IL SACRO E IL BELLO, DA GERUSALEMME A PETRA

GIORDANIA ISRAELE

icona orologio 12 GIORNI
minimo 10 massimo 16 partecipanti
icona valigia PARTENZE:

    2019

  • Dal   27  dicembre    al   7  gennaio  
Sistemazioni
Land Expeditions - Viaggi con Esperto

Un viaggio tra Israele e Giordania, in cui il Sacro e il Bello si fondono nelle pietre, architetture e facce di musulmani, ebrei e cristiani che rendono questo viaggio “un’esperienza”. Spiritualità e materialità qui si concretizzano nei tanti luoghi che percorriamo, creando un connubio irripetibile in altre parti del mondo. Tra terre tagliate in due da un fiume grande per storia e devozione, ormai ridotto a rigagnolo conteso, troveremo certamente ciò che - continua -

A PARTIRE DA: 4.600 €


ITINERARIO

Partenza dall’Italia con volo di linea per Israele. Arrivo nel pomeriggio e, dopo il disbrigo delle pratiche doganali, incontro con il nostro corrispondente locale e trasferimento in hotel.

Tempo libero per un po' di relax o per una primo approccio individuale con la città.

Qualcuno chiama Tel Aviv la “città del sushi e delle spiagge”. Forse l’accento posto sulla parte goduriosa è eccessivo, ma ben si presta a introdurre un aspetto di Israele che certo troverà meno rispondenza durante il resto del nostro itinerario.

E’ una città moderna in continuo fermento. Mescola il centro economico del paese e Jaffa (Giaffa), un quartiere che costituì l’iniziale nucleo cittadino da cui si allontanarono i primi gruppi di ebrei per creare comunità proprie in nuovi quartieri, diversi da quelli abitati prevalentemente da arabi.

Architetture moderne e edifici degli anni ’50 fanno da cornice al suo lungomare che si estende fino al vecchio porto. Non è raro osservare costruzioni in stile Bauhaus in cui si riscontrano criteri architettonici particolari, e pure elementi legati ad aspetti di ideali socialisti cui si rifacevano sia gli architetti che hanno promosso tale stile in Europa, sia quelli che emigrarono in Israele. Tel Aviv è anche denominata “Città Bianca” grazie ad alcuni edifici realizzati in uno stile, il citato Bauhaus, parte di quel “Movimento Moderno”, noto anche come “International Style”, che le è valsa l’inclusione tra i Patrimoni UNESCO. Tutto sembra essere in perenne movimento. Auto, pedoni, bici, motorini, gente che pratica jogging. Le strade sono formicolanti a qualsiasi ora del giorno e della notte. Qui in ogni momento è possibile mangiare, comprare, divertirsi, studiare, passeggiare. Tel Aviv non conosce il significato del termine pausa.

Cena in ristorante locale e pernottamento in hotel.

La nostra breve permanenza a Tel Aviv prevede, oltre ad un tour panoramico della città per coglierne alcuni aspetti legati alla sua poliedricità, la visita del museo più rappresentativo della storia d’Israele.

Nel Nachum Goldman Museum, Museo della Diaspora, si ripercorrono le diverse fasi dell’ebraismo non, come normalmente succede negli altri musei, attraverso la visione di oggetti di particolare valore. Offre, invece, una serie di immagini rappresentazioni film e documenti che raccontano l’esperienza del popolo ebraico in esilio, dalla distruzione del Primo Tempio, avvenuta oltre due millenni e mezzo fa, sino ad oggi.

Gli spazi interni si articolano per presentare sei temi, o “porte” come sono definite nel Museo, che sono di supporto per realizzare percorsi finalizzati alla comprensione della diaspora nel mondo. Famiglia, comunità, fede, cultura, il popolo ebraico disperso e il “ritorno” alla terra d’Israele.  La più parte di quanto esposto non ha un valore materiale consistente. Si tratta, infatti, di strumenti che però svolgono il compito essenziale di raccontare il “tessuto” della vita ebraica.

Il nostro tour ci porta anche ad attraversare in bus quartieri interessanti in cui, oltre alle citate architetture del Bauhaus, si noteranno strade prestigiose come Dizingoff Street. Sosteremo quindi a Jaffa per una passeggiata tra i suoi vicoli, dove ebraico e arabo si mescolano nelle lingue dei passanti e nelle insegne delle attività commerciali. Pranzo in un ristorante locale a Jaffa.

