• RENDEZ VOUS: I TESORI DI ANGKOR

    CAMBOGIA

  • RENDEZ VOUS: I TESORI DI ANGKOR

    CAMBOGIA

    icona orologio 6 GIORNI
    minimo 2 massimo 6 partecipanti
    icona valigia VIAGGIO SU MISURA:
    • Disponibile  dal   19  gennaio  2020  al   26  gennaio  2020
    Sistemazioni
    Private Expeditions - Viaggi Individuali

    Un viaggio solo in Angkor? Si. Specie stavolta perché Angkor, in accordo con l'UNESCO, straordinariamente s’apre e illumina una sera per una cena e musica solo per noi. Dedichiamo sei giorni alla visita di Angkor. Non solo i siti più conosciuti, ma anche luoghi come Phnom Kulen, ritenuta una delle più sacre tra le montagne della Cambogia. E poi Preah Vihear, unico sito PATRIMONIO UNESCO oltre Angkor in una posizione spettacolare.

    A PARTIRE DA: 1.750 €


    ITINERARIO

    Arrivo a Siem Reap. Incontro con la guida locale e trasferimento in Hotel.

    Pranzo in ristorante locale (soggetto a riconferma secondo l’orario del volo di arrivo).

    Cena set menù e pernottamento in Hotel.

     

    (Ricordarsi di portare il passaporto)

     

    Intensa giornata è dedicata al sito di Preah Vihear (dal nome della provincia in cui si trova), di età precedente l’era classica di Angkor. Per la sua rilevanza storico architettonica e la sua posizione ci piace ancora ricordare che dal 2008 è l’unico sito oltre Angkor in Cambogia a essere Patrimonio UNESCO.

    Ci concediamo un giorno d’avventura attraverso un territorio poco influenzato dal turismo. Partenza di primo mattino verso il nord sino a ridosso del varco di confine con la Thailandia, che ha spesso cercato di contendere alla Cambogia il possesso dell’importante complesso kmer. L’arrivo nel sito è previsto dopo circa 5 ore. Si percorre un itinerario antico che faceva parte di una ragnatela di strade reali fatte realizzare dai regnanti kmer. Le principali erano sette vie lastricate che portavano in luoghi di particolare rilevanza come Preah Vihear, Sambor Prei Kuk, Phnom Kulen, o Vat Phou in Laos.

    (Dedichiamo molto spazio alla descrizione di Preah Vihear perché solo da poco tempo appare sufficientemente sulle guide e Internet).

    Su un’altura di quasi 600 metri si trova il complesso religioso che i thailandesi chiamano Monastero Sacro. Nel periodo di Angkor era meta di devozione tra le più apprezzate dai pellegrini. La sua realizzazione si attua in diversi periodi, pare dal IX-X secolo, anche se per molti studiosi i primi interventi sarebbero certamente anteriori. In ogni caso si tratta di un monumento che pur essendo apprezzabile dal punto di vista architettonico, lo è soprattutto per la sua posizione (la più strepitosa tra i siti cambogiani). Rappresenta, assieme a Sambor Prei Kuk, una fase dello sviluppo dell’arte kmer che solo dopo più di un secolo darà vita ad esempi più noti come il Bayon o l’Angkor Wat.

    I templi di Preah Vihear sono un'efficace raffigurazione materiale del periodo architettonico iniziale kmer, quando uno dei temi dominanti è la realizzazione di edifici sacri che simboleggino il Monte Meru, la Casa degli Dei, il centro del mondo. L’immaginaria altura religiosa può consistere in una montagna reale o, in assenza, in un manufatto artificiale. Ovviamente, la presenza di un luogo naturale su cui erigere l’edificio fornisce maggiore importanza al luogo stesso. Anche per questo, Preah Vihear già in passato aveva un ruolo assai rilevante per i comuni fedeli ed anche per i regnanti kmer. Ancora oggi i buddisti cambogiani vi riconoscono uno dei più sacri luoghi del Paese. Pure i thailandesi lo apprezzano, tanto che è stato motivo di recente contenzioso anche militare con Phnom Penh. (Di queste tensioni rimangono segni tangibili nella presenza di soldati che presidiano la zona).

