RENDEZ VOUS… E LE DUE PETRA, SOTTO LE STELLE

GIORDANIA

icona orologio 6 GIORNI
minimo 10 massimo 20 partecipanti
icona valigia PARTENZE:

    2019

  • Dal   13  ottobre    al   18  ottobre  
Sistemazioni
Land Expeditions - Viaggi con Esperto

Chi abbia immaginato di recarsi a Petra, ma pure chi vi sia già stato, potrebbe  avere un desiderio. Vederla anche di notte, magari in pochi. Chi, come noi, conosce bene la Piccola Petra ne ha pure un altro. Trasformare quello spazio di architetture nabatee in un salotto con torce e candele che illuminano tappeti e tavole imbandite, accolti da un flautare discreto che non si sa bene da dove origini. Non accontentandosi, vi sono altri che pretenderebbero di dormire tra le rocce - continua -

A PARTIRE DA: 2.890 €


ITINERARIO

Partenza con volo di linea Royal Jordanian da Roma Fiumicino RJ 102 alle 15,35. In aeroporto è previsto il servizio di assistenza aeroportuale per supportare le operazioni di check-in, mentre l’accompagnatore del viaggio aspetterà il gruppo direttamente all’aeroporto di Amman, al di là dei controlli documenti. L’arrivo è previsto alle 20,05.

Trasferimento privato in hotel, Cena (più tardi del solito, compatibilmente col volo) e pernottamento.

 

Il nostro hotel ad Amman, “Jordan InterContinental Hotel” 5*. (www.intercontinental.com).

“Anche se non soggiornate qui, potete sempre venire a bere qualcosa nella sua grandiosa lobby”. La grandiosità della lobby per noi è un optional, visto che nell’hotel trascorriamo le prime due notti in Giordania. E’ il precursore di tutti i migliori alberghi del Paese e vanta quel pizzico di fascino in più degli altri, che è il motivo per cui lo frequentiamo da moltissimi anni.

 

La tradizione dell’hammam si rinnova nella SPA del nostro hotel:

 


 

Colazione e partenza per il nord, verso Jerash.

(Potremmo svolgere le escursioni in senso inverso).

Amman è capitale della Giordania solo dal 1950. Pur nota nella storia già dal XIII secolo a.C. e conosciuta nell’antichità prima come Rabbat Ammon e poi Filadelfia, alla fine del XIX secolo è ridotta a piccolo villaggio. Per volere del re Hussein (a suo tempo molto noto e apprezzato a livello internazionale, non sempre allo stesso modo in patria), quasi tutti gli edifici pubblici e privati sono rivestititi da una particolare pietra bianca locale che le fornisce caratteristica di lindore ma, forse, anche di asetticità.

Può essere interessante frequentarne individualmente la sera uno dei quartieri in cui si svolge vita notturna in locali più o meno tradizionali, o andare nella zona centrale col Teatro Romano.

La Giordania è definita Regno Hashemita. Ciò deriva dall’ascendenza rivendicata già da re Abdullah, il fondatore della moderna Giordania, che affermava di discendere direttamente da Hashim, bisnonno di Maometto. Da questo legame i successori di Abdullah hanno tratto un carisma che ha avuto influenza notevole anche su altri Paesi arabi e musulmani. (Specialmente Hussein, padre del re attuale, nonostante le citate contraddizioni).

Da vari anni si notano molte gru e cantieri segnali dun intenso sviluppo urbanistico legato a sostanziosi investimenti anche stranieri, oltre che di facoltosi palestinesi.

(Il 60% circa dei giordani è palestinese o di origine palestinese e, per loro fortuna, non tutti vivono nei campi profughi ancora presenti in varie zone del Paese, anche alla periferia di Amman. Negli ultimissimi anni, vi è anche una massiccia presenza di siriani e iracheni, oltre due milioni, costretti a fuggire dalle guerre. Da evidenziare che Giordania e Libano, sono i Paesi che hanno accolto più rifugiati e profughi al mondo. Per questo re Abdullah II ha recentemente ricevuto ad Assisi il riconoscimento della Lampada della Pace ).

In bus percorriamo per circa un’ora la strada verso nord ci porta sino a Jerash.

