IN VIAGGIO CON TAM, CON RENDEZ-VOUS A SAMARCANDA

UZBEKISTAN

icona orologio 8 GIORNI
minimo 10 massimo 20 partecipanti
icona valigia PARTENZE:

    2019

  • Dal   26  aprile    al   3  maggio  
Sistemazioni
Land Expeditions - Viaggi con Esperto

“Tutto quello che ho udito di Marakanda è vero, tranne il fatto che è più bella di quanto immaginassi”. Parola del leggendario Alessandro Magno, a proposito di Samarcanda. Un luogo esotico, misterioso, lontano ma in qualche modo sempre presente nell’immaginario comune. E che, a distanza di secoli, ancora affascina. Insieme a Khiva, Bukhara, Tashkent e Shakhrisabz è tappa di questo viaggio che attraversa l’Uzbekistan. Una terra che evoca - continua -

A PARTIRE DA: 2.680 €


ITINERARIO

Volo diretto di linea da Milano Malpensa della Uzbekistan Airways per Urgench HY256 alle 20,45. L’appuntamento del gruppo con l’accompagnatore (Mario Romualdi, tel. 340 3475697) è fissato al banco accettazione alle 18.30. Pasti e notte in volo.

 

Arrivo alle 5,55. Accoglienza in aeroporto da parte della guida locale. Disbrigo delle formalità aeroportuali, in genere non celeri, e trasferimento a Khiva distante 40 chilometri dove si giunge dopo circa un’ora.

Si va in hotel per la prima colazione e una salutare doccia.

Le nostre stanze sono a disposizione sin dal mattino per relax e doccia. (È bene non essere tentati da pericolose pennichelle…). Si tornerà in hotel nel pomeriggio quando, terminate le visite, si potrà gestire discrezionalmente il tempo sino alla cena. Dopo cena, oggi o domani,  si suggerisce caldamente una passeggiata nel cuore storico, approfittando della posizione del nostro hotel. Consigliata una torcia per scarsità di illuminazione pubblica.

 

Il primo impatto con l’Uzbekistan non potrebbe essere più brutale.

Ci si trova subito di fronte al luogo che forse più di tutti presenta immediatamente un tempo antico. E, per introdurre le suggestioni che sorbiremo in quella che è stata una delle oasi più isolate sulla Via della Seta, non è neppure necessario richiamarne le leggendarie origini che si vorrebbero legate addirittura a Sem.

Qui, verrebbe voglia di non essere costretti ad ascoltare pur interessanti descrizioni, racconti e ricostruzioni storiche. Camminare senza particolare meta, e da soli, sarebbe il modo migliore per rapportarsi con vicoli tortuosi che conducono a minareti, madrase, moschee, palazzi, semplici case. Il tutto è protetto ancor oggi da meno di tre chilometri di mura di fango, che attorniano un vecchio cuore urbano Patrimonio dell’Umanità UNESCO, su cui non bisogna perdere l’occasione di salire.

Difficile trovare un altro posto che si lasci percorrere piacevolmente tutto a piedi come questo.

(Anche Khiva, però, ha una pecca. Piace a troppi).

Pranzo nel ristorante locale Yasavul Bashi e cena in hotel.

 

I nostri hotel a Khiva, “Asia Khiva” 3* o “Malika” 3* (minuscola catena di 3 piccoli hotel), o similari, tutti a ridosso delle mura. Arredi semplici, non sono di particolare charme ma si trovano proprio accanto agli accessi della città vecchia, fruibile a piedi.

 

(Importante: chi da anni ci offre fiducia, sa che raramente indicando un hotel adoperiamo la formula “o similare”. Per l’Uzbekistan, diversamente da altri Paesi, come evidenziato anche per l’evento a Samarcanda, potrebbe succedere di non poter fruire di servizi pur prenotati e confermati già tanti mesi prima. Ci scusiamo in anticipo nel caso ciò dovesse verificarsi, assicurando che, nel caso, sarebbe nostra cura trovare le migliori alternative possibili.

Anche i voli potrebbero subire variazioni senza congruo preavviso. Se necessario, provvederemo agli opportuni aggiustamenti nel programma e hotel.

