TRA LA SABBIA E LE STELLE E RENDEZ VOUS NEL DESERTO

EMIRATI ARABI OMAN

icona orologio 10 GIORNI
minimo 12 massimo 20 partecipanti
icona valigia PARTENZE:

    2020

  • Dal   16  marzo    al   25  marzo  
Sistemazioni
Land Expeditions - Viaggi con Esperto

VIAGGIO DISPONIBILE ANCHE IN INDIVIDUALE

Una nuova proposta di viaggio in Oman e negli Emirati Arabi Uniti, tra le sabbie del deserto e sfavillanti grattacieli, che vuole raccontare una storia di ascesa. Di sogni, ambizioni, sviluppo. Dove migrazioni, interessi economici, contraddizioni urbanistiche e sociali, sorprendenti vestigia e nuovi poli culturali, stanno riscrivendo la storia di un popolo. Un viaggio arricchito da un concerto nel deserto ad opera del pianista e compositore Alessandro Martire. Un evento unico nel suo genere che - continua -

A PARTIRE DA: 4.300 €


ITINERARIO

Partenza dall’Italia con volo di linea diretto per gli Emirati Arabi Uniti.

Visto l’orario di arrivo a Dubai in serata, cena a bordo. All’arrivo, dopo il disbrigo dei controlli d’ingresso, incontro con il nostro corrispondente locale e trasferimento privato in hotel 4* (la struttura indicata o similare). Pernottamento.

 

 

 

Prima colazione in hotel e inizio della visita della città, un insieme sfacciato di contrasti tra il moderno e il tradizionale. Dubai tiene fede al suo nome, che sembra provenire dalla parola “duba”, mercato prospero. Le prime notizie dell’abitato risalgono al 1095, ma solamente alla fine del XVIII secolo viene identificata come centro urbano. Da allora la crescita urbanistica, demografica ed economica fu esponenziale, fino all’esplosione a cavallo del 2000. Oggi è uno dei centri più importanti al mondo, dotato di un importante distretto finanziario, e meta turistica di masse sempre crescenti di viaggiatori, attirati dai luccichii della mondanità, dal lusso ostentato, dalle attrazioni della modernità. Ma la città non è solo divertimento e grandiosi grattacieli: è la metafora di qualcosa di più di un sogno, ma di una visione. Pochi posti nel mondo hanno subito un impatto antropico come a Dubai: l’uomo, in un contesto aspro, caldissimo, ha potuto plasmare a proprio piacimento l’ambiente fino a farne un laboratorio internazionale di idee e a costruire un mondo nuovo. Può piacere o meno, ma Dubai è molto di più del riflesso perpetuo di un palazzo in un altro. Tra le sue strade, ogni giorno si fa Storia. 

Le riserve petrolifere dell’emirato di Dubai sono un ventesimo rispetto al più ricco vicino, Abu Dhabi; e grazie a questo deficit che si sono cercare, già dagli ’80, nuove forme di sviluppo. Dalla finanza allo sviluppo immobiliare esploso nei primi anni 2000, fino al turismo e al mondo dei trasporti aerei e portuali ad esso collegato. Basti pensare che il Jebel Ali è il più grande porto artificiale al mondo e il settimo per traffico merci, l’aeroporto è il terzo al mondo per traffico passeggeri. Solamente il 10% della popolazione è autoctona: il restante è costituito da immigrati, che si occupano soprattutto di manodopera ed edilizia.

La prima giornata di viaggio è dedicata alla visita della parte moderna e di quella più tradizionale. Le visite, che possono avere un ordine diverso da quello proposto, includono la Dubai Marina: creata letteralmente dal nulla, questa zona è capace di ospitare più di 120 mila abitanti. Affascinanti grattacieli dall’architettura eccezionale, alcuni dei quali ultimati recentemente (2006), stagliano il cielo ispirato allo skyline di Manhattan. Si proseguirà la visita al The Palm Jumeirah, una delle tre famosissime palme del Paese. Questo meraviglioso arcipelago artificiale ospita una gran serie di hotels, residence e resorts.