    Nel sito, che sta proprio sul confine in territorio cambogiano, si può restare sorpresi dal costatare il numero di presenze che possono provenire dalla Thailandia. Infatti, quando è aperta la frontiera, i thailandesi vi giungono in numero assai maggiore dei cambogiani perché dispongono di una migliore viabilità e di un accesso facilitato. Da qualche anno dopo gli ultimi episodi di guerra e i successivi accordi, le autorità cambogiane hanno deciso di chiudere il posto di frontiera per impedire l’accesso ai vicini.

    Il primo impatto può non essere sorprendente perché il complesso non manifesta immediatamente tutta la sua grandezza. Poi, però, si rimane coinvolti dalla vastità del sito e, come detto, dalla sua localizzazione (si tratta certamente della più spettacolare posizione fra tutti i siti archeologici della Cambogia), e dall’opportunità che si ha di vederlo così come è stato riscoperto e conservato, senza particolari interventi che ne abbiamo modificato lo stato originario. (Aspetto, questo, che ha contribuito alla scelta dell’UNESCO di inserimento tra i Patrimoni  dell’Umanità).

    Il complesso si dipana in forma allungata per circa 800 metri dall’ingresso con lo Scalone Monumentale al Santuario Centrale, che coincide col punto più alto e panoramico del sito. Segue, eccezionalmente, un orientamento da nord a sud invece che est ovest com'è nella più parte dei templi. Le strutture sono state adattate alla conformazione morfologica del terreno. Uno sperone di roccia ne condiziona la forma. È costituito da una serie di edifici, strutture e torri che si susseguono su pedane un poco sempre più alte sino a giungere alla sommità, che coincide appunto col santuario centrale alla fine della spianata, proprio sul bordo meridionale del dirupo.

    Portali decorati, gradinate e scaloni impegnativi, santuari, torri, gallerie, finestre, qualche cumulo di pietre scarnificate che attendono di essere ricomposte nella loro originaria forma, colonnati, piani rialzati, Naga, cisterne…un insieme di edifici, alcuni ben conservati altri meno, indubbiamente valorizzati dalla posizione.

    Da qui la vista non ha limiti sul circostante territorio cambogiano e thailandese, e nelle giornate assai limpide, dicono, possa arrivare sino a individuare il profilo dell’altra montagna sacra, Phnom Kulen, dove andremo domani. Pare che già alla fine del XII secolo il posto non fosse molto frequentato e che la vegetazione abbia di lì a poco cominciato ad avvolgere, nascondere, proteggere, stritolare, abbracciare le sacre pietre conservandole per noi.

    (Sino a pochi anni fa occorrevano oltre 10 ore per andare e altrettante per tornare da Siem Riep, ed era quindi necessario passare una notte nella zona in situazioni disagiate. Poi, sono iniziati lavori di sistemazione in gran parte del percorso. Cinque anni fa erano necessarie circa 7 ore di jeep per giungere al sito. Oggi, che la strada è stata quasi tutta resa ben agibile, ne occorrono anche meno di 5.

    La distanza totale da Siem al luogo archeologico è di 250 chilometri circa. Pur tortuosa, sino a Anlong Veng, l’itinerario punta decisamente verso il nord per quasi 125 chilometri. Devia poi a est per Sra Em, distante un altro centinaio di chilometri, località in provincia di Preah Vihear nelle alture di Dangkrek. Da qui, poco più di 25 chilometri portano alla base del colle col complesso sacro, cui normalmente si accede arrivando quasi sino all’ingresso con gli automezzi).

     

    Pranzo nel sito (leggero lunch-box). Cena in hotel, (set menù), ad ora più tarda del solito.

     

    L’escursione di oggi a Phnom Kulen presenta aspetti gradevoli anche per il contesto ambientale in cui si svolge. L’interessante Budda reclinato scolpito nella roccia e la cascata e la strada in salita nella foresta per raggiungere il luogo sacro rendono la giornata soddisfacente.