Nel pomeriggio partenza verso Gerusalemme che dista poco più di 60 chilometri.

La città, oltre ogni altra concreta o astratta definizione, è innanzitutto ed essenzialmente “il luogo santo” dove, sin da piccoli, abbiamo appreso che si sono svolti fatti legati a una tradizione che vede Cristo soffrire, morire e risorgere. Lo stesso significato spirituale che hanno questi luoghi pure per chi professi le altre due religioni monoteiste. Da ciò deriva il rapporto di amore forte e complicato che queste tre religioni e i relativi fedeli hanno con la “Terra Santa”. Ebraismo, Cristianesimo e Islam, qui, in pochi metri quadrati trovano quanto di più simbolico è impossibile trovare insieme in altri spicchi di mondo.

Il “Muro del Pianto”, il “Santo Sepolcro” e la “Moschea di Al-Aqsa”, testimoniano affetti, fanatismi, universalità e piccolezze umane. Noi avremo occasione di poggiare le mani su alcune di questi templi per toccare le pietre di cui sono fatti. E verificheremo che solo a Gerusalemme le “pietre” sono in grado di spogliarsi della loro godibile materialità, per divenire “sacre” emozioni per tutti.

Le quattro notti di permanenza permettono di articolare opportunamente le visite in città e nella regione circostante. Nel programma indichiamo escursioni e tempi di trasferimento da un luogo all’altro che potrebbero, secondo le condizioni specifiche che si riscontreranno in loco, avere un ordine diverso da quello ora previsto. Ci pare opportuna questa precisazione anche perché il nostro soggiorno coincide con giornate particolari legate a eventi che possono modificare il normale svolgimento delle giornate stesse. L’esperienza dell’accompagnatore e della guida locale, sapranno suggerire le eventuali variazioni per ottimizzare i tempi e cogliere il meglio di quanto questi luoghi e questi giorni possano offrire al visitatore.

Sistemazione in hotel, cena in ristorante locale e pernottamento.

La nobile e articolata storia che la tradizione attribuisce a Gerusalemme, “La Città Santa” per eccellenza, inizia nel X secolo prima dell’era cristiana. “La Città di David”, proprio per sua iniziativa assume il ruolo di capitale delle dodici tribù di Israele fino a quel punto divise fra loro. In questa città David porta “L’Arca dell’Alleanza”, la cassa che conteneva le tavole dei Dieci Comandamenti. A Salomone tocca il compito di costruire il Tempio che dovrà conservare proprio l’Arca.

Seguono divisioni all’interno delle comunità ebraiche tra diverse tribù, conflittualità con gli assiri, arrivo di Nabucodonosor che distrugge il Tempio. Poi, i persiani, la ricostruzione del Tempio nel VI secolo a.C. e la presenza dei romani. Sarà la madre di Costantino nel IV secolo d.C. a far iniziare i lavori per la costruzione della Basilica del Santo Sepolcro. Successivamente, ancora i persiani e gli arabi con un’influenza musulmana che dura da circa quattordici secoli. Ma, non sono neppure mancati i crociati, i mamelucchi, gli ottomani…

Dopo la prima guerra mondiale, Gerusalemme è sottratta ai turchi dal generale Allenby e trasformata in provvisoria capitale del protettorato britannico. Al piano che prevedeva la successiva divisione della Palestina in due stati, non è data reale applicazione e Gerusalemme da quel momento è elemento di acerrimo contenzioso tra le due comunità araba e israelita.

Per dovere di cronaca, e per arricchire ulteriormente la complessa realtà di questa città ricordiamo che Gerusalemme, pur essendo la capitale riconosciuta dagli israeliani e rivendicata dai palestinesi, continua a essere anche da questo punto di vista centro di controversie. Infatti, il suo status di capitale non è un fatto acclarato dalla comunità internazionale, tanto è vero che quasi tutti i Paesi del mondo mantengono le loro rappresentanze diplomatiche a Tel Aviv, anche se recentemente gli Stati Uniti, con tutto il peso politico di tale gesto, hanno deciso di spostarla proprio a Gerusalemme.