Conosciuta in passato come Gerasa, è la più importante e coinvolgente delle città che formarono la Decapoli. Si visiteranno la Piazza Ovale, l’Arco di Trionfo, la Porta Sud, il Tempio di Zeus, il Teatro, la Via Colonnata, il Tetrapilo e il Tempio di Artemide che rimandano soprattutto al periodo tra il I e il IV secolo d.C.

Sicuramente è uno dei siti più corposi e meglio conservati del Medio Oriente. (Ora è ancora più rilevante se si pensa che quasi tutti gli altri che erano massicciamente presenti in Siria sono stati distrutti). Ne apprezzeremo i numerosi edifici, le particolarità architettoniche cominciando dalla grande Piazza Ovale circondata da colonnato, così ben mantenuta perché semisotterrata sino agli anni ’50 dello scorso secolo, utilizzata come campo per la coltivazione del grano. (Poco pregevoli sono alcuni lavori di restauro e di ricostruzione operati anche da archeologi italiani).

Pranzo nel ristorante locale “Valle Verde”. ll posto non è intimo ma gradevole. È frequentato da turisti e assai noto e apprezzato anche dai locali. Qui, i bravi cuochi e i fratelli che gestiscono il ristorante, preparano tradizionali mezzè e carni alla griglia per un primo gustoso approccio con le specialità mediorientali.

Poi si va a sud est sino alle propaggini del deserto con il castello di Qusayr Amra. Dopo 130 chilometri ci si ritrova in un ambiente aspro e desertico che mostra però quanto non ci si aspetterebbe di trovare. Un tempo, quando nell’XIII secolo qualcuno pensò di costruire un complesso che contiene caravanserraglio, padiglione di caccia e persino una residenza con bagno turco, era una zona ricca d’acqua. C’era un’oasi in cui crescevano vari tipi di piante tra cui i pistacchi,  famosi come quelli siriani. Il pozzo di circa 30 metri è ancora testimone muto della passata presenza d’acqua e delle capacità di ingegneria idraulica degli Omayyadi. Al loro periodo risale la realizzazione delle opere che punteggiano il deserto a est della capitale.

Ma è questo qusayr a conservare le testimonianze storiche che motivano l’inclusione tra i Patrimoni UNESCO. Il qusayr, a volte qsar, indica piccolo castello o costruzione fortificata. In alcune situazioni definisce soprattutto granai irrobustiti da grosse mura, come ha avuto modo di constatare chi sia stato in Libia. In generale si trattava di edifici più o meno caratterizzati con accorgimenti di difesa aventi uso di abitazione o di conservazione di merci, che nei momenti di necessità fornivano rifugio agli abitanti della zona.

Nel nostro caso si tratta di un complesso realizzato da un califfo, (termine forse non appropriato a meno che non s’intenda con questo termine un generico personaggio potente), che voleva trascorrere parte del suo tempo in un ambiente isolato, dedicandosi ad attività ludiche come la caccia o ricevimenti e feste, lontano da occhi indiscreti. Forse a ciò possono essere fatti risalire gli oltre 300 metri quadri di pitture murali che decorano  la sala delle udienze ma anche quelle più private e il bagno turco. Non si tratta certo di una delle più importanti realizzazioni dal punto di vista architettonico del Medio Oriente, perché la struttura nel suo complesso è di scarsa rilevanza. Però, per la presenza delle inconsuete immagini umane costituisce addirittura un unicum in tutto il mondo islamico.

Figure di donne più e meno spogliate, scene di caccia, banchetti, coppe colme di vino, abiti eleganti, lottatori, altre donne che fanno il bagno o imboccano un bimbo, fiori. Ma non mancano cani, dromedari, raffigurazioni di grandi uomini quali Cesare o altri più comuni che dilettavano gli invitati anche dal vivo, come ballerine e lottatori. Da notare anche  una delle prime rappresentazioni non piatte dell’universo nella cosiddetta Cupola del Paradiso, un tetto ricurvo del bagno turco. Infine, sorprende l’immagine di un orso che suona uno strumento a corde, forse un banjo, applaudito da una scimmia.

Il rapporto tra mondo animale e umano è un aspetto curioso ma non isolato perché si riproporrà, pur in una diversa scena, in un altro sito UNESCO quello di Umm Rasas.