    Sarà importante prevedere bene i tempi perché la stretta strada, privata, può essere percorsa in andata e ritorno a orari prestabiliti per consentire un flusso alternato. In ogni caso, il tragitto attraversa la giungla con formazioni rocciose apprezzabili e merita di essere attentamente gustato, nonostante alcuni tratti siano disagevoli.

    Normalmente la strada si può percorrere in andata sino alle 11 e poi in uscita dalle 13, ma è bene riverificare in loco. Si giunge sulla cima dell’altura, (il punto più alto è a circa 500 metri slm), col luogo sacro che, come noto, si dice possa nelle belle giornate essere vista anche da Preah Vihear, anche se a noi ieri non è stato concesso.

    (In realtà, è solo un modo di dire, come sarà capitato di sentirsi ripetere   pure in Giordania quando, sul Monte Nebo, la guida racconta che “nelle giornate senza foschia è possibile osservare le case più alte di Gerusalemme”. Mai viste).

    Phnom Kulen si trova a una cinquantina di chilometri da Siem, circa 20 chilometri dopo Banteay Srey, dentro una vasta area adibita a Parco Nazionale. Da sempre, Phnom Kulen, è ritenuta forse la più sacra tra le montagne della Cambogia perché proprio qui nell’802, Jayavarman II si proclama dio-re, dando inizio alla storia dei moderni regni cambogiani. Per questo è meta di visite e pellegrinaggi dei locali. Apprezzeremo panorami, il grande Budda disteso (notevole), il santuario, alveo del fiume con alcuni lingam scolpiti, cascatelle.

    Tutta la regione per una certa fase in periodi remoti, era nota anche con altre denominazioni e comprendeva alcune decine di templi, le cui rovine sono ancora sparse nella giungla dei dintorni con accessi assai difficili.

    Rientro nel pomeriggio a Siem Riep. L’eventuale tempo disponibile, nella giornata di oggi e in tutte le altre in cui si sta a Siem Riep, potrà essere utilizzato discrezionalmente dai partecipanti.

    Pranzo (set menù) in ristorante locale.

    Cena (set menù) e pernottamento in Hotel.

     

    Durante la permanenza nella zona di Angkor, includiamo visite ed escursioni con una sequenza che, compatibilmente con l’andamento complessivo del viaggio, può essere variato in loco.

     

     

    (Si potrà decidere, per evitare ingolfamenti e le ore più calde, di recarsi nei siti presto al mattino).

    Continuiamo l’avvicinamento al cuore di Angkor andando al Banteay Srey, detto Tempio Rosa per la qualità della pietra con cui è stato realizzato nel X secolo. E’ comunemente considerato in assoluto una delle maggiori preziosità architettoniche e artistiche cambogiane. (Nonostante la presenza di alcune copie di statue in sostituzione degli originali che ora ornano dimore private in qualche parte di mondo).

    Si trova a una trentina di chilometri da Siem ed è nota anche come Cittadella delle Donne per la graziosità delle raffigurazioni presenti nel tempio, caratterizzato da un ottimo stato di conservazione, dalla raffinatezza della fattura e accorti (oltre che sostanziosissimi) restauri. Eleganti figure femminili presenti nelle pareti del tempio narrano episodi dell’onnipresente poema classico indiano Ramayana. È dedicato a Shiva, ma sono numerose anche le altre divinità maschili e femminili che ne ornano e ingioiellano le strutture.

    Il Banteay Samrè, altra meta della mattinata, sempre in zona, risale al XII secolo. È in buono stato di conservazione e sta in posizione isolata con un corpo centrale, spazi per biblioteche e atrio. È protetto, cosa rara, da una doppia cinta muraria con un fossato centrale. Vi andiamo per le caratteristiche artistiche e scarsi turisti.

    Durante la giornata prevediamo di recarci anche in uno dei tre siti che hanno reso famosa Angkor, il Ta Phrom, l’Angkor Wat e l’Angkor Tom. Ora indichiamo l’ultimo, ma potrà anche essere inserito un altro secondo quanto si riterrà più opportuno in loco per ottimizzare i tempi, considerati i flussi turistici e la vastità della zona archeologica di oltre 400 chilometri quadrati.