I luoghi d'interesse storico religioso e turistico sono concentrati nella città vecchia, eccetto Ein Karen che si trova ai margini della capitale nella zona est.

Il centro storico, da cui partono le nostre visite (funzioni religiose e imprevisti permettendo), è una sorta di quadrilatero irregolare che vede a nord il quartiere islamico, a est la Spianata della Moschea, a sud est troviamo la zona ebraica, a sud ovest quella armena e ad ovest l’area cristiana. Il monte Zion (Sion) e il Monte degli Ulivi stanno poco fuori dalla Città Vecchia, il primo sul lato meridionale ed il secondo su quello orientale.

Le mura che circondano il centro sono del XVI secolo e la Porta di Damasco, una delle più note, introduce alla parte nord, quella palestinese. Varcata la porta, ci si trova immersi in una realtà che dichiara subito la sua appartenenza al mondo arabo-islamico.

La Porta Santo Stefano o dei Leoni (due felini sono scolpiti ai lati del passaggio), è l’accesso orientale per chi provenga dal Monte degli Ulivi.

Dopo il suo ingresso, a sinistra, si trova il Monte del Tempio che comprende la Cupola della Roccia e la Moschea di Al-Aqsa. Il luogo è davvero ritenuto assai sacro dagli islamici perché per loro rappresenta il terzo sito religioso più importante al mondo. (Gli altri due sono in Arabia Saudita, Mecca e Medina).

L’area lastricata, nota come “la Spianata”, è vasta e al centro ospita la Cupola della Roccia.

(L’ingresso alla Moschea non è consentito, ed anche l’accesso alla stessa Spianata non è sempre assicurato. A volte si può entrare nell’area della spianata dalle 7 alle 10 del mattino. Ci dilunghiamo nella sua descrizione anche se, come sottolineato, quest’area è tra le più difficili tra quelle cui prevedere di recarsi. La concreta situazione che si riscontrerà suggerirà l’articolazione delle giornate).

E’ stata realizzata nel VII secolo su una superficie contesa con vigore dagli islamici e dagli ebrei. Qui la tradizione vuole che Abramo stesse per sacrificare il figlio a Dio. Da qui il Profeta ascese in cielo, e il punto esatto sarebbe proprio dove ora sta la “cupola d’oro”.

Ma, il luogo è importante anche perché qui opereranno le bilance che il giorno del Giudizio Universale peseranno pregi e difetti delle anime, per decidere dove dovranno essere indirizzate per trascorrere l’eternità. La cupola è certo una delle immagini più ricorrenti di Gerusalemme, nonostante il suo splendore dorato non sia più il risultato della presenza di uno strato d’oro ma di vil metallo anodizzato.

La spianata è davvero ritenuta imprescindibile anche per gli ebrei perché secondo la loro tradizione qui venne eretto il Primo Tempio che conteneva l’Arca dell’Alleanza, ed in questo luogo secondo il Talmud furono creati il mondo e il primo uomo.

A un tiro di sasso (l’espressione non è puramente casuale), si trova il Muro Occidentale, più noto come Muro del Pianto. Di fatto si tratta di una semplice opera di sostegno a una parte della spianata, quella occidentale appunto, dove sorgeva il Tempio. Dopo la distruzione anche del Secondo Tempio gli ebrei presero l’abitudine di recarsi in prossimità del muro proprio per pregare e piangere la perdita del Tempio stesso. Da qui il nome che ancora oggi indica questo manufatto.

Da notare che l’accesso al muro, normalmente, è possibile in ogni ora diurna e della notte tutti i giorni dell’anno.

Anche il Monte Sion (Zion), situato all’esterno sud della città vecchia, assume rilevanza perché legato ad eventi che coinvolgono più filoni religiosi, in particolare per cristiani ed ebrei.

I primi venerano la sala dove si svolse “l’Ultima Cena” prima dell’arresto del Cristo. Nello stesso luogo gli ebrei ritengono sia stata identificata la “Tomba di Re David”.

Non si tratta di opere particolarmente apprezzabili dal punto di vista architettonico, ma è ovvio che se si ritiene che lì si sia svolta l’ultima cena e riposino i resti o il ricordo di David, tutti gli aspetti puramente artistici e della godibilità estetica passano in secondo piano.