Pranzo libero in corso di escursione. Ci dirigiamo poi nella parte più tradizionale, il Bur Dubai Souq, il vivace mercato arabo lungo il Creek. Lungo le sue sponde un brulichio di persone provenienti da diverse parti del mondo affolla il mercato: gli arabi con le loro lunghe dishadasha bianche, i pakistani con i larghi pantaloni in cotone e il camicione che scende fino al ginocchio, i sikh con i loro imponenti turbanti colorati e i business men occidentali in giacca e camicia. Salendo a bordo di un abra, i caratteristici taxi fluviali, raggiungeremo l’altra riva, dove si trova Deira, l’area commerciale della città, dove ci inoltreremo nel Deira Spice Souq, il mercato delle spezie. Facile perdersi tra i sacchi di juta traboccanti di zafferano, il fumo dell’incenso, i colori forti del curry e dell’indaco. Tra le sue viuzze si respira ancora l’atmosfera del passato, tra odori veraci, colori sgargianti, gente a caccia di affari, le torri del vento che si intravedono nei cortili delle case. Si giunge infine al souq dell’oro, il più grande al mondo e dove i prezzi sono più bassi che altrove.

Successivamente ci recheremo nella zona di Downtown: il cuore della metropoli. Citiamo la Sheikh Zayed Road, dove troviamo i principali edifici commerciali di Dubai e poco distante, il Dubai Mall: un enorme centro commerciale con più di mille negozi e varie attrazioni al suo interno come lo zoo, l’acquario, un impianto sciistico. 

Per chi volesse, possibilità di salire sul Burji Khalifa (visita soggetta a supplemento): con i suoi 829,8 metri è la costruzione artificiale più alta al mondo. Il grattacielo è stato progettato dallo studio Skidmore, Owings, & Merrill ed è stato aperto al pubblico ad inizio 2010; la pianta dell'edificio, circondato da strutture minori, è ispirata alla forma di un fiore di Hymenocallis, una pianta molto diffusa e amata nell’emirato.

Dalle 18.00 potremmo assistere allo spettacolo della Dubai Fountain, che si trova alla base del Burji Khalifa: illuminate da 6.600 luci e 50 proiettori colorati, le fontane si estendono per 275 metri e riescono a sparare verso il cielo getti d'acqua alti 150 metri, accompagnati da musiche arabe classiche e internazionali. Cena al Dubai Mall in un ristorante libanese. Rientro e pernottamento in hotel.

Prima colazione in hotel e giornata dedicata alla visita della città.

L'origine attuale di Abu Dhabi è connessa all'ascesa di un'importante confederazione tribale, quella dei Banu Yas. Fino alla metà del XX secolo l'economia di Abu Dhabi era basata quasi interamente sull'allevamento di dromedari, la produzione di datteri e verdure, prodotte nelle oasi dell'interno di al-Ayn e Liwa, sulla pesca e la ricerca delle perle. Il suo sviluppo urbanistico è legato in maniera indissolubile alle concessioni petrolifere che dagli anni’70 l’emiro Zayed bin Sultan Al Nahyan iniziò a rilasciare; basti pensare che Abu Dhabi possiede il 90% delle riserve petrolifere del Paese. Oggi la città conta più di 1 milione e mezzo di abitanti ed è il maggiore centro industriale e politico degli Emirati.

La giornata (il cui ordine delle visite potrà cambiare) prevede la visita della Gran Moschea dello Sceicco Zayed, ultimata nel 2007 e che ospita al suo interno la tomba del vecchio sceicco. Il progetto aveva l'intento di "unire il mondo" costruendo una struttura in grado di unire le diversità culturali del mondo islamico con i valori storici e moderni dell'architettura e dell'arte. Materiali e artigiani vennero fatti arrivare da tutto il mondo, anche dall’Italia, così come italiana è l’azienda costruttrice. Tra la sala principale e quelle laterali, l’edificio può ospitare più di 40.000 persone.

Continuazione delle visite con una passeggiata lungo la famosa corniche, il lungomare della città lungo ben 8 chilometri. Pranzo libero.

Nel pomeriggio visita al Qasr al Watan, il palazzo principale aperto solamente quest’anno, dove avvengono tutte le visite formali dei capi di stato e le cerimonie più importanti. In serata andremo a Yas Island, un’isola artificiale che ospita il circuito di formula 1, dove ceneremo presso lo Yas Mall. Rientro in hotel e pernottamento.

