufficiente a non farcene rimpiangere l’interessante ma caoticissima immagine.

La posizione centralissima del nostro albergo consente di utilizzare nel migliore dei modi il breve soggiorno a Saigon. Varcata l’uscita dell’hotel ci si trova in pieno centro per passeggiate e acquisti.

Pranzo in ristorante locale “Dining Room Restaurant” (Set menù).

Cena in hotel. (buffet).

Giornata più rilassante della precedente, anche se ci alzeremo presto, perché avremo occasione di attraversare in barca villaggi e vie d’acqua del ”mitico Delta del Mekong” dove vivono vietnamiti ma pure cinesi, khmer e cham.

Il Mekong scorre per oltre 4500 chilometri attraverso Cina, Birmania, Laos, Cambogia e Vietnam dove forma l’enorme delta, la cui regione era un tempo parte del dominio khmer. E’ proprio per questo che ancora oggi parte dei cambogiani la ritengono “Cambogia meridionale”. Nel periodo caratterizzato dalla presenza al potere dei Khmer Rossi ci fu il tentativo di annettersi questa zona, che suscitò la reazione del Vietnam da poco unificato. Il conseguente conflitto portò alla sconfitta degli invasori ed innescò la definitiva eclissi del regime di terrore cambogiano. Ora il delta è divenuta un’area ad alta produttività agricola che, dopo la forte crisi dovuta alla collettivizzazione delle attività rurali seguita all’unificazione del ’75, consente al Vietnam di presentarsi nel panorama mondiale come il secondo esportatore al mondo di riso. (Oltre che essere anche, cosa poco nota, il secondo produttore di caffè).

Lasciata Saigon giungiamo in bus sino ad un imbarcadero dove ci aspetta una piccola barca sulla quale, per qualche ora, percorreremo rami del delta attraverso paesini e, forse, mercati galleggianti. In ogni caso incontreremo barche con mercanzie varie, oasi con diverse specie d'uccelli acquatici, passeremo accanto a villaggi dove vivono ancora etnie cham. Nel tardo pomeriggio/serata, dopo aver lasciato la nostra barca e ripreso il bus, giungiamo a Chau Doc a circa 270 chilometri da Ho Chi Min City, una cittadina al confine con la Cambogia posta sulle rive del fiume Bassac.

Pranzo durante l’escursione nel Delta del Mekong.

Cena in hotel.

Inizia oggi un lento avvicinamento alle meraviglie d'Angkor. Vi arriveremo dopo aver visitato altri siti archeologici che preparano alla visione di uno dei luoghi giustamente più presenti tra i desiderata di ogni viaggiatore, ed aver attraversato un territorio con fiumi, laghi e vegetazione che non lasciano indifferenti.

Dopo colazione saliamo su una barca veloce a nostra disposizione, che in circa 4 ore di effettiva navigazione permette di giungere nella capitale cambogiana. E’ questa una delle particolarità del nostro itinerario, un modo diverso dal passato di attraversare le frontiere ed arrivare sino a Phnom Penh. Dopo le soste per il non sempre semplice completamento delle procedure per il visto nel lato vietnamita ed in quello cambogiano, si riprende la navigazione sul Tonlè Bassac verso il nord.

Prevediamo un leggero lunch-box in barca per utilizzare al meglio il tempo disponibile a Phnom Penh.

La nostra barca fa parte della compagnia “Blue Cruiser”. (www.bluecruiser.com).

Le visite di Phnom Penh iniziano subito dopo l’arrivo nella capitale cambogiana. In particolare ci si reca al Museo Nazionale, al Palazzo Reale e alla Pagoda d’Argento. Poi si va in hotel. Tempo libero sino alla cena.