L’elemento senza dubbio più importante del sito sta però nel fatto che Walid I, che fece costruire il qusayr all’inizio dell’VIII secolo, è lo stesso personaggio che  realizzò la Cupola della Roccia a Gerusalemme (il terzo luogo più sacro al mondo islamico dopo Mecca e Medina) e la Moschea Omayyade di Damasco. Ciò introduce un elemento di riflessione sul divieto islamico di rappresentare esseri viventi perché creati a immagine di Dio. Infatti, essendo Dio unico ed irripetibile, non è possibile raffigurare uomini e donne che implicitamente sarebbero riproduzione di Dio. In realtà, però, nella stessa Moschea Omayyade appaiono figure umane a dimostrazione della non sempre necessità di rigida osservanza del citato divieto coranico.

Un’altra ora circa è necessaria per rientrare in hotel.

Pranzo nel ristorante Valle Verde e Cena in hotel.

(I pasti durante il viaggio, potrebbero non potersi consumare nelle ore canoniche, per non dover subordinare lo svolgimento del programma ai pasti stessi).

 

 

Visita serale del sito aperto solo per noi

 

Partenza presto per avere tutta la giornata a disposizione. L’accompagnatore oggi scandirà con particolare attenzione i tempi e arrivare alla Piccola Petra nell’ora più opportuna. Durante il trasferimento dalla capitale a Petra e poi al ritorno, percorreremo parte della Desert Highway e della storica Via dei Re, (anche se non risultano particolari transiti di teste imbandite neppure nell’antichità),  la strada che dal nord al sud scorre tra altre due vie che consentono di giungere all’estremità meridionale giordana.

Andiamo prima verso sud ovest quasi fino al Mar Morto, fermandoci sulle rive del Giordano che ancora gli assicura un minimo di afflusso. Ad Al Maghtas recenti ricerche archeologiche e la tradizione cristiana vogliono che si sia svolto il battesimo di Cristo.

Il sito, noto anche come Betania di là del Giordano, Bethabara, Saphsaphas o Beit‘Anya si trova a dieci chilometri dalle acque salatissime ed è da poco Patrimonio UNESCO. Il riconoscimento arriva nel 2015 dopo tante ricerche contrasti e rivendicazioni al termine di una lunga fase che inizia con i primi ritrovamenti nel 1899, prosegue con gli scavi più sistematici dal 1994, le prese di posizioni di studiosi in base agli scritti della Bibbia degli evangelisti e dei resoconti dei pellegrini che vi si sono recati specie dal III al X secolo. Il Papa ci va nel 2000 dando il proprio suggello alla sacralità del luogo. Si tratterebbe proprio del posto dove Giovanni, un tempo venerato ancor più di Gesù, avrebbe battezzato il Nazareno. Dice Matteo che “in quel tempo Gesù andò da Giovanni per farsi battezzare” e, continua Giovanni Evangelista, “questo avvenne in Betania di là del Giordano dove Giovanni stava battezzando”.

Nella zona, trasformata oggi in una sorta di parco archeologico, Giovanni svolse attività di predicazione, cinque apostoli si incontrarono per elaborare i fondamenti cristiani ed Elia ascese in cielo. Vi si trovano anche la grotta dove si presuppone vivesse Giovanni Battista, la sorgente sempre a lui riconducibile, la Casa di Maria Egiziaca eremita del IV secolo, una struttura con uno dei resti di chiese più antichi della cristianità risalente al III secolo, rovine di un monastero del V e di altre chiese, e i gradini che portano al luogo del battesimo di Gesù. Qui, già dai primi secoli dell’era cristiana sono state edificate chiese per onorare il posto ed ospitare pellegrini. Da sempre si riconosce la particolarità del luogo anche se non mostra grandi resti archeologici, ma se ne apprezza la grande sacralità.

In generale, se potessimo dare un consiglio a chi sceglierà di condividere il nostro tragitto attratto dalla fede o da curiosità culturale, diremmo di sforzarsi per osservare in modo sfumato le pietre che segnano fatti religiosi e credenze popolari.

La bellezza di quelle pietre non va cercata tanto nel suo valore artistico, ma in ciò che rappresentano, manipolate dall’uomo a memoria di eventi che la tradizione dei credenti assegna loro.

Poi, scendiamo ancora più a sud est per meno di 80 chilometri e in un’ora e mezza siamo a Umm Rasas che mostra i più importanti mosaici del Paese. Per questo è Patrimonio UNESCO.