In particolare, il volo da Khiva a Bukhara, è previsto per le ore 9,35 del 29 aprile. Comunque - anche nel caso di non fruizione di questo volo e sostituzione con altro volo o trasferimento via terra - gli incontri con Khiva Bukhara e Samarcanda avranno tempi sufficienti per non mortificare l’apprezzamento dei loro aspetti più interessanti. In sintesi, confermiamo in ogni caso le visite indicate in neretto nelle tre città. Gli eventuali cambiamenti potrebbero quindi riguardare essenzialmente la quantità di tempo libero da fruire nelle diverse località).

 

Sveglia molto presto, se si vuole tentare di percorrere le stradine senza molti concorrenti.

Continuiamo le visite che tra ieri e oggi ci porteranno a frequentare la Ichon Qala, la parte vecchia della cittadina con il Kalta Minor, Kunha Ark, Moschea Juma, Madrasa di Rakhim Khan, bazar e caravanserraglio, Palazzo Tosh-Hovli, Mausoleo di Pahlavon Mahmud e gli altri edifici degni della nostra attenzione, che incontreremo anche girovagando da soli senza un particolare itinerario.

Le piastrelle turchesi del Minareto Kalta Minor sono inconfondibili anche perché rivestono l’ombra spezzata di un’opera che, se fosse stata portata a termine avrebbe dovuto consentire, nelle intenzioni del suo megalomane artefice, di salirvi per tentare di osservare il panorama sino a Bukhara.

La Khuna Ark, complesso architettonico dei regnanti di Khiva risalente al XII secolo, contiene moschea prigione sala del trono zecca scale bastioni e vari altri padiglioni.

Al secolo X è databile l’iniziale struttura della Moschea Juma. Quella attuale è di otto secoli dopo. È caratterizzata da influenze arabe con minareto e oltre duecento colonne che ne sorreggono il tetto.

La Madrasa Rakhim Khan, vicino alla ex piazza delle esecuzioni e al Khuna Ark, è più recente essendo del XIX secolo. Prende il nome dal khan che dovette arrendersi alla dominazione russa.

Anch’esso del XIX secolo, il Palazzo Tosh-Hovli si distingue per le decorazioni. Offre molte stanze e cortili.

All’uomo di lettere e filosofia, ma anche lottatore che finisce per diventare pure santo e patrono di Khiva, è dedicato il Mausoleo di Pahlavon Mahmud. L’ambiente è assai gradevole con  ornamenti di piastrelle che abbelliscono la sua tomba risalente al XIV, trasformata in mausoleo sei secoli dopo.

Altri edifici più o meno rilevanti, semplici case private, viuzze, moschee, madrase sono protette dentro mura restaurate, su cui non bisogna dimenticare di salire e percorrerle nei momenti più opportuni, al tramonto o all’alba. (In loco appureremo se sono stati introdotti orari di accesso).

Dopo il pranzo in un ristorante locale, tempo libero (compatibilmente con la conferma del volo per Bukhara), per continuare nel pomeriggio l’approccio personale alla cittadina.

 

Per tutti quelli che vorranno, invece del tempo libero per continuare ad apprezzare in piena autonomia Khiva, mettiamo a disposizione bus e guida locale per un’escursione ad Ayaz Qala. A circa cento chilometri verso nord percorribili in meno di due ore, si trovano le aree desertiche del Kizilkum, sabbie rosse, nella regione nota in passato come Corasmia. Qui vi sono i resti di un poderoso sistema difensivo che comprendeva diverse strutture. Quella che ancora fornisce idea della passata imponenza, è il complesso di Ayaz Qala che visse nel V e VI secolo il suo periodo migliore. Vi si arriva attraversando aree coltivate e, a metà strada, il fiume Amu-Darya prima di giungere dove predominano sole e argilla. Qui il fango fatto mattone offre immagini di un perimetro fortificato, assai provato dal tempo, che si eleva dominando un circostante brullo arido ostile.

 

Pranzo nel ristorante Zarafshan e cena al “Mirzaboshi”.