Phnom Penh si sta di recente svegliando da uno stato di “sonnolenza”, (dovuto forse alla necessità di una particolare sofferta “elaborazione del lutto”), che sembra averla colpita dopo gli orrori dei “Khmer Rossi”. Oggi sta tornando ad essere quella piacevolissima città che costituiva uno dei centri coloniali francesi più apprezzabili, per l’estetica e la vivibilità urbana, della penisola indocinese. In ciò è aiutata dal suo essere distesa in una piana in cui convergono 3 fiumi, il Mekong, il Tonlè Sap e il Tonlè Bassàc. I lungofiumi sono le aree più piacevoli per passeggiare e cercare un bar in cui rilassarsi al tramonto o dopo cena.

Le leggende sulla fondazione della città contribuiscono a restituire al luogo quanto le recenti vicende hanno brutalmente imposto nella vita d'ogni cambogiano. Ma la storia vera sulla sua origine è legata al declino di Angkor che determina la necessità da parte dei Khmer di individuare una zona più funzionale di quella in cui sorgeva Angkor, per poter sviluppare i rapporti commerciali con Cina ed Indonesia. Così si amplia il primo nucleo urbano all’inizio del XV secolo.

La presenza francese “plasma” ancora l’aspetto attuale della capitale specie con riferimento al Palazzo Reale, al Nuovo Mercato e al Museo Nazionale. Dopo lo spopolamento forzato operato nel periodo del terrore, quando in città erano rimasti non più di 50.000 abitanti, l’arrivo dei vietnamiti nel ’79 facilita il ritorno alla “normalità”, specie dopo gli anni ’90. Da allora si assiste ad un reale risorgere della capitale con la realizzazione di molte opere pubbliche, e l’inizio di corposi restauri che le stanno ridando vitalità e gradevolezza. Ne costituiscono esplicito segno per il turista che vi giunga via fiume le tante gru che sfondano lo skyline già dalla barca.

Il Palazzo Reale è costituito da alcune strutture che ricordano quello più famoso con sede a Bangkok. Il complesso è formato da vari padiglioni, giardini, sale, viali, torri e pagode la più famosa delle quali è senz’altro quella d’Argento. La denominazione vuole richiamare il materiale prezioso con cui sono realizzate le circa 5.000 mattonelle del pavimento, ognuna delle quali pare pesi un chilo. All’interno sono conservati alcuni oggetti di pregio che consentono di farsi un’idea della grandiosità della civiltà khmer. In particolare si nota la presenza di varie rappresentazioni statuarie del Budda, gioielli e maschere in oro, smeraldi ed altri materiali nobili, che pesano molte decine di chili. Non poteva mancare la presenza del marmo italiano usato per la costruzione dello scalone d’ingresso.

(Ricordiamo che per accedere nel Palazzo Reale è necessario un abbigliamento consono che non preveda ad esempio pantaloncini corti né canottiere e spalle scoperte. Se ne tenga conto al mattino scegliendo vestiti adeguati).

Il Museo Nazionale, un’interessante struttura in mattoni in parte aperta, custodisce la più importante raccolta di sculture khmer del pianeta. Il complesso è reso ancora più interessante dalla sua articolazione in ariosi padiglioni inseriti in un giardino. Statue con influenze induiste che risalgono dal VI secolo, raffigurazioni buddiste, ceramiche e bronzi alcuni dei quali del IV secolo, rendono gradevole una visita che serve da opportuna introduzione ad un viaggio di avvicinamento al mondo khmer. Raramente come in questo museo l’aspetto artistico legato al fenomeno del sincretismo religioso, trova esplicita manifestazione. Qui ha modo di esprimersi visivamente in maniera molto  significativo e accattivante, ciò che ha reso possibile dal punto di vista della teoria e della pratica il connubio tra religiosità buddista ed induista.

Pranzo: leggero lunch-box a bordo della barca per Phnom Penh.