(Letteralmente Umm Rasas significa “Madre del Piombo”. Da notare le motivazioni nella cultura araba che stanno dietro agli appellativi “umm”, mamma, e soprattutto “abu”, papà, che fanno riferimento alla tradizione più autentica e anche maschilista arabo musulmana).

Le opere che osserveremo sono quelle più interessanti ritrovate nella Chiesa di Santo Stefano, dell’VIII secolo. Richiamano, oltre ad alcune città della regione, scene di vita quotidiana legate alla caccia, pesca, agricoltura, con particolari anche curiosi, come quello famoso che rappresenta un uomo che cavalca uno struzzo.

Sulla Desert Highway, la più orientale e veloce delle tre vie che mettono in comunicazione il nord col sud, pranziamo in un ristorante locale, modesto ma comodo perché proprio sul nostro itinerario.

Due ore e mezza e 180 chilometri decisamente verso sud ci fanno arrivare vicino alla Piccola Petra dove sta il nostro hotel.

 

Secondo l’ora di arrivo si potrà prima cenare, com’è più probabile, oppure andare nel sito per la visita serale di Petra.

Pranzo nel ristorante “Hasa Rest House” lungo la Desert Highway, cena in hotel.

 

Visita notturna di Petra, aperta solo per noi.

 

(L’ora di svolgimento condiziona l’andamento della giornata, inclusa la cena).

Abbiamo scelto di incontrare subito Petra di sera per avere un impatto speciale con la città nabatea. Da soli, prima di osservarla il giorno dopo assieme a tantissimi altri.

Siamo certi che sarà di grande suggestione. Lanterne, silenzio e suono di un flauto fanno da cornice a luoghi che scopriremo assai diversi quando li attraverseremo domani con la luce del giorno.

 


 

 

Il nostro hotel nella Piccola Petra, “Bubble Luxury Hotel Petra”

 

Di questa struttura, trattandosi di una proposta assai inusuale, indichiamo il sito ufficiale https://petrabubble.com/about-us/

ma suggeriamo anche di consultare Tripadvisor per le foto e leggere giudizi.

https://www.tripadvisor.it/Hotel_Review-g318895-d15012391-Reviews-Petra_Bubble_Luxotel-Petra_Wadi_Musa_Ma_an_Governorate.html

Vicino alla Piccola Petra tra sabbie e arenarie che hanno reso celebre questi luoghi, qualcuno ha avuto la pazza idea di realizzare un hotel che certo normale non è. Solo 20 bubble suite ognuna con tre ambienti, letto soggiorno bagno più una Jacuzzi privata all’esterno, su una terrazza di legno rialzata su cui sta l’intera suite di centocinquanta metri quadri. Gli ambienti hanno tende che permettono privacy interna ed esterna. Nessuno però si sognerà di chiudere la parte superiore per godersi lo spettacolo notturno proiettato in cielo, e provare quello che tanti di noi hanno sognato di poter fare. Difficile immaginare una soluzione più intrigante e suggestiva di questa.

È la prima volta che proponiamo, per la visita della Piccola Petra e Petra distanti 3 e 10 chilometri, di sfruttare lo stare in mezzo al deserto con la vicinanza dei siti nabatei. Tutto è arricchito da una posizione in alto invidiabile, che amplifica il piacere del tramonto facendo un bagno nella Jacuzzi.

In questo itinerario includiamo tutti i siti UNESCO della Giordania tranne il Wadi Rum, dove non pernottiamo proprio perché abbiamo già tre notti in questo deserto vicino alla Piccola Petra.

(Viste le scarse disponibilità di bubble il tour leader potrebbe pernottare altrove).

 

 

   

 

 

“Rendez Vous” a Petra e Piccola Petra il 15 e 16 ottobre

                                             Visita notturna, cena, candele, suoni, ombre…

 

Ci piace pensare che, pur non costituendo una comunità, chi viaggi con noi lo faccia perché sceglie non sol              o un itinerario ben confezionato, ma ritenga pure di far parte di un insieme di persone con cui abbia qualcosa in comune, attratti da un altrove che custodisce terre e facce diverse.