 

Colazione e trasferimento a Urgench per il volo delle ore 9,35. Atterriamo a Bukhara dopo circa un’ora dalla partenza. All’arrivo, iniziamo subito le visite.

“Se Samarcanda è la meraviglia della terra, Bukhara è la meraviglia dello spirito”.

Questa meraviglia dello spirito non disdegna di mostrarci il meglio anche delle sue pietre. Il centro storico offre tanto, e l'essere considerata la città più sacra dell’Asia Centrale, emerge anche grazie a restauri che sono stati più attenti che in altri centri.

È Patrimonio dell’Umanità UNESCO.

Ha vissuto vicende alterne, ma le sue gioie non sono state stravolte negli ultimi duecento anni, anche se il suo periodo migliore l'ha trascorso tra il IX e X secolo quando era capitale di uno stato, quello samanide, che prende nome da Ismail Samani, fondatore della dinastia cui è dedicato uno dei più antichi edifici islamici di Bukhara.

Più in generale, si è caratterizzata come “pilastro dell’Islam”, “nobile Bukhara”, cuore religioso e culturale dell’Asia Centrale anche grazie alla presenza di personaggi religiosi e scienziati che ne hanno accresciuto il prestigio nei secoli.

Dell’antica rete di canali e vasche che assicuravano rifornimento idrico, ma anche frequenti pestilenze, rimane un’importante testimonianza nella piazza Lyabi-Hauz. È il centro del centro storico che si estende in un triangolo tra tre vie.

La denominazione indica “intorno alla vasca” e ben rappresenta il ruolo che ancora oggi svolge il posto nonostante lo sviluppo moderno della città.

Molti sono i motivi di attrazione. Noi ne indichiamo alcuni con l’ovvia precisazione che le visite potrebbero essere svolte con una sequenza diversa.

La Madrasa di Nadir Divanbegi è del XVII secolo. Originariamente, per il ruolo commerciale e la posizione della città, nasce come caravanserraglio e sull’ampia facciata mostra due grandi pavoni rivolti verso un sole con fattezze umane. È uno degli esempi più evidenti della possibilità di non rispettare il tradizionale divieto islamico di raffigurare esseri viventi.

Poco distante sta l’area dei bazar coperti Taki-Zargaron Taki-Furushon e Taki-Sarrafon che però hanno perso le originarie specializzazioni commerciali legate ai gioiellieri cappellai e cambiavalute.

La Moschea Maghoki-Attar e la Madrasa di Ulugbek sono le più antiche di tutta l’Asia Centrale. La prima risale al IX secolo con aggiunte del XVI. Le sue origini però sono ancora più antiche perché alcuni scavi hanno riportato alla luce parti di templi zoroastriano e buddhista. Questo luogo pare esemplificare bene il carattere storicamente tollerante di Bukhara, come conferma anche il fatto che una parte di questo complesso fosse nel passato usata come sinagoga. E’ un monumento alla bellezza dell’antico che mostra le sue rughe senza nasconderle.

La Madrasa di Ulugbek, del XV secolo, avrebbe bisogno di qualche intervento, ma nell’antichità è servita da modello per molte altre. Quella di Abdul Aziz Khan, pur ospitando anche negozi, risale al secolo dopo e offre una sala della preghiera.

Il Minareto Kalon, il “minareto grande”, deve il nome ai suoi circa 50 metri di altezza che resistono dal XII secolo e si trova un poco fuori del triangolo stradale. Accanto, troviamo l’omonima moschea costruita quattro secoli dopo che può contenere, pare, oltre 10.000 fedeli.

L’Ark, a più di un chilometro dal centro, è il complesso storicamente più importante di Bukhara. E’ stato abitato per oltre quattordici secoli, dal V agli anni ’20 dello scorso secolo. (E’ un decennio importante per tutto il Paese perché coincide con l’ingresso dell’Armata Rossa in Uzbekistan). Parti restaurate e rovine compongono un insieme degno di nota. Maestoso e assai interessante, include moschea, cortili, passaggi coperti, appartamenti, sale che ospitavano udienze harem trono strumenti musicali…

Pranzo in ristorante locale “Adras”. Cena alla “Akbar House”.