Cena in hotel. (Buffet)

A due terzi del nostro itinerario abbiamo deciso di concederci una sveglia a piacere, mattinata e pranzo liberi in modo che ognuno si organizzi il tempo nel modo più opportuno. Si potrà approfondire la conoscenza della capitale passeggiando sul lungofiume, recandosi al monumento dell’Indipendenza, o semplicemente fruire dei servizi disponibili in hotel per una mattinata di pieno relax.

E’ doveroso ricordare che nella capitale, ed in tutta la Cambogia, le vicende che hanno attratto l’attenzione del mondo per la brutalità con cui alcuni uomini hanno massacrato altri uomini, hanno lasciato tracce non solo negli animi dei  cambogiani superstiti. Vi sono altri segni che consentono di non dimenticare. Tra questi, a Phonm Penh, vi è un edificio tristemente noto per essere stato trasformato da scuola a luogo di detenzione e tortura. Si tratta dell’ex carcere di massima sicurezza S-21 in cui sono stati rinchiusi circa 20.000 cambogiani prima di essere avviati ad un campo di sterminio. Il posto mostra con ruvida verità una parte di ciò che è accaduto durante il regime di Pol Pot. Chi vi si vorrà recare riceverà le opportune indicazioni. Non prevediamo una visita di gruppo perché non tutti quelli che vi si sono recati hanno gradito le crude immagini cui ci si trova di fronte.

Qualsiasi cosa si decida di fare in mattinata, le stanze dell’hotel vanno lasciate alle 12 (condizione comune a tutti gli hotel del viaggio), e la partenza per Battambang è prevista subito dopo. I circa 300 chilometri tra le due località possono essere percorsi in circa 5 ore utilizzando la buona strada che le collega.

L’itinerario consente di attraversare una parte sostanziosa del territorio cambogiano verso nord ovest, e si snoda in un panorama pianeggiante che corre parallelamente prima al Ton Le Sap River e poi all’omonimo lago.

Battambang si trova sulle rive del Sangker River, ed è nota per essere una “piacevole località”. La seconda città in Cambogia per numero d'abitanti, non risulta particolarmente stravolta dallo sviluppo succeduto alla ripresa delle attività economiche e commerciali che hanno fatto seguito alla stasi del periodo dei Khmer Rossi. Se ne apprezzerà “l’atmosfera coloniale” grazie ad alcune strutture realizzate dai francesi che le fornirono un tono “elegante”, ora decadente. Il centro storico degno d'interesse coincide col lungofiume e si può percorrere a piedi.

Compatibilmente col tempo a disposizione, prima o dopo cena, possibilità di passeggiare lungo le rive del fiume, vicino al quale pernottiamo.

Pranzo libero a Phnom Penh e cena a Battambang in hotel. (Set menù)

Occorrono normalmente 8-9 ore di navigazione da Battambang a Siem Riep-Angkor, ma la sua durata reale può essere anche maggiore di quella indicata. Dipende dalle condizioni generali del fiume e del lago e soprattutto dal livello dell’acqua che può limitare molto l’andatura della barca. Ma anche ciò è parte dell’interesse della giornata. La nostra imbarcazione attraversa canali e paludi formate dal Sangker River, in uno scenario di vita fluviale e lacustre in cui si mescolano “piacevolmente” uomini, animali e aspetti della natura locale mai scontati, impossibili da scoprire se non dalla prospettiva permessa dalle vie d’acqua. Case galleggianti, reti da pesca di ogni tipo, bambini, coltivazioni, verde…(E, non di rado, anche quella povertà che neppure la più “romantica”e deformante delle visioni può definire “dignitosa”).

L’imbarcazione di cui disponiamo è veramente assai modesta, ma permette un’escursione che non può mancare se si vuole incontrare la Cambogia. Come nelle altre occasioni di trasferimenti per vie d’acqua, possiamo gestire la barca a nostro piacimento. Prevediamo un leggero lunch-box. Durante il lungo trasferimento si effettua una sola breve sosta, sbarcando su una casa-ristorante-bar galleggiante per consentire all’equipaggio di pranzare. Come detto, le condizioni specifiche del fiume e del lago appurabili solo in loco il giorno del trasferimento, determinano concretamente l’andamento della giornata e l’ora d'arrivo.