Nel quartiere cristiano si vive un’atmosfera di partecipazione religiosa legata alla presenza della Basilica del Santo Sepolcro. Ciò, però, non riesce a evitare la convivenza con altri aspetti di vita quotidiana più laici, profani e irriverenti, che sembrerebbero contrastare la santità del luogo a beneficio di più umani interessi sempre presenti, da Lourdes a Pietrelcina, dove anche il sacro può essere oggetto di benefici commerciali. Ne sono segno le diverse attività connesse con la vendita di oggettistica legata alla tradizione e alla passione di Cristo, come i crocifissi fosforescenti o le corone di spine che “acquistate a coppia danno diritto ad uno sconto del 25%”.

Pellegrini, bancarelle, strutture religiose, turisti, presenza di circa due decine di ritualità cristiane che fanno capo ad altrettanti filoni di culto.

Al centro di tutto ciò sta l’interesse e gli interessi che ruotano attorno alla Basilica del Santo Sepolcro. Qui la tradizione vuole che si trovi il luogo in cui Cristo sia stato crocifisso, sepolto e sia poi risorto. L’importanza della basilica non sta tanto, quindi, nella sua valenza monumentale, peraltro non di estrema rilevanza, ma nel significato che il mondo cristiano nella sua generalità attribuisce a questo complesso di edifici, spesso teatro anche di lotte intestine al mondo clericale per la sua gestione. Tanto è vero che, per evitare diatribe tra le svariate confessioni cristiane che si contendono l’attribuzione della proprietà della gestione e anche degli aspetti legati all’operatività quotidiana, da tempo il possesso delle chiavi e il compito di apertura della basilica è affidata ad una famiglia musulmana che riscuote la fiducia della comunità cristiana nel suo complesso.

L’aspetto architettonico attuale del complesso si deve a una serie d'interventi successivi iniziati nel IV secolo quando Elena, madre di Costantino, promosse scavi nella zona in cui era presente un tempio pagano. I reperti portati alla luce le diedero certezza circa la supposizione che quello fosse il luogo del calvario di Cristo.

Il luogo è spesso affollato e il clima non è sempre quello che ci si aspetterebbe vista la portata degli eventi che qui si sarebbero svolti, ma ciò non toglie nulla alla venerabilità ed emozioni che i credenti possono recepirvi.

Pranzo e cena in ristorante locale, pernottamento in hotel.

Dopo colazione lasciamo la città per una giornata dedicata a escursioni fuori Gerusalemme.

Masada è distante un centinaio di chilometri, direzione sud, in prossimità della parte più meridionale del Mar Morto.

E’ un sito particolare, per l’aspro desolato e forte fascino del luogo e per il suo significato nella storia, ma anche attuale, dell’identità ebraica. Rappresenta l’eroismo spinto alle estreme conseguenze da parte di chi decise di suicidarsi in massa pur di non arrendersi e cadere in mani nemiche. La storia è raccontata ed insegnata ad ogni bambino israeliano affinché cresca portando dentro di sé il senso dell’orgoglio nazionale.

La fortezza di Masada è su un’altura che sporge sul Mar Morto. Nel I secolo a.C. Erode il Grande amplifica e rafforza una struttura preesistente per farne luogo di rifugio e residenza. Gli ebrei zeloti espugnano la fortificazione nel 66 d.C. e qui si stabiliscono. I romani con una presenza di quasi diecimila uomini, a fronte degli ebrei che erano meno di mille, tentano di impossessarsi della postazione. Quando gli zeloti capiscono che tutto è perduto, preferiscono suicidarsi in massa, con modalità davvero particolari, invece di cadere nella mani dello straniero. Dopo quell’evento poco si sa del sito e solo negli anni ’60 dello scorso secolo il luogo viene restaurato per consentirne la valorizzazione simbolica e turistica. La sua importanza trova riscontro nell’essere stata inserita nell’elenco Patrimonio dell’Umanità UNESCO.