 

Il nostro hotel a Bukhara, “Minzifa, boutique hotel”, o similare. (www.minzifa.com).

In una città come Bukhara la posizione dell’hotel è essenziale. Il Minzifa si trova a pochi passi dalla piazza centrale Lyabi-Hauz. Accogliente. Nascosto in un vicolo che ne accentua le caratteristiche di casa tradizionale trasformata dal 2005 in piccolo boutique hotel, è  aggraziato da stucchi nicchie decori vari, un cortile interno e 12 stanze una diversa dall’altra.

 

Completamento delle visite, pranzo e partenza per Samarcanda.

Per visitare il Mausoleo di Ismail Samani occorre entrare nel Parco Samani a qualche centinaio di metri dall’Ark, verso ovest. Il parallelepipedo in mattoni coperto da una cupola è del X secolo e le sue mura spesse due metri hanno consentito alla poderosa struttura di resistere al tempo.

Accanto, sempre nel parco, sta un altro mausoleo, quello di Chashma Ayub costruito nel corso di quasi cinque secoli dal XII al XVI.

Poco a est del centro storico, troviamo il Char Minar. Attrae tanto le macchine fotografiche da essere diventato copertina dell’edizione 2014 “Lonely Planet”.

Pranzo al “Doston House”.

Partenza per Samarcanda, a meno di 300 chilometri verso est.

Il percorso non si snoda più attraverso una “strada dorata” ma comunque ci porta nella “città della fantasia”.

In questo luogo, Patrimonio dell’Umanità UNESCO, i segni tangibili del suo essere in un'eccellente posizione di snodo, la qualificano ancora oggi come “volto della Via della Seta”.

Pare sia stata fondata nel V secolo a.C. e già in quello successivo il fiuto di Alessandro Magno per i luoghi degni d’interesse, lo porta proprio qui dove trova bellezze assai superiori a quelle che potesse immaginare. Dal VI secolo e per oltre settecento anni Samarcanda si sviluppa tanto da diventare più popolata di ora. Nel XIII Gengis Khan la distrugge ma dal 1370 per circa quarant’anni Tamerlano la rigenera come capitale. A lui e al nipote Ulugbek si deve la sua perdurante fama. Sarà nel XVI secolo che inizia un declino dovuto al trasferimento della capitale a Bukhara, da cui riemergerà solo dopo l’arrivo dei russi nel 1868.

Ci fermiamo due notti. Aver distribuito le visite nell’arco di due giorni consente una conoscenza non superficiale di uno dei posti imperdibili del nostro viaggio. Nell’elencare i vari luoghi in cui ci recheremo, dedichiamo sufficiente spazio descrittivo ad alcuni di questi solo per esemplificare i tanti motivi d'interesse. Per altri, ci limitiamo a un più snello elenco per non eccedere con le parole scritte. I racconti della guida locale e i nostri occhi saranno in grado di farci apprezzare adeguatamente la città.

Tra domani pomeriggio/sera e dopodomani mattina andremo alla Moschea Bibi-Khanym, al complesso Registan, allo Shahi–Zinda, al Guri Amir, al Museo di Afrosiab, all’Osservatorio di Ulugbek.

Pranzo a Bukhara nel ristorante “Doston House”. Cena in hotel.

 

Il nostro hotel a Samarcanda, “Registan Plaza Hotel” 4* o similare (www.registan-plaza.com)

Nato nel 2003, secondo la classificazione locale è un 4*. Si presenta sufficientemente accogliente dati gli standard uzbeki. Non manca di pretenziosità ed eccessi nelle parti comuni, e di “anonimato” nelle stanze. I suoi sette piani sono posti in buona posizione in modo da poter raggiungere agevolmente in pochi minuti i punti più importanti della città. (In dieci minuti a piedi, attraverso un parco si è alla tomba di Tamerlano). È uno dei pochi hotel in cui, forse, si potrà fruire di buffet, anche se non memorabile.