Giunti a destinazione si va in hotel con mezzora di bus. Sistemazione nelle stanze. Stiamo ad Angkor quattro notti per avere tempo sufficiente per visite non superficiali anche di templi meno reclamizzati. Nel corso della permanenza ad Angkor, si potrà ricavare il tempo per regalarsi alcune ore di relax tra piscina e massaggi nel nostro resort combinati con una visita al locale mercato e negozi di Siem Riep, alzarsi presto per andare ad attendere l’alba ad Angkor Wat o recarvisi al tramonto, effettuare un “volo” in mongolfiera…

Pranzo in barca con leggero lunch-box.

Cena in hotel. (Set menù)

 

Nota bene: nel caso in cui riscontrassimo in loco condizioni, anche all’ultimo momento, che non garantiscano la sicurezza della navigazione, sarà nostra cura sostituirla con un trasferimento in bus.

 

Questa giornata “impegnativa” è un’altra delle tappe di ulteriore approssimazione al cuore artistico cambogiano. E’ dedicata al sito di Preah Vihear (dal nome della provincia in cui si trova), di età precedente l’era classica di Angkor. Per la sua rilevanza storico-architettonica e la sua posizione ci piace ancora ricordare che dal 2008 è l’unico sito oltre Angkor in Cambogia ad essere Patrimonio UNESCO.

Ci concediamo un “giorno d’avventura” attraversando un territorio poco influenzato dal turismo. Partenza di primo mattino verso il nord sino a ridosso del varco di confine con la Thailandia, che ha spesso cercato di contendere alla Cambogia il possesso dell’importante complesso kmer.

Si percorre un itinerario antico che faceva parte di una ragnatela di “strade reali” fatte realizzare dai regnanti kmer. Le principali erano sette vie lastricate che portavano in luoghi di particolare rilevanza come Preah Vihear o Sambor Prei Kuk.

(Dedichiamo molto spazio alla descrizione di Preah Vihear perché solo da poco tempo questo sito appare sulle guide e Internet).

Su un’altura di quasi 600 metri si trova il complesso religioso che i thailandesi chiamano “Monastero Sacro”. Nel periodo di Angkor era una delle mete di devozione più apprezzate dai pellegrini. La sua realizzazione si attua in diversi periodi, pare dal IX-X secolo, anche se secondo molti studiosi i primi interventi sarebbero certamente anteriori. In ogni caso si tratta di un monumento che pur essendo apprezzabile dal punto di vista architettonico, lo è soprattutto per la sua posizione (la più eclatante tra i siti cambogiani). Rappresenta, assieme a Sambor Prei Kuk, (che includevamo sino a due anni fa al posto di Preah Vihear), la prima fase dello sviluppo dell’arte kmer che solo dopo più di un secolo darà vita ad esempi più noti come il Bayon o l’Angkor Wat.

I templi di Preah Vihear sono una significativa raffigurazione materiale del periodo architettonico iniziale kmer, quando uno dei temi dominanti è la realizzazione di edifici sacri che simboleggino il Monte Meru, la Casa degli Dei, il centro del mondo. L’immaginaria altura religiosa può consistere in una montagna reale o, in assenza, un manufatto artificiale. Ovviamente la presenza di un luogo naturale su cui erigere l’edificio fornisce maggiore importanza al luogo stesso. Anche per questo Preah Vihear già in passato aveva un ruolo assai rilevante per i comuni fedeli ed anche per i regnanti kmer. Ancora oggi i buddisti cambogiani vi riconoscono uno dei più sacri luoghi del Paese. Pure i thailandesi lo apprezzano, tanto che è stato motivo di recente contenzioso anche militare con Phnom Penh. (Di queste tensioni rimangono segni tangibili nella presenza di soldati che presidiano la zona).