    L’Angkor Thom era una vera città fortificata realizzata tra i secoli XII e XIII. Pare che nel periodo d’oro nella zona vivesse oltre un milione di persone. L’area era cinta da mura e fossati, chiara rappresentazione architettonica del monte sacro Meru e degli Oceani. Porte monumentali di oltre 20 metri sono arricchite da grandi statue di divinità, demoni, proboscidi. All’interno vi si trovano strutture quali la “Terrazza del Re Lebbroso”, la “Terrazza degli Elefanti”, ma soprattutto il “Bayon”.

    Se il manufatto più maestoso di Angkor è l’Angkor Wat, il Bayon rappresenta certamente quello in cui arte e capacità fantastiche degli autori e di chi l’ha commissionata, si sono espresse al meglio della creatività. I 216 enormi volti di Avalokitesvara sembrano inseguire con lo sguardo freddo, ma con sorriso più conciliante, il visitatore che in ogni caso rimane assai colpito dalla straordinarietà dell’opera. Il sorriso, appena accennato, delle sue 432 labbra può anche richiamare, (non per proporre inconsistenti rapporti ma solo per omogeneità estetiche), quello di Abu Simbel. Oltre allo straordinario insieme dell’opera, sarà interessante osservare nel dettaglio anche i bassorilievi con oltre 10.000 raffigurazioni. Molte di queste rappresentano scene di vita del XII   secolo.

    Si dice che sia stata questa la prima struttura che lo scopritore di Angkor, (Henri Mouhot oggi sepolto lungo un fiume in Laos), abbia notato durante il suo girovagare nella foresta. Assai coinvolgente e di grande impatto emotivo.

    (Se dovessimo suggerire un posto dove attendere l’alba, sulla base delle esperienze personali, oltre al gettonatissimo Angkor Wat…).

    Oggi continua l’incontro con i templi di Angkor. Ma, noi non ci accontentiamo di condividerne la visione di giorno con tante altre persone. Per questo scegliamo anche di tornarci domani sera e avere il privilegio di incontrare un tempio aggraziato, il Thommanon Temple, tutto per noi.

     

    Cercheremo di pranzare non in un normale ristorante ma in una “casa privata” che da qualche tempo prepara pasti a richiesta. Cena in Hotel (set menù).

     

     

    Incontro serale con gli altri gruppi per la cena e musica al Thommanon Temple di Angkor, aperto e illuminato solo per noi

     

    Abbiamo riservato per gli ultimi giorni alcuni degli aspetti più noti di Angkor. Difficile elaborare una graduatoria dei monumenti che più possano suscitare l’interesse.

    Ogni tappa odierna avrebbe diritto a un’ampia descrizione per sottolinearne le qualità, riconosciute nel 1992 Patrimonio UNESCO. Ci limitiamo a indicare alcune delle caratteristiche principali, perché solo la loro visione diretta potrà farcene apprezzare pienamente la godibilità non solo artistica.

    Lasciamo quasi alla fine del nostro percorso estetico-storico il Ta Phrom. Rappresenta la più originale sintesi estetica tra quanto la mano dell’artista e la megalomania del potente di turno abbiano saputo produrre, e la natura voluto preservare compenetrando e quasi incorporando ciò che ritenesse degno di voler conservare per sottrarlo all’incuria e a volte al disprezzo degli uomini. L’esperienza di questa visita è particolare. Molto è stato lasciato così come deve essere apparso a chi per primo ha avuto la costanza, il coraggio, e la fortuna, di ritrovarlo nel folto della giungla.