Ci piace pensare che questo senso della condivisione trovi ambiente adatto per manifestarsi in particolari situazioni di viaggio. Quando, oltre a generali modalità di partecipazione interessanti, come in questo itinerario, si crei la condizione di prendere parte a qualcosa di speciale. Ciò è accresciuto proprio dall’essere con altri, condividendo un’occasione che moltiplica per ognuno le sensazioni.

Perché, a volte, ciò che non trasmetti con gli altri appare un po’ meno vero.

Per questo proponiamo un’iniziativa che dia la possibilità di vivere un’esperienza con sfumature normalmente impossibili da apprezzare, se non in circostanze come questa.

Siamo infatti certi che una cena non è solo ciò che si presenta in un piatto più o meno gradevole. Questa nella Piccola Petra è condivisione di un’occasione che, persino noi che frequentiamo il sito da decenni, abbiamo potuto apprezzare solo un’altra volta.

Tutto è amplificato dalla presenza di compagni di viaggio d'altri due gruppi “Israele e Giordania. Il Sacro e il Bello” e “Giordania, tra pietre sabbie sale e facce”.

La festa comune inizia oggi all’ingresso di Petra dopo l’imbrunire, accolti da torce e candele che accrescono le suggestioni man mano che la luce lascia posto al buio. La visita notturna l’abbiamo prevista subito, la prima sera dell’arrivo a Petra, per avere immediatamente un impatto emotivamente forte con uno dei siti più decantati al mondo.

Entrare a Petra aperta e illuminata da torce solo per noi, è un aspetto non trascurabile di un viaggio che pure ha tanto da proporre. Nulla a che vedere con altre visite aperte a tutti, quando la presenza di troppe centinaia di persone non consente ciò che più conta.

Il privilegio del silenzio e dell’essere in pochi.

Ci si avvia per uno stretto siq che inaspettatamente si apre in uno spiazzo con una delle immagini più note del pianeta. Davanti, nel silenzio aggraziato dal suono di un flauto che non si sa da dove venga, troveremo la facciata debolmente illuminata del Tesoro.

E, nonostante quello che ci aspettiamo di poter gustare nei giorni successivi, si potrebbe essere tentati di terminare il viaggio in questo momento.

Tutto è molto coinvolgente, perché quel luogo, caro a ogni amante della storia archeologia architettura, è solo per noi.

Ma, anche perché, semplicemente e straordinariamente, il posto è “bello”.

 

Cena nella Piccola Petra (Siq al-Barid, “la gola fredda”)

 

(Gli oltre due interi giorni di permanenza possono consentirci di variare l’ordine delle visite ora indicate.

A puro titolo orientativo informiamo sulle distanze interne a Petra, senza tenere conto delle deviazioni: dall’ingresso al Tesoro 2km, dal Tesoro al ristorante Basin 2km, dal ristorante al Monastero 1,5 km. Per chi avesse difficoltà di deambulazione potremmo prenotare il giorno prima calessi che dall’ingresso arrivano al Tesoro.

Si raccomanda di prestare opportuna attenzione alla conservazione del biglietto di ingresso, controllato spesso, che costa l’equivalente di varie decine di euro).

 

Colazione e, dopo aver percorso col bus i dieci chilometri che portano all’ingresso di Petra, iniziamo le visite nei molti luoghi di grande interesse.

Da sottolineare gli inevitabili confronti con la sera precedente, che apporteranno ulteriore valore emotivo all’esperienza di ieri.

Oggi ci si reca nei siti bassi giungendo sino al Monastero. (Quasi tutte le opere nabatee hanno nomi attribuiti arbitrariamente).

Pranzo nel ristorante interno all’area archeologica, Petra Basin.

Non ci dilunghiamo nella descrizione di Petra perché preferiamo sia vissuta e assaporata interamente in loco.

Ricordiamo solo che la città dei Nabatei, che dominarono la regione (anche come razziatori) dal VI secolo a.C. al II d.C. è inserita nell’elenco UNESCO dei luoghi Patrimonio dell’Umanità, e che l’esistenza di Petra è, indipendentemente dal resto, motivo per inserire la Giordania in uno dei dieci paesi al mondo da visitare.

Il rientro in hotel nei giorni di visita a Petra, secondo l’andamento delle giornate, può avvenire assieme al gruppo o individualmente, in modo che ognuno possa gestire come ritenga l’ultima parte del giorno purché compatibile col programma.