Quando è aperta la frontiera i thailandesi vi giungono in numero assai maggiore dei cambogiani perché possono disporre di una migliore viabilità ed un accesso assai facilitato. Nel sito, che sta proprio sul confine in territorio cambogiano, si può restare sorpresi dal constatare il numero di presenze che possono provenire dall’altro lato. In questo periodo, dopo gli ultimi screzi e i successivi accordi con i thailandesi, le autorità cambogiane hanno però deciso di chiudere il posto di frontiera, impedendo così l’accesso dei vicini nel luogo archeologico.

Il primo impatto può non essere sorprendente perché il complesso non si manifesta immediatamente in tutta la sua grandezza. Poi, però, si rimane coinvolti dalla vastità del sito, dalla sua localizzazione (si tratta certamente della più spettacolare posizione fra tutti i siti archeologici della Cambogia), e dall’opportunità che si ha di vederlo così come è stato riscoperto senza particolari interventi che ne abbiamo modificato lo stato originario. (Aspetto, questo, che ha contribuito alla scelta dell’UNESCO di inserimento tra i Patrimoni dell’Umanità).

Il complesso si dipana in forma allungata per circa 800 metri dall’ingresso costituito dallo Scalone Monumentale al Santuario Centrale, che coincide col punto più alto e panoramico del sito. Segue, eccezionalmente, un orientamento da nord a sud invece che est ovest come nella più parte dei templi. Le strutture sono state adattate alla conformazione morfologica del terreno: uno sperone di roccia che ne condiziona la forma. E’ costituito da una serie di edifici, strutture e torri che si susseguono su pedane un poco sempre più alte sino a giungere alla sommità, che coincide appunto col santuario centrale alla fine della spianata, proprio sul bordo meridionale del dirupo.

Portali decorati, gradinate e scaloni monumentali, santuari, torri, gallerie, finestre, qualche cumulo di pietre scarnificate che attendono di essere ricomposte nella loro originaria forma, colonnati, piani rialzati, Naga, cisterne…un insieme di edifici, alcuni ben conservati altri meno, indubbiamente valorizzati dalla posizione.

Da qui la vista non ha limiti sul circostante territorio cambogiano e thailandese, e nelle giornate assai limpide, si dice, possa arrivare sino a far scorgere il profilo di un’altra montagna sacra, Phnom Kulen.

Pare che già alla fine del XII secolo il posto non fosse più molto frequentato e che la vegetazione abbia di lì a poco cominciato ad avvolgere, nascondere, proteggere, stritolare, abbracciare le sacre pietre conservandole sino ai giorni nostri.

*Sino a pochissimi anni fa occorrevano oltre 10 ore per andare e altrettante per tornare da Siem Riep, ed era quindi necessario passare una notte nella zona in situazioni disagiate. Poi sono iniziati lavori di sistemazione di gran parte del percorso. Tre anni fa erano necessarie circa 6 ore di jeep per giungere al sito. Oggi, che la strada è stata quasi tutta resa ben agibile, ne occorrono normalmente anche meno di 4. La distanza totale da Siem al luogo archeologico è di 250 chilometri circa. Pur tortuosa, sino a Anlong Veng, la strada punta decisamente verso il nord per quasi 125 chilometri. Devia poi ad oriente sino a Sra Em, che dista un altro centinaio di chilometri, una località nella provincia di Preah Vihear nella regione delle alture di Dangkrek. Da qui poco più di 25 chilometri portano alla base dell’altura su cui sta il complesso sacro, cui normalmente si accede arrivando quasi sino all’ingresso con gli automezzi.

Pranzo in corso di visite con leggero lunch-box.

Cena in hotel. (Set menù) (L’ora di cena è condizionata dall’escursione).