 

Colazione e partenza (assai presto) per Shakhrisabz, piccolo centro a 90 chilometri verso sud dove si giunge dopo un paio d’ore. È un posto tranquillo che non ha subìto eccessivamente l’influenza sovietica. Ma, soprattutto, in questa zona nel 1336 è nato Tamerlano.

La strada che ci porta qui scorre attraverso panorami collinosi.

Il Palazzo Ak-Saray, pur in rovina, fornisce idea della grandiosità di quanto questa residenza estiva di Tamerlano potesse offrire a suo tempo.

(Per tali memorie del passato è Patrimonio dell’Umanità UNESCO).

Pare che quest’opera fosse tra quelle cui il condottiero annettesse più importanza, visto che promosse lavori che durarono circa un quarto di secolo.

Ciò che si può osservare ancora oggi è certamente non banale e il suo stesso stato di conservazione può essere motivo d'interesse, soprattutto se confrontato con alcuni eccessivi interventi di restauro su altri reperti storici.

Osservando anche da lontano la Moschea Kok-Gumbaz capiremo perchè la sua denominazione significhi “cupola azzurra”. Fu fatta costruire da Ulugbek nella prima metà del XV secolo utilizzando architetti iraniani e indiani.

Altri resti, il complesso dell’Imam Khazrati, riportano memorie di edifici una volta poderosi voluti ancora da Tamerlano. Si tratta di un mausoleo in cui si trovano parti della tomba del suo figlio prediletto e di quella che si ritiene dovesse diventare proprio la sua, anche se i resti umani ritrovati appartengono ad altri.

Dopo il pranzo nel ristorante locale Kishmish, si rientra a Samarcanda per le visite.

Vuole la tradizione che la Moschea di Bibi–Khanym sia stata fatta costruire dalla moglie cinese di Tamerlano e che da lei abbia preso il nome. Ha subìto terremoti, l’incuria dell’uomo, restauri mai terminati che ne hanno prodotto uno stato di coinvolgente decadenza.

(Il dibattito sull’opportunità di ulteriori interventi è in corso da tempo ma, a parte alcuni eccessi, occorre riconoscere la generale positiva opera svolta nel periodo sovietico per salvaguardare l’esistenza stessa di molte strutture, che rischiavano il crollo per le condizioni cui erano state ridotte da eventi di varia natura).

I fatti noti, e soprattutto le leggende, narrano che l’architetto artefice dell’opera alla vista della consorte del sovrano, se ne innamorò. Tamerlano, per evitare che altri potessero essere attratti allo stesso modo, ordinò alla sua amata e a tutte le donne di coprirsi il volto con un velo. Nasce così una delle tante versioni sulle origini del “velo islamico”, forse non più attendibile di quella che fa derivare quest'usanza, esistente non solo tra le musulmane, direttamente da un presunto precetto coranico.

Ancora oggi la mole della moschea si presenta imponente. L’antica porta, alta oltre trenta metri, manifesta il gusto le capacità estetiche e tecniche di quel periodo. La maestosità è il segno che la contraddistingue in tutti i suoi elementi architettonici. L’enorme leggio marmoreo, realizzato per sorreggere un Corano di dimensioni adeguate, testimonia ulteriormente la grandiosità di un luogo che è stato vanto del vecchio impero.

E’ sperabile, però, che i lavori in corso o previsti si limitino a restaurarne certe sue parti senza procedere, come temono alcuni studiosi occidentali e la stessa UNESCO, a un suo stravolgimento nel tentativo di rimediare ai danni del tempo, e soprattutto del terremoto che la danneggiò moltissimo alla fine del XIX secolo.

Imperdibile è lo Shahi–Zinda, il “Sepolcro del Re Vivente”, monumenti che rimangono assai impressi. Si tratta di un’area funeraria composta di alcuni santuari realizzati attorno alla probabile tomba del cugino del Profeta. Il luogo, meta di pellegrinaggio, è molto coinvolgente non solo architettonicamente.