(Si possono prenotare taxi o ricercarli all’uscita per tornare al Bubble Luxury Hotel che dista dieci chilometri. Accompagnatore italiano e guida locale sono ovviamente a disposizione per suggerimenti).

Pranzo buffet dentro il sito, nel “Petra Basin Restaurant”.

 

Cena nella Piccola Petra

 

Oltre alla visita di ieri, con le autorità giordane abbiamo programmato la cena nella vicinissima Piccola Petra distante tre chilometri dalle nostre bubble suite. L’abbiamo arredata con luci, tappeti, tavole imbandite e musica. L’ambiente è più intimo e meno dispersivo di Petra, solo per poche decine di persone.

È un posto sbalorditivo perché si offre con le stesse caratteristiche architettoniche della sorella più frequentata, ma si presta a essere acconciata nel modo a noi più gradito.

Anche qui si accede per un siq in uno slargo ricoperto da tappeti. Le arenarie opportunamente illuminate per noi, mostrano opere nabatee che ci osservano compiaciute di poter ancor oggi offrire ospitalità, come nel passato, e soddisfare viaggiatori affamati e assetati.

La Piccola Petra, infatti, serviva da ricovero e ristoro per le carovane che vi sostavano, non potendo attraversare Petra.

Altri tappeti e stuoie, debolmente illuminati, ci indicano il percorso da seguire per giungere in uno spiazzo per l’aperitivo e accomodarsi poi ai tavoli bianchi accanto ad un tempio rischiarato con opportune luci.

Il tutto è condito con qualche accorgimento logistico non scontato.

 

il posto scelto per l’aperitivo

 

 

la cena

 

 


 

 

 

Indipendentemente dal piacere delle portate, il gusto della cena sarà insaporito da un contorno più apprezzabile di ciò che troveremo nei piatti.

Una cena, questa cena, non è infatti un quadro in cui ciò che importi sia solo la tela, perchè la cornice non è puro intercambiabile accessorio. Questa cena, con sottofondo musicale, sazia di emozioni soprattutto attraverso l’ambiente che ci attornia, e le memorie nabatee sono ulteriormente valorizzate da ombre e luci che fanno intravedere nel buio l’arenaria sapientemente scarnificata. E il tempo, che per secoli ha contribuito a modellare quelle pietre, vorremmo che in questa occasione rallentasse un poco per prolungare la serata.

Colazione e nuovo ingresso nella città nabatea*.

Oggi, dopo aver ripercorso parte dell’itinerario di ieri, si può andare al Monastero (se non si è già fatto il giorno precedente), recarsi alle Tombe dei Nobili, osservare i mosaici bizantini che si trovano sull’altura che domina la Via Colonnata, o salire sino all’Altare Sacrificale da cui si gode una vista certamente non banale su tutto il sito.

Le possibilità sono davvero tante. Guida locale e accompagnatore sceglieranno e suggeriranno quelle ritenute più opportune. Tra queste si potrebbero prendere in considerazione, se il tempo e le gambe lo consentono, anche la scalinata che inizia dopo la Tomba del Palazzo e conduce in alto dalla parte opposta al teatro, addirittura sino di fronte al Tesoro. (L’ultima parte potrebbe essere non adatta a tutti, ma quella iniziale è certo consigliabile).

Oppure, oltrepassare la collinetta col Gran Tempio, per dare un’occhiata a una zona di Petra assolutamente non frequentata dal turismo che invade i sentieri principali. Vi sono tombe cisterne architetture che, pur diverse da quelle presenti nella parte più visitata del sito, sono certo interessanti.

Qui vivono ancora, in ex tombe o nelle tradizionali tende, alcuni dei vecchi abitanti che non hanno voluto abbandonare la città quando, alla metà degli anni ’80, la regina si fece promotrice di una proposta che prevedeva che i vecchi abitanti lasciassero l’area archeologica per agevolare la presenza dei turisti. Furono costretti a trasferiti in un nuovo insediamento e in cambio ottennero la gestione dei servizi interni al sito. (Per questo a volte si comportano come se fossero a casa loro).

Con una camminata di circa un’ora e mezza oltre il Gran Tempio, si può arrivare alla Tomba del Serpente e fare visita ad una vicina casa, anch’essa dentro un’antica tomba nabatea, dove vive una famiglia presso cui sostare per un dolcissimo tè.