 

Continuiamo il concreto avvicinamento ad Angkor recandoci a Banteay Srey, il “tempio rosa”. Per la qualità della pietra in cui è stato realizzato nel X secolo, è comunemente considerato in assoluto una delle maggiori preziosità architettoniche ed artistiche cambogiane.

Si trova ad una trentina di chilometri da Siem ed è noto anche come “cittadella delle donne” per la graziosità delle raffigurazioni presenti nel tempio, caratterizzato da un ottimo stato di conservazione e dalla raffinatezza della fattura. Eleganti figure femminili presenti nelle pareti del tempio narrano episodi dell’onnipresente poema classico indiano Ramayana. E’ dedicato a Shiva, ma sono numerose anche le altre le divinità maschili e femminili che ne ornano, ingioiellandole, le strutture.

Il Banteay Samrè (sulla strada per Banteay Srey), risale al XII secolo, è in buono stato di conservazione e si presenta in posizione isolata con un corpo centrale, spazi per biblioteche e atrio. E’ protetto, cosa rara, da una doppia cinta muraria con un fossato centrale.

Durante la giornata prevediamo di recarci anche in uno dei tre siti che hanno reso famosa Angkor. Noi indichiamo l’Angkor Tom, ma potrà esserne inserito un altro  secondo quanto guida e accompagnatore riterranno più razionale per l’ottimizzazione dei tempi).

L’Angkor Thom era una vera e propria città fortificata realizzata tra il XII e XIII secolo. Sembra che nel periodo d’oro nella zona vivesse oltre un milione di persone. L’area era cinta da muro e fossato, chiara rappresentazione architettonica del monte sacro Meru e degli Oceani. Porte monumentali alte oltre 20 metri sono arricchite da proboscidi e grandi statue di divinità e demoni. All’interno vi si trovano edifici quali la “Terrazza del Re Lebbroso”, la “Terrazza degli Elefanti”, ma soprattutto il “Bayon”.

Se la struttura più maestosa di Angkor è l’Angkor Wat, il Bayon rappresenta certamente quella in cui arte e capacità fantastiche degli autori e di chi l’ha commissionata si sono espresse al meglio della creatività. I 216 enormi volti di Avalokitesvara sembrano inseguire con lo sguardo freddo, ma con sorriso più conciliante, il visitatore che in ogni caso rimane assai colpito dalla straordinarietà dell’opera. Le sue 432 labbra con un sorriso appena accennato possono anche richiamare, (non per proporre inconsistenti rapporti ma solo per omogeneità estetiche), quello del monumento di Abu Simbel. Oltre allo straordinario insieme dell’opera, sarà interessante osservare nel dettaglio anche i bassorilievi con oltre 10.000 raffigurazioni. Molte di queste rappresentano scene di vita del XII secolo.

Si dice che sia stata questa la prima struttura che lo scopritore di Angkor, oggi sepolto lungo un fiume in Laos, abbia notato durante un suo girovagare nella foresta. (“E, mentre fischiettava un pezzo della “Traviata”, si sentì osservare dai mille occhi del Bayon”).

Pranzo. Invece che nel solito ristorante cercheremo andare in una “casa privata” che da qualche tempo prepara pasti a richiesta. A volte è possibile , e gradevole).

Cena in hotel. (Set menù)

 

Abbiamo riservato per l’ultimo giorno di permanenza alcuni degli aspetti più noti di Angkor. In questa giornata di visite svolte in gruppo è davvero difficile effettuare una graduatoria tra i monumenti che più possono suscitare l’interesse. (L’ordine delle visite potrà essere invertito per questioni logistiche. La mattinata successiva, secondo il tempo libero prima del volo, ci si potrà dedicare ad approfondimenti individuali degli aspetti che più hanno interessato i partecipanti o andare alla ricerca di nuove occasioni di conoscenza del vastissimo parco archeologico).