    In realtà i monumenti, protetti afferrati avvinghiati e stritolati da rami e radici che paiono tentacoli di mostruose piovre, il forte contrasto anche cromatico tra le chiare articolazioni arboree i toni scuri e i grigi delle pietre antiche, non sono stati lasciati in balìa della natura. Periodicamente, l’opera di sorveglianza e manutenzione del sito evita che boscaglia arbusti siepi e piante varie, invadano troppo le aree con gli edifici distruggendoli completamente. Sono invece lasciati indisturbati gli alberi di più rilevante dimensione che ormai hanno trovato casa e coabitano, a volte sorreggendosi vicendevolmente, con le strutture create dall’uomo. Il tutto si presenta in uno stato d'affascinante contaminazione tra natura e cultura.

    Se c’è un luogo al mondo che possa immediatamente rappresentare al livello estetico più apprezzabile tale salutare commistione, questo è il Ta Phrom.

    (Purtroppo, recentemente, sono in corso lavori di sistemazione di alcuni edifici. Qualcosa ci sfugge sull’indispensabilità di tali massicci, eccessivi, interventi operati non certo per salvaguardarne solo la stabilità).

    Lasciare per ultimo Angkor Wat può essere una scelta dettata dall’opportunità di terminare le visite col più grande monumento religioso della terra. (Ma, forse, al mattino c’è meno folla).

     

    Di questo manufatto eccezionale per dimensioni e raffinatezza che unisce senso religioso e architettonico a un livello raro in altre parti del pianeta, se ne noteranno il simbolismo, gli elementi imponenti e i particolari minuti e aggraziati, a partire dalle oltre 3.000 raffigurazioni delle deliziose Apsara. (Alla nostra attenta visita non sfuggiranno neppure particolari curiosi, come le smagliature presenti sulle avvenenti danzatrici).

    Saremmo però tentati di consigliarne la visita anche senza essere accompagnati dalle parole della guida né da alcuna nozione sul significato del monumento, perché la sua visione ispira una tale immediata sensazione di straordinarietà, che ogni parola e “preconcetto” potrebbero risultare se non eccessivi, superflui.

    Comunque, ora ci pare inopportuna anche una pur sommaria descrizione.

    In ogni caso, se i frequenti lavori di restauro ne consentono l’apertura, le torri più alte del complesso religioso possono essere visitate solo con abbigliamento adeguato. (La guida locale terrà informati circa tale aspetto).

    (Una parte del pomeriggio e domani sono destinate al tempo libero, per approfondimenti individuali, acquisti o relax. Oggi l’accompagnatore lascia il gruppo per seguire i preparativi della serata).

     

    Pranzo in ristorante.

    Pernottamento al “Angkor Palace Resort & Spa” 5*.

     

     

                 Cena al Thommanon Temple, illuminato e arredato per noi

     

     

     

    Thommanon Temple.

    Elegante, di proporzioni adatte a farne apprezzare lo stile architettonico classico e le preziosità dei particolari. Si trova nella parte orientale dell’Angkor Thom. Risale, secondo varie interpretazioni, alla fine dell’XI o inizio del XII secolo. Pare, comunque, essere precedente alla madre di tutti i templi, l’Angkor Wat. È in ottimo stato grazie anche ad accurati lavori di restauro eseguiti oltre mezzo secolo fa. Dedicato ai potenti Shiva e Vishnu, presenta anche scene del “Ramayana” e raffigurazioni delle enigmatiche Devata. (Presenze accessorie per compiacere il potente, semplici seppur godibili decori per ornare le nude pareti, ballerine aggraziate e ammiccanti o vere divinità?).

     

     

                “Sfumature” ad Angkor

                                                                   cena, musici, danze, candele, ombre…

     

    Ci piace pensare che, pur non costituendo una comunità, chi viaggi con noi lo faccia perché sceglie non solo un itinerario ben confezionato, ma ritenga pure di far parte di un insieme di persone con cui abbia qualcosa in comune, attratti da un altrove che custodisce terre e facce diverse.

    Ci piace pensare che questo senso della condivisione trovi ambiente più adatto per manifestarsi in particolari condizioni di viaggio. Quando, oltre a generali modi di partecipazione interessanti, come in questo itinerario, si crei quella sfumatura, che accentui la sensazione di prendere parte a qualcosa di speciale. Ciò è accresciuto proprio dall’essere con altri, condividendo un’occasione che moltiplica per ognuno le sensazioni. Perché, a volte, ciò che non trasmetti agli altri appare un po’ meno vero.