Poco a nord della Moschea Bibi–Khanym lungo la Via Tashkent, si trova il Siab Bazar. La tranquillità lasciata tra le mura di moschee e mausolei si trasforma in coinvolgente frenetico vociare di venditori, e ci si trova immersi in già sperimentate atmosfere. Merci diverse sono presidiate sulle bancarelle da energiche donne che nel decantare le qualità dei loro beni, mostrano con orgoglio anche preziosi ed esteticamente riprovevoli denti d’oro.

La forza dell’impatto visivo caratterizza immediatamente l’approccio col Registan.

È un insieme di scuole coraniche la più antica delle quali risale agli inizi del Quattrocento. Costituisce il cuore della città ed è uno dei monumenti più interessanti dell’intera Asia Centrale. E’ ricca d'altissimi minareti, cupole, cortili, edifici a pianta esagonale, gallerie, mosaici ed elaborate maioliche, decorazioni con rappresentazioni animali, rare.

Durante il giorno, il sole abbaglia i turisti riflettendosi sui lucenti rivestimenti esterni. La sera, luci tenui normalmente ovattano le sue forme imponenti, che l’oscurità rende ancora più degne di rispetto.

(Di primissimo mattino, a volte è possibile “corrompere” i guardiani e salire su uno dei minareti normalmente non accessibili al pubblico, ed osservare la città dall’alto).

Noi vi andremo verso l’ora del tramonto.

Pranzo in corso di escursione al Kishmish Restaurant.

Cena nel complesso di Piazza Registan.

Il programmatore del viaggio comunicherà in loco orari e particolari di svolgimento della serata.

 

“Rendez Vous” con gli altri nostri gruppi in Piazza Registan a Samarcanda.

Cena, orchestra, suoni e luci che proiettano sulle facciate un racconto della Bellezza

 

Ci piace pensare che, pur non costituendo una comunità, chi viaggia con noi lo faccia perché sceglie non solo un itinerario ben confezionato, ma ritenga pure di far parte di un insieme di persone con cui abbia qualcosa in comune, attratti da un altrove che custodisce terre e facce diverse.

Ci piace pensare che questo senso della condivisione trovi ambiente adatto per manifestarsi in particolari condizioni di viaggio. Quando, oltre a generali modalità di partecipazione interessanti come in questo caso, si crei quella sfumatura, che accentui la sensazione di prendere parte a qualcosa di speciale.

Ciò è accresciuto proprio dall’essere con altri, condividendo un’occasione che moltiplica per ognuno le sensazioni. Perché, a volte, ciò che non trasmetti con altri appare un po’ meno vero.

Per questo proponiamo un’iniziativa che dia la possibilità di vivere un’esperienza con dettagli normalmente impossibili da apprezzare, se non in circostanze come questa.

Siamo infatti certi che una cena non sia solo ciò che si presenta in un piatto più o meno gradevole, e uno show di suoni e luci non regali solo note e immagini.

La serata in Piazza Registan è essenzialmente condivisione di un’occasione che sino ad ora persino noi che la frequentiamo da tanti anni, e che inizialmente non pensavamo si potesse realizzare, abbiamo la possibilità di apprezzare solo per la seconda volta.

La festa comune inizia arrivando prima del tramonto, accolti da un ambiente che accresce le suggestioni man mano che il buio sopravanza la luce.

Cena col sottofondo (non sempre ovattato) di un’orchestra. Poi, usciamo sulla piazza solo nostra chiusa agli altri. Ci sediamo al centro per essere circondati da suoni e figure, con un caotico eccessivo magnifico coinvolgente flusso di note e immagini proiettate su uno speciale schermo, esso stesso storia di bellezza.

 

Suoni e immagini sulle madrase.

 

In meno di 20 roboanti minuti passa una sorta di storia della bellezza e possenza.

Lo spettacolo di suoni e luci nella Piazza Registan a Samarcanda è colorato, un po’ troppo, la musica “spacca”, e tutto è “eccessivo”. Inizia con l’antico Egitto, passa per la Grande Muraglia. Prosegue facendo apparire piante, vasi, la Via della Seta, cammelli, l’Avesta, altri libri, l’Occhio, fuochi, frammenti di luci, volti di potenti, Monna Lisa, astri, guerrieri, Ulugbek, strumenti astronomici, il tempo, il DNA, la modernità, danze tradizionali e, non a caso per ultima, Samarcanda.