Ogni tappa odierna avrebbe diritto ad un’ampia descrizione per sottolinearne le qualità, riconosciute nel 1992 Patrimonio UNESCO. Ci limitiamo ad indicarne alcune delle caratteristiche principali, perché solo la loro visione diretta potrà farcene apprezzare pienamente la godibilità artistica.

Lasciamo quasi alla fine del nostro percorso estetico-storico il Ta Phrom. Rappresenta la più godibile sintesi estetica tra quanto la mano dell’artista e la megalomania del potente, abbiano saputo produrre, e la natura abbia voluto preservare quasi incorporando ciò che riteneva degno di essere conservato e sottratto all’incuria e a volte al dispregio degli uomini. L’esperienza di questa visita è particolare. Molto è stato lasciato così come deve essere apparso a chi per primo ha avuto la costanza, il coraggio, e la fortuna, di ritrovare nel folto della giungla.

In realtà i monumenti afferrati protetti e stritolati dalle radici e rami, il forte contrasto anche cromatico tra le chiare articolazioni arboree e il grigio delle pietre antiche, non sono stati lasciati in balìa della natura. Periodicamente l’opera di sorveglianza e manutenzione del sito evita che boscaglia arbusti siepi e piante varie invadano le aree con gli edifici distruggendoli completamente. Sono invece lasciati indisturbati gli alberi di più rilevante dimensione che ormai hanno trovato casa e coabitano, a volte sorreggendosi vicendevolmente, con le strutture create dall’uomo. Il tutto si presenta in uno stato d'affascinante contaminazione tra natura e cultura.

Se c’è un luogo al mondo che possa immediatamente rappresentare al livello estetico più apprezzabile tale salutare commistione, questo è il Ta Phrom.

Aver lasciato per ultimo l’Angkor Wat è una scelta dettata dall’opportunità di concludere le visite col più grande monumento religioso della terra. Di questo manufatto eccezionale per dimensioni e raffinatezza che unisce senso religioso ed architettonico ad un livello raramente riscontrabile in altre parti del pianeta, se ne noteranno il simbolismo, gli elementi architettonici imponenti e i particolari minuti ed aggraziati, a partire dalle oltre 3000 figure femminili delle deliziose “apsara”. Saremmo però tentati di consigliarne la visita senza essere accompagnati dalle parole della guida né da alcuna nozione sul significato del monumento, perché la sua visione ispira una tale immediata sensazione di straordinarietà che ogni parola e “preconcetto” potrebbero risultare se non eccessivi, certo superflui.

In ogni caso, ci pare inopportuna ogni sia pur sommaria descrizione.

Pranzo in ristorante locale “Angkor Café”.

Cena in hotel. (Set menù)

 

Dopo la colazione, tempo libero per consentire il massimo della flessibilità nella gestione individuale delle ultime ore di permanenza in Cambogia.

Camere a disposizione fino alle ore 17,00.

Trasferimento in aeroporto per i voli di linea verso l’Italia via Hanoi e Francoforte.  Pranzo libero. Cena e notte in volo.

 

L’ordine delle visite a Siem Reap potrebbe subire delle variazioni.

Arrivo a Milano Linate o Roma Fiumicino nel pomeriggio.

 


 

 

 

 

1. Le Royal Raffles Phnom Penh  2. Il Fiume dei Profumi Huè  3. Angkor Wat

 

 

APPROFONDIMENTI DI VIAGGIO

 Gli orari dei voli interni, pur essendo stati prenotati e confermati, possono subire modifiche anche senza congruo preavviso. Nel caso, si provvederà a introdurre gli opportuni aggiustamenti nel programma.  Visto per il Vietnam. Dal 1° luglio 2015  è entrata in vigore una direttiva valida sino al 30 giugno 2021. Prevede l’esenzione dell’obbligo del visto d’ingresso per i cittadini di Francia, Germania, Regno Unito, Italia e Spagna, per soggiorni fino ad un massimo di 15 - CONTINUA -