Saliremo per mezzo di una moderna cabinovia. La visita si snoda lungo il perimetro esterno e include anche alcuni manufatti al centro del complesso fortificato. Il muro orientale conserva parti originali, e da qui si può proseguire verso altri resti di mura, residenze, cisterne, piscine, palazzi e chiese. Pranzo in un ristorante locale e rientro a Gerusalemme nel pomeriggio. Possibilità di tempo libero, se si sono già svolte le visite previste. In questa o, se non possibile oggi, in altra occasione, avere del tempo da utilizzare discrezionalmente anche per poche ore, è un elemento non secondario del nostro incontro con la “Città Santa

Pranzo in ristorante locale e cena libera, pernottamento in hotel.

 

 

 

Prima colazione in hotel e inizio delle visite fuori Gerusalemme. Betlemme è a pochissimi chilometri di distanza e vi si giunge dopo aver superato i dovuti controlli. Una decina di chilometri ci conducono in questo piccolo centro che conserva però il ricordo della nascita di Gesù. Antico centro carovaniero, nel VII secolo diviene parte del territorio islamico, anche se fu lasciata ai cristiani la possibilità di continuare a professare il loro credo. Ancora oggi è località con caratteristiche e presenze cristiane.

La Piazza della Mangiatoia, è lo spazio antistante alla Basilica della Natività. Il complesso religioso attualmente appare come una serie di strutture che hanno ricevuto nel corso dei secoli successivi interventi. La sua iniziale realizzazione pare debba essere attribuita, come per il Santo Sepolcro, a Elena madre di Costantino nel IV secolo.

Comprende vari ingressi, colonnati, chiese, monasteri, santuari, cappelle, cortili. Una minuscola porta, detta dell’Umiltà, permette l’accesso al sacro luogo che tanto posto ha nella devozione dei cristiani di ogni specie. Un colonnato, che potrebbe risalire al IV secolo, conduce verso scale che introducono all’ingresso della Grotta della Natività dove si trova una stella a quattordici punte donata dai francesi nel Settecento, che indicherebbe il luogo esatto della venuta al mondo di Gesù. Tra gli edifici religiosi si trova anche la chiesa di Santa Caterina, nota in tutto il mondo perché è qui che viene celebrata la messa di mezzanotte alla vigilia di Natale.

Nel pomeriggio, dopo il pranzo in un ristorante locale, rientro a Gerusalemme per proseguire con le visite.

Il Monte degli Ulivi si trova in prossimità dell’ingresso orientale alla città vecchia.  Il posto è rilevante per le vedute che offre su Gerusalemme e per il significato religioso. Il locale cimitero ebraico, pare il più antico tuttora in uso al mondo, è il luogo dove gli ebrei amano essere sepolti perché qui, secondo le loro credenze, Dio inizierà a resuscitare i morti quando giungerà il momento del giudizio universale.

Sul monte e nelle vicinanze si trovano altri luoghi sacri come la Chiesa del Pater Noster e l’Orto di Getsemani con le sue antichissime piante di ulivi.

L’area di Ein Kerem è decentrata e distante dal centro storico. E’ nota soprattutto per la presenza del Santuario di San Giovanni Battista, costruito dove sorgeva la casa dei suoi genitori.

Cena libera e pernottamento in hotel.

Lasciamo definitivamente la “capitale del sacro” per una giornata dedicata a escursioni a Gerico e Qumran.

Il percorso da Gerusalemme può essere interrotto da posti di controllo, e attraversa un pezzo di territorio che si diversifica notevolmente in breve spazio. La prima tappa è Gerico. La località sembra assommare le caratteristiche particolari di essere la città con “l’altitudine” più bassa al mondo e con la maggiore anzianità tra quelle tuttora abitate. Pare proprio che sia così. In ogni caso pochi luoghi al mondo sanno d’antico come questo.

E’ posta a circa 250 metri sotto il livello del mare, e il suo clima risente sensibilmente di tale localizzazione. Durante la sua plurimillenaria storia non si è fatta mancare quasi nulla. Ha visto il passaggio più o meno cruento di israeliti, che ne abbatterono le mura con le famose trombe, babilonesi, romani, bizantini, crociati, arabo-musulmani.