 

Prima colazione in hotel e visita del Museo del Louvre. Progettato dall’architetto Jean-Nouvel, il museo è ispirato a una Medina orientale e coperto da un'immensa cupola in acciaio. Attraverso le 12 gallerie, divise per tematiche in ordine cronologico, il Louvre di Abu Dhabi cerca di dare spazio a quei valori universali che attraverso l’arte hanno saputo unire i popoli nel corso della Storia. Tra i pezzi esposti, un Corano del VI secolo, una Bibbia gotica e una Torah proveniente dallo Yemen.

Partenza poi per Al Ain, la quarta città più popolosa degli Emirati e situata vicino il confine con l’Oman. Situata a 1340 metri di altezza, domina tutto il territorio desertico circostante, dal quale assorbe anche un clima più secco. Al Ain è rinomata per essere la città giardino del Golfo Persico, grazie ai molti parchi, agli ariosi viali alberati, ai piccoli giardini diffusi tra gli abitati. Nell’area sono presenti diverse sorgenti di acqua, ed è proprio grazie a questo che l’oasi, un tempo conosciuta come Baraymi, è abitata con continuità da oltre 4 millenni. La città ha dato il natale allo sceicco Zayed bin Sultan Al Nahyan, emiro di Abu Dhabi dal 1955 alla sua morte, avvenuta nel 2004, e presidente degli Emirati Arabi Uniti dal 1971. L’uomo che, con la sua visione geopolitica e gli investimenti economici soprattutto nel settore petrolifero, diede vita all’imponente crescita economica e politica degli Emirati. Ed è anche per merito suo se la città ha conservato un fascino autentico: dalle normative vigenti che non permettono la costruzione di edifici superiori ai quattro piani alla presenza e la cura di parchi e giardini. Viene ancora utilizzato il sistema di irrigazione tradizionale per mezzo dei falaj, dei canali che grazie alla forza di gravità distribuiscono l’acqua attraverso una sofisticata rete di distribuzione; particolarmente importanti sono le coltivazioni di palma da dattero. Pranzo in ristorante locale.

Nel pomeriggio visita ai celebri giardini archeologici Hili, risalenti al periodo Umm an-Nar, che va dal 2.500 AC al 2.000 AC. e che prende il nome dall’isola vicino ad Abu Dhabi sulla quale furono scoperti per la prima volta i resti di questa civiltà. Il monumento principale è la “Grand Tomb” di Hili, costruzione dalla forma circolare con un diametro fino a 12 metri. La tomba era utilizzata per seppellire le persone degli insediamenti circostanti, era provvista di due entrate decorate con splendidi rilievi incisi in cui erano ritratte figure umane e animali. Il sito è dal 2011 parte del Patrimonio Mondiale dell’Unesco. Continuazione delle visite all’oasi delle palme da dattero, dove vedremo il sistema dei falaj.

Sistemazione in hotel 4* (la struttura indicata o similare), cena e pernottamento.

Prima colazione in hotel e visita del forte e del souk di Nizwa.  

Nizwa è la città più ampia nella regione interna dell’Oman e fu capitale del regno nel VI e XVII secolo. Il forte di Nizwa fu costruito dal Sultano Bin Saif Al-Ya’Rub ed è stato abitato fino agli inizi del secolo scorso. La possanza architettonica è addolcita dalle porte in legno intagliato e dal gioco di ombre e luci che si appoggia incerto sugli intonaci restaurati da poco. Il forte è il più grande dell’intera penisola arabica. In città è tutto a portata di mano e si riesce a visitarla in breve. Dedali, porticati, cortili e il souq tradizionale, che ribolle di fermento, voci ed oggetti d’artigianato di ogni tipo, orci giganti, canestri, ceramiche e tappeti. Pranzo in ristorante locale.

Lungo la strada verso il deserto visiteremo i sobborghi di Ibra, una delle città più antiche del Paese, famosa in passato per suoi cavalieri ed importante snodo commerciale, nonché base di partenza per il deserto del Wahiba. Nel piccolo villaggio di Mansfah, alle porte della città, si possono ancora vedere sontuosi palazzi in rovina, lascito dei traffici dei mercanti del XIX secolo che, sotto il sultanato di Said Bin Sultan, rappresentarono il momento di massima fortuna per questa regione.