    Per questo proponiamo un’iniziativa che dia la possibilità di vivere un’esperienza con sfumature normalmente impossibili da apprezzare, se non in circostanze come questa.

    Infatti, siamo certi che una cena non sia solo ciò che si presenta in un piatto più o meno gradevole. Questa nel Thommanon Temple è condivisione di un’occasione che, sino ad ora, noi che frequentiamo il sito da decenni abbiamo potuto apprezzare solo un’altra volta. Tutto è amplificato dalla presenza di compagni di viaggio d'altri due gruppi, “Vietnam e Cambogia, tra Cielo e Terra per vie d’acqua” e “Laos e Angkor, tra i mangiatori di fiori di loto”.

    La festa comune di oggi inizia arrivando al tempio verso l’imbrunire accolti da torce e candele, che accrescono le suggestioni man mano che la luce lascerà il posto al buio. Le luci ci indicano il percorso da seguire per giungere in uno slargo per l’aperitivo e accomodarsi poi ai tavoli bianchi accanto al tempio illuminato per noi.

    Abbiamo “fatto le prove” per non lasciare nulla al caso di un evento che, crediamo, possa essere ricordato a lungo, non solo con le foto.

    (Abbiamo verificato e concordato ogni aspetto della serata secondo quanto ritenevamo potesse arricchirla serata, anche se abbiamo dovuto “cedere” su alcuni eccessi coreografici che le autorità e l’organizzazione locale hanno fortemente “suggerito” per concedere i permessi, ritenendo che un bene UNESCO meriti un certo tipo di arredo e intrattenimento).

    Comunque, il risultato pensiamo che sarà molto coinvolgente, perché quel luogo noto a livello planetario, caro a chi ami storia e architettura, è solo per noi. E, semplicemente e straordinariamente, è “bello”.

    Indipendentemente dal piacere delle portate, il gusto della cena sarà insaporito da contorni più apprezzabili di ciò che sarà servito nei piatti.

    Una cena, questa cena, non è infatti un quadro in cui ciò che importi sia solo la tela essendo, la cornice, puro intercambiabile accessorio. Questa cena, con contorno di musici e danze, stimola emozioni anche e soprattutto attraverso l’ambiente che lo attornia. L’arte antica kmer è valorizzata ulteriormente da ombre e luci che fanno intravedere le raffinate e graziose Devata.

    Ci piacerebbe, però, che il tempo depositato per secoli su quelle pietre, stasera rallentasse un poco per rendere meno breve l’incontro.

     

    Dopo colazione, tempo libero per consentire il massimo di flessibilità nella gestione individuale dell’ultimo giorno di permanenza in Cambogia. Pranzo in hotel.

    Tutte le stanze dell’hotel vanno lasciate alle ore 12.

    (Chi desideri utilizzare la camera sino al momento della partenza per l’aeroporto, può farcene richiesta all’atto dell’iscrizione in modo che se ne possa accertare disponibilità e costi).

     

     

    NOTA BENE: Possibilità di prenotare altre strutture, in alternativa all'Angkor Palace Resort. Chiedere informazioni al momento della prenotazione.

     

    APPROFONDIMENTI DI VIAGGIO

     INFORMAZIONI UTILI (specifiche per il viaggio in Cambogia di gennaio 2020) Visti e passaporto. Il visto si ottiene all’arrivo nel Paese. Controllare la scadenza del passaporto, la cui validita’ deve protrarsi minimo sei mesi dalla data del viaggio, e che contenga minimo 2 pagine libere. Sono indispensabili 2 foto a colori formato tessera da tenere a portata di mano all’arrivo in Cambogia. (Suggeriamo di dotarsi di altre due foto e fotocopia del passaporto che potrebbe essere - CONTINUA -

    NATIONAL GEOGRAPHIC DIFFERENCE

    • Apertura serale di Angkor solo nostra col Thommanon Temple illuminato per una cena con musici e torce

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