Il suo charme si deve oltre che a questa sua remotissima origine, fatta comunemente risalire a circa settemila anni fa, anche ad alcuni episodi cari alla tradizione cristiana. Nelle vicinanze Giovanni Battista avrebbe battezzato Gesù il quale, proprio sulle alture circostanti avrebbe ricevuto le attenzioni tentatrici del demonio. I pochi resti dell’antichissimo insediamento originario, spezzoni di torre scale edifici, testimonierebbero i biblici resoconti.

L’area con Qumran, che raggiungiamo in tarda mattinata, ha il merito di aver conservato per tanti secoli i famosi “Rotoli del Mar Morto”. Nel 1947, casualmente, un pastore entra in una grotta alla ricerca del suo bestiame e scopre alcuni vasi che contenevano i preziosissimi reperti. Si parla della scoperta che più di tutte le altre abbia contribuito a costruire e confermare aspetti essenziali della storia degli ebrei.

Anticamente, nella zona era stanziata una comunità ebraica appartenente a una particolare setta, nota per la ricerca di modalità di vita austere e rispettose della tradizione. Ritenendo che gli altri ebrei avessero oramai imboccato una strada eccessivamente edulcorata rispetto ai canoni dell’ortodossia tradizionale, trovano qui il luogo ideale per vivere in modo appartato e praticare forme di convivenza in sintonia con principi di purismo e ascesi. Tra le loro attività vi erano lo studio attento dell’Antico Testamento e la consuetudine di trascriverne i testi anche su quei supporti che poi saranno noti come “Rotoli del Mar Morto”. La loro permanenza nella zona va dal II secolo a.C. al I d.C. quando abbandonano i loro insediamenti per l’arrivo dei romani.

L’importanza del ritrovamento dei rotoli sta nel fatto che confermerebbe la veridicità delle Sacre Scritture perché questi testi, vecchi di duemila anni, coinciderebbero pienamente con quelli di altre fonti e ritrovamenti più recenti.

Il pranzo di oggi è previsto presso il Kibbutz di Ein Gedi, ai margini del Mar Morto. Il Kibbutz è una forma associativa volontaria di lavoratori basata su regole egualitarie e sul concetto di proprietà comune; il frutto infatti del lavoro dei componenti del kibbutz viene egualmente distribuito e non in forma monetaria, bensì direttamente dei bene e dei servizi prodotti da altri lavoratori. Oggi sono presenti in Israele oltre 250 kibbutz che arrivano a costituire circa il 40% del prodotto agricolo nazionale. Subito dopo quest’esperienza immersiva in quella che è una peculiare caratteristica della società israeliana, ci si dirige verso il confine. Lo attraversiamo presso il Ponte di Allenby/king Hussein Bridge Border. Come in tutti i punti di frontiera che si rispettino, le procedure per passare dall’altra parte possono essere laboriose: occorre quindi armarsi della stessa pazienza.

La frontiera è anche il luogo in cui lasciamo la nostra guida e conosciamo quella giordana. Pochi chilometri ancora e arriviamo sulle sponde giordane del Mar Morto, dove verrà dedicato il pomeriggio al tempo libero e, per chi volesse, a provare i famosi trattamenti con i fanghi del Mar Morto o, perché no, ad un tuffo nel Mar Morto, la cui salinità è superiore di più di 8 volte rispetto a quella degli oceani, e permette il famoso effetto di galleggiamento.

Cena e pernottamento in hotel.

Prima colazione in hotel e partenza verso sud. Percorriamo la Wadi Araba che, soprattutto nel primo tratto, offre bellissimi panorami sul Mar Morto. Passiamo da un ecosistema ambientale meraviglioso e fragile ad un altro spettacolo naturalistico dove immergersi ed emozionarsi, anch’esso foriero di problematiche e bellezza nello stesso momento: il deserto. Qualcuno ha definito il Wadi Rhum ”il più bello del mondo”, ma anche considerando la soggettività del giudizio, la realtà, come spesso succede, anche qui potrebbe superare la fantasia. Intorno a noi avremo ampie vallate sabbiose, inframmezzate da arenarie multicolori, alture con bizzarre forme e tonalità definite dal vento in modi assai fantasiosi.

Pranzo presso un ristorante locale a Wadi Rum.

Nel pomeriggio è prevista un’escursione in fuoristrada nel deserto fino al tramonto. Cena tipica nel campo beduino e pernottamento in tenda (Sun city camp o similare).