Non molti lo fanno, ma esiste persino la possibilità di andare da Petra alla Piccola Petra passando vicino al Monastero.

Tutte queste indicazioni servono essenzialmente a far capire che il sito offre innumerevoli stimoli. Saranno presi in considerazione quelli più opportuni tenendo anche conto delle caratteristiche del gruppo. Ovviamente, accompagnatore e guida conoscono bene varie alternative ma non altrettanto le capacità dei singoli.

In ogni caso, si consumerà un leggero lunch box in uno dei tanti angoli di Petra che si prestano a farci da ristorante.

 

*Possibile variante al programma odierno.

Chi vorrà, avendolo deciso e comunicato già il giorno prima, potrà arrivare alla Tomba di Aronne, situata sul Jebel Harun il punto più alto e panoramico della vastissima zona archeologica. (Si tratta di una escursione impegnativa, ma coinvolgente, che si può svolgere unendosi al gruppo di M. Romualdi).

La Tomba di Aronne si raggiunge con una camminata di circa sei ore tra andata e ritorno dal Teatro Romano, salendo un dislivello di 400 metri. È a 1.350 metri slm. Dotarsi di calzature adatte. Si possono anche noleggiare in loco asino o dromedario se si pensa di essere in grado di fruirne adeguatamente e in sicurezza.

Vale la pena andarci, ma l’accompagnatore potrà fornire in loco ulteriori dettagliate informazioni necessarie per decidere.

Per utilizzare al meglio la giornata consumiamo un leggero lunch-box. Lo faremo in un posto particolare, vicino alla moschea bianca sotto la quale la tradizione vuole si trovi la tomba del fratello di Mosè, all’ombra di uno spuntone di roccia che domina un panorama su una vallata che arriva sino al deserto del Negev.

Si attraversano luoghi con tombe, cisterne, architetture che arricchiscono quanto è presente nella parte più frequentata di Petra. Rarissimamente s'incontrano altri turisti diretti verso il Jebel Harun che domina la zona. Quel punto bianco che si può vedere da vari posti, indica un santuario risalente al XIV secolo che pare sia stato costruito proprio sul luogo in cui fosse la tomba di Aronne, personaggio caro a musulmani e ebrei. Fino al alcuni anni fa vi stazionavano guardie armate proprio per presidiare un luogo assai sacro a tutto il Popolo del Libro.

Qui vivono ancora alcuni dei vecchi abitanti di cui abbiamo fatto cenno.

In particolare, lungo il nostro percorso, nei paraggi della Tomba del Serpente, ci fermiamo presso una tomba nabatea dove ora vive la famiglia di una persona che frequentavamo da anni. Avremo la piacevole opportunità di accomodarci nella loro casa e accettare un dolcissimo tè.

 

Pranzo. Qualsiasi scelta venga fatta, si potrà disporre di lunch box per avere più elasticità nella scelta dell’itinerario odierno. Cena in hotel.

 

Partenza presto, verso le 6, per l’aeroporto di Amman che si trova 30 chilometri prima della capitale. (Breakfast box).

Volo di linea Royal Jordanian RJ 101 delle 11,45 per Roma.  Arrivo alle 14,35.

APPROFONDIMENTI DI VIAGGIO

I trasferimenti sono con minibus dotati di aria condizionata In questo viaggio fruiamo di gratificanti servizi, di un corrispondente assai affidabile, di guide esperte e innamorate del proprio Paese. L’accompagnatore conosce bene i luoghi e può contribuire a fare apprezzare le specifiche caratteristiche culturali filtrandole attraverso la nostra sensibilità occidentale Tutto è amplificato dalle citate “sfumature” a Petra e Piccola Petra che rendono la proposta effettivamente - CONTINUA -

NATIONAL GEOGRAPHIC DIFFERENCE

- VISITA NOTTURNA DI PETRA APERTA SOLO PER NOI

- CENA ESCLUSIVA NELLA PICCOLA PETRA ILLUMINATA DA TORCE E CANDELE

- TRE NOTTI A PETRA NELLE ESCLUSIVE BOLLE SUITE CON TETTO TRASPARENTE

 

ESPERTI

  

PAOLO GHIRELLI

  • Dal 13  ottobre  2019 al 18  ottobre  2019