Non importa se non capiremo tutto ciò che la non intima voce di sottofondo proclama tonante accompagnando la visione. Architetture, facce, cose confuse, immagini che paiono pretenziose e incomplete. Cenni di terre, mani e facce. Un blob caotico ma perfetto in cui le forme architettoniche delle madrase sono quasi ignorate e le pareti ridotte a puro schermo per suggerirci storie. Solo alla fine la piazza torna a essere essa stessa storia, per parlarci di bellezza ed emozioni da toccare con mano.

 

Ancora mattinata di visite.

Completiamo il tour di una città di cui noteremo le modifiche operate dagli urbanisti negli ultimi decenni. Riscontreremo gli evidenti tentativi di creare separazioni visive tra le zone popolari della città e quelle più frequentate dai visitatori, attraverso variazioni e chiusure di percorsi che collegavano diversi quartieri vecchi e zone turistiche, o la costruzione di veri e propri lunghi muri.

(Alcuni parlano di stravolgimenti nel volto della città, altri di opportuna necessità per ovattare la povertà e marginalità sociale, come succede in molte parti del mondo. Anche a Roma, nel 1960 in occasione delle Olimpiadi, per nascondere alcuni aspetti del degrado urbano, spuntarono una miriade di alte pareti realizzate con enormi cartelloni pubblicitari. Per non parlare dello sforzo, inutile, di far scomparire i residui vecchi quartieri di tante moderne città cinesi, dietro imponenti muri con immagini delle nuove realizzazioni).

Stamattina ci recheremo presso la Tomba di Tamerlano, il Museo di Afrosiab e l’Osservatorio di Ulugbek.

Noto come Guri Amir, Mausoleo del Principe, ultimato nei primi anni del XV secolo, è un insieme non particolarmente imponente come ci si aspetterebbe riguardando un così famoso personaggio. Ma, non si è trattato d’una scelta segno d’apprezzabile modestia dell’interessato, perché furono le circostanze a far si che il Principe fosse sepolto qui invece che nella cripta di Shakhrisabz. L’area che protegge la lapide di Tamerlano ma anche quelle di figli e nipoti, è all’interno di un edificio caratterizzato da una grande cupola scanalata. La tomba vera e propria del condottiero si trova in una cripta inferiore, come consuetudine delle sepolture islamiche.

Di quest’uomo non molto si conosce, ma enorme è il rispetto, il timore, o il disprezzo, che circondano il suo nome. Noto come Timur “lo zoppo” per le ferite riportate in battaglia sin da giovane, (questa pare essere la versione più gratificante circa l’origine del suo claudicare), era dotato di gran forza fisica ma anche di cultura e religiosità, spregiudicatezza e ferocia. Insomma, un uomo contraddittorio come si addice a tutti i veri grandi personaggi. Una fama che da molti secoli è associata a quella di Samarcanda, che anche grazie a lui ha mantenuto un fascino in grado di attrarre anche noi.

Il Museo di Afrosiab ruota intorno ad un affresco scoperto negli anni ’60 dello scorso secolo. L’opera, assai antica, è stata fatta risalire al VII secolo e riproduce una scena con il ricevimento di rappresentanti di popoli lontani che giungono in cammello a cavallo o su elefanti. Negli altri ambienti vi sono vari reperti e informazioni storiche sulla città.

Più volte il nome di Ulugbek, nipote del personaggio più famoso, è richiamato nella descrizione di luoghi e narrazioni. In realtà, pare non si sia trattato di un uomo che abbia lasciato grandi orme di sé nella storia uzbeka. Comunque, nulla di paragonabile a suo nonno. Però, a giudicare dall’Osservatorio, occorre dedicargli uno spazio, se non come astronomo, come costruttore di osservatori stellari. All’inizio del XV secolo ne fa realizzare uno di ben tre piani con un astrolabio di 30 metri. La scoperta di tali resti, avvenuta nei primi anni del secolo scorso, ci restituisce una piccola parte dell’edificio originario, e un motivo per ricordare il nipote di Tamerlano.