Prima colazione al campo e partenza per Petra. All’arrivo, dopo circa un paio d’ore, iniziamo le visite del sito, considerato una delle sette nuove meraviglie del mondo. 

Il primo giorno ci si reca nei “siti bassi” giungendo sino al “Monastero”. (I due interi giorni di permanenza possono consentirci di variare l’ordine delle visite ora indicate).

Pranzo nel ristorante interno all’area archeologica. Non ci dilunghiamo nella descrizione di Petra perché preferiamo che sia “scoperta” e assaporata interamente in loco direttamente dai partecipanti.

Ricordiamo solo che la città dei Nabatei, che dominarono la regione (anche come razziatori) dal VI secolo a.C. al II d.C. è inserita nell’elenco UNESCO dei luoghi Patrimonio dell’Umanità, e che, l’esistenza di Petra è, indipendentemente dal resto, motivo per inserire la Giordania in uno dei dieci Paesi al mondo da visitare. Cena e pernottamento in hotel.

Colazione in hotel e secondo ingresso alla città nabatea di Petra.

Il secondo giorno è dedicato ai “siti alti”: Altare Sacrificale, Tombe dei Nobili… ma si percorre anche il primo tratto di sentiero che arriva sino alla Tomba di Aronne (fratello di Mosè), situata nel punto più panoramico dell'enorme zona archeologica.

Si osserveranno tombe, cisterne, architetture sorprendenti che nulla hanno da invidiare a quelle presenti nella parte più frequentata del sito.

Petra non è solo templi e palazzi scolpiti tra le rocce, ma anche l’incanto del colore rossastro delle sue pietre intagliate e levigate dal vento, che affascina chi vi passeggia in mezzo.

Pranzo in ristorante locale e cena e pernottamento in hotel.

 

NB: la visita del sito archeologico di Petra si effettua a piedi, pertanto durante le due giornate che le dedichiamo si cammina molto. Raccomandiamo di portare con sè scarpe comodissime da trekking leggero.

Prima colazione. Nella mattinata visita alla Piccola Petra (Siq al-Barid), la città dove i Nabatei usavano far soggiornare i propri ospiti.

Il gran numero di locali e di caverne, insieme alle molte cisterne e alla non grande presenza di tombe, inducono a considerare Siq al-Barid quale centro commerciale e di servizi della città di Petra, dove le grandi carovane in transito non potevano entrare. Come sembra anche testimoniare il grande spazio esistente prima dell’ingresso al sito. Qui, si presume che queste potessero sostare in attesa che avvenissero le transazioni commerciali e i carovanieri si riposassero, prima di riprendere il percorso verso le regioni mediterranee. Al termine della visita iniziamo il nostro viaggio verso nord in direzione di Amman. Ci fermiamo a Shobak, dove troviamo il più significativo castello della Giordania dal punto di vista strutturale e per la localizzazione.

E’ più interessante e certo anche meno frequentato di quello più noto, ma deludente e anonimo, di Kerak. Situato sul pendio di un’altura, è isolato da ogni centro abitato. Appare intrigante già in lontananza, e si erge su un altipiano caratterizzato da molte caverne. Risale al XII secolo e fu costruito da Baldovino, conquistato da Saladino, ampliato dai turchi. Presenta torri, pozzi, passaggi segreti, cortili, catacombe, chiesa, iscrizioni. Non tutti gli ambienti del castello sono aperti al pubblico e a volte, come in molti dei luoghi turistici giordani (Nebo, Kerak…), possono essere in corso lavori di scavi e manutenzioni.

Continuiamo lungo la Desert Highway e della storica Via dei Re, la strada che scorre dal nord al sud tra le altre due vie che consentono di giungere all’estremità meridionale del Paese. Tra le due arterie si trova Umm al-Rasas, che ospita i più importanti e interessanti mosaici del Paese. Per questo è Patrimonio dell’Umanità UNESCO.

Le opere più degne di attenzione sono nella Chiesa di Santo Stefano, dell’VIII secolo. Richiamano, oltre ad alcune città della regione, scene di vita quotidiana legate alla caccia, pesca, agricoltura, con particolari anche curiosi, come quello famoso che rappresenta un uomo che cavalca uno struzzo.

Arrivo nel tardo pomeriggio ad Amman. Sistemazione in hotel, cena e pernottamento.

Prima colazione in hotel e partenza verso nord ovest sino a Jerash. Conosciuta in passato come Gerasa, è la più importante e certo la più coinvolgente delle città che formarono la Decapoli. Si visiteranno la Piazza Ovale, l’Arco di Trionfo, l’Ippodromo, la Porta Sud, il Tempio di Zeus, il Teatro, la Via Colonnata, il Tetrapilo, il Tempio di Artemide…che rimandano soprattutto a un periodo compreso tra il I e il IV secolo d.C. Sicuramente è uno dei siti più corposi e meglio conservati del Medio Oriente. Dopo la visita rientro ad Amman che dista poco più di un’ora. Pranzo in ristorante locale e nel pomeriggio visita della città.

Amman è capitale della Giordania solo dal 1950. Pur nota nella storia già dal XIII secolo a.C. e conosciuta nell’antichità prima come Rabbat Ammon e poi Filadelfia, alla fine del XIX secolo è ridotta a piccolo villaggio. Per volere del re Hussein (a suo tempo molto noto e apprezzato a livello internazionale, non sempre allo stesso modo in patria), quasi tutti gli edifici pubblici e privati sono rivestititi da una particolare pietra bianca locale che le fornisce caratteristica di lindore ma, forse, anche di asetticità.

Può essere interessante frequentarne la sera uno dei quartieri in cui si svolge una notevole vita notturna in locali più o meno tradizionali.

Da vari anni si possono notare numerose gru e cantieri aperti, segnali di un intenso sviluppo urbanistico legato a sostanziosi investimenti anche stranieri, oltre che di facoltosi palestinesi.

Mantiene una parte antica di qualche fascino. Visitiamo la Cittadella con resti romani, bizantini e islamici (e anche qualche eccessivo recente intervento di “restauro”, in questo caso degli spagnoli). Dall’alto della collina dove sorge la Cittadella, si potrà osservare il teatro romano che si trova proprio nel centro cittadino. Visita anche del nuovo Museo della Giordania, che conserva tra l’altro alcuni dei rotoli del Mar Morto”.

Cena e pernottamento in hotel.

Sveglia in tempo utile per il volo di rientro. Trasferimento privato in aeroporto e volo notturno di rientro in Italia. Pernottamento e prima colazione a bordo. Arrivo in mattinata e fine dei servizi.             


 

  1. Veduta di Tel Aviv
  1. Il Mar Morto con la luce del tramonto
  1. Il sito di Jerash
  1. Attraverso il Siq di Petra 

 

APPROFONDIMENTI DI VIAGGIO

Segnaliamo che il confine tra Israele e Giordania, che attraversiamo presso il Ponte di Allenby, nelle giornate di venerdì e sabato termina il servizio alle ore 11.00 am. Nel caso un tour, per ragioni operative, dovesse passare il confine in questi giorni della settimana, il programma di viaggio sarà modificato di conseguenza  Il sito archeologico di Petra si visita a piedi, pertanto nelle due giornate previste a Petra si cammina a lungo. La giornata di visita ai siti alti risulta più - CONTINUA -

NATIONAL GEOGRAPHIC DIFFERENCE

- Viaggio completo e approfondito sugli aspetti culturali dei due Paesi, con un focus particolare per Gerusalemme e Petra

- Ottimo livello degli hotel, 5* o 4* Boutique

- Due notti in contesti scenografici come il Mar Morto e il deserto del Wadi Rhum in campo tendato

ESPERTI

  

FABRIZIO CRUSCO

  • Dal 27  dicembre  2019 al 7  gennaio  2020

GALLERY

Richiedi preventivo








Data Partenza:

Ho preso visione dell'informativa sulla privacy e presto il consenso a Kel 12 Tour Operator S.r.l. per il trattamento dei miei dati personali."
Presto il consenso al trattamento dei miei dati personali per l'invio tramite sms e/o e-mail di comunicazioni informative e promozionali.
Presto il consenso al trattamento dei miei dati personali per l’iscrizione al servizio di invio newsletter in relazione alle iniziative proprie e/o di società controllate e/o collegate, nonché del nostro partner ufficiale National Geographic Partners LLC.