Proseguimento verso il deserto del Wahiba, ormai a pochi chilometri. Ci inoltreremo tra le dune di sabbia e raggiungeremo il nostro campo tendato, preso in esclusiva per i nostri gruppi. Sistemazione nelle camere e tempo a disposizione fino al tramonto, quando ci riuniremo per il concerto tra le dune di Alessandro Martire.

 

Rendez Vous tra le dune del Wahiba Desert

 

Ci piace pensare che, pur non costituendo una comunità, chi viaggia con noi lo faccia perché sceglie non solo un itinerario ben confezionato, ma ritenga pure di far parte di un insieme di persone con cui abbia qualcosa in comune, attratti da un altrove che custodisce terre e facce diverse.

Ci piace pensare che questo senso della condivisione trovi l’ambiente più adatto per manifestarsi in particolari condizioni di viaggio. Quando, oltre a proporre modi di partecipazione crediamo interessanti, si crei quella sfumatura che accentui la sensazione di prendere parte a qualcosa di speciale. Ciò è accresciuto dall’essere con altri, condividendo un’occasione che moltiplica per ognuno le sensazioni. Perché, a volte, ciò che non trasmetti agli altri appare un po’ meno vero.

Per questo proponiamo un’iniziativa che dia la possibilità di vivere un’esperienza con sfumature normalmente impossibili da apprezzare, se non in circostanze come questa.

Infatti, siamo convinti che un concerto possa non essere solo note create da un pur valente concertista. L’esecuzione tra le dune è condivisione di un’occasione che, persino noi che per mestiere programmiamo viaggi, sino ad ora mai abbiamo avuto modo di apprezzare.

La “festa” comune inizia dopo l’imbrunire accolti da deboli torce e candele, che ci indicano il percorso da seguire per giungere dove non troveremo altro che un pianoforte e uno sgabello per Alessandro Martire.

Il risultato pensiamo possa essere molto coinvolgente, perchè oltre al piacere dei suoni apprezzeremo il semplice essenziale grandioso ambiente che ci accoglie. Anche le luci non saranno invadenti perché devono solo essere in grado di farci intravvedere da dove originino le note.

 

 

Concerto, tra le dune, per pianoforte silenzio e oscurità.

 

Abbiamo chiesto ad Alessandro Martire come definirebbe in poche sillabe la sua musica.

Ci ha risposto che “La mia è musica contemporanea, colonna sonora”.

In un primo momento abbiamo pensato che fosse un’affermazione di eccessiva modestia. Pensandoci bene, però, non è così.

Al centro dell’autodefinirsi, non mettiamo il carattere della sua musica. Non è “contemporanea” il termine che ci piace sottolineare, ma “colonna sonora”. È una definizione che non va intesa come sminuente, vuol solo far intendere una non pretenziosità.

Lui non si mette al centro dell’attenzione in modo esclusivo. Non vuole sottrarre spazio ad altre sensazioni. A volte non privilegia in modo netto, come fanno in genere i concertisti, i luoghi chiusi e ovattati dove il pubblico comodamente seduto è attratto esclusivamente da un palco, un pianoforte, uno sgabello e un faro su un pianista che accentra su di sé ogni interesse e senso.

Alessandro Martire sceglie di esibirsi anche dove la situazione può distrarre i presenti perché attratti da un contesto particolare. Lui non ha timore e non è geloso di vedersi sottrarre attenzione. Così lo scorso agosto ha fatto galleggiare il suo pianoforte sul Lago di Como e ora ha accettato il nostro invito di affondare le gambe del suo strumento nella sabbia di un deserto. Confermando che ama condividere con ciò che lo circonda l’interesse di quelli venuti ad ascoltarlo, cosciente della forza del suo suono.

 

Inoltre, nel definire “colonna sonora” la sua musica contemporanea, c’è la consapevolezza che “colonna” indichi un aspetto indispensabile per consentire ad un’opera umana, musicale o meno poco importa, di stare in piedi e riuscire a svolgere la sua funzione.

Basti pensare che la colonna sonora dei rapporti umani è la parola.

Nel suo caso è ciò che usa per creare un legame emotivo, è il suo modo di comunicare. Non è semplice sottofondo di luoghi e momenti che colpiscono i sensi perché legati alla bellezza, alla visione di spicchi di mondo che non conosciamo ancora