Pranzo al Bekmurad’s Restaurant e trasferimento nella stazione ferroviaria.

Il treno pomeridiano permette in meno di tre ore di essere a Tashkent. Normalmente non fruiamo di treni nei nostri viaggi ma in questo caso lo preferiamo per provare un mezzo locale e risparmiare tempo.

Trasferimento in hotel. La cena potrà essere in ristorante locale o in albergo (non sempre il ristorante è aperto ai gruppi).

 

Il nostro hotel a Tashkent, “Lotte City Palace” 4*, o similare (www.lottehotel.com/city/tashkentpalace)

A sei minuti a piedi dalla piazza centrale con la statua di Tamerlano, è un hotel del periodo sovietico (1958), ma ristrutturato nel 2013 e in grado di offrire servizi adeguati per trascorrere nella capitale l’ultima notte del viaggio. Nessun particolare fascino, ma lo scegliamo perché in genere soddisfa le nostre esigenze per la qualità delle stanze e dei servizi.

 

Lasciamo l’hotel dopo la colazione. I bagagli saranno caricati nel bus per non essere costretti a tornare in albergo prima di andare in aeroporto.

La denominazione della città nel II secolo, “Mille alberi di albicocche”, oggi non caratterizza  un’atmosfera che riporti, se non alle origini, per lo meno all’VIII secolo quando era importante tappa carovaniera. Offre, però, un’immagine in bilico tra vecchie atmosfere legate a frutti zuccherini e al significato di Tashkent, che vuol dire “Città di pietra”, assunto nell’XI secolo.

Senso di antico e moderno si mescola in questa città di poco meno di tre milioni di abitanti, che ha subìto un ultimo violento trauma nel 1966. Il terremoto ne ha stravolto la fisionomia che è stata ricostruita e abbellita dal periodo post sisma ai giorni nostri.

Ha il suo centro nella piazza Amir Timur, caratterizzata da una statua di Tamerlano, appunto. Il traffico, pur notevole, è agevolato da una metropolitana che costituisce motivo di vanto dei locali. Avremo forse modo di visitarne una stazione.

La zona vecchia ha il cuore vicino al Bazar Chorsu, il mercato locale dei contadini. Protetto da una cupola verde, la sua natura non è stata completamente stravolta negli ultimi anni.

Sulla vicina altura, poco più a sud, a poche centinaia di metri, sta la Madrasa di Kulkedash.

Importante è la Khast Imom, complesso religioso con l’omonima piazza, la Moschea Hazroti Imom e due altissimi minareti che svettano per oltre 50 metri.

Il Parco Navoi, che prende nome da un poeta sufi del XV secolo, offre alcune realizzazioni specie del periodo sovietico con stili diversamente, e non sempre, apprezzabili.

Visite, pranzo (prevediamo un semplice box lunch) e trasferimento nel vicino aeroporto per il volo di linea della Uzbekistan Airways HY 255 delle ore 15 che arriva a Malpensa alle 19,15.

 

NB: il supplemento “Partenza da altre città” include pernottamento in hotel 4* in zona Malpensa.


 

 

 

  1. Khiva    2.  Bukhara  3. Samarcanda

 

 

 

APPROFONDIMENTI DI VIAGGIO

Si prega di leggere attentamente. Prima dell’adesione contattateci per chiarimenti anche su aspetti ritenuti secondari ma che potrebbero rivelarsi importanti in corso di viaggio.Sottolineiamo che i tre gruppi che si incontrano una sera a Piazza Registan di Samarcanda, sono da ogni punto di vista autonomi negli itinerari e gestione dei programmi. I servizi per ogni gruppo sono stati scelti in base a criteri assolutamente indipendenti uno dall’altro e possono quindi essere di qualità e costi - CONTINUA -

NATIONAL GEOGRAPHIC DIFFERENCE

  • Cena con orchestra e spettacolo di luci in piazza Registan, a Samarcanda, chiusa al pubblico e ad uso esclusivo per noi

ESPERTI

  

MARIO VINCENZO ROMUALDI

  • Dal 26  aprile  2019 al 3  maggio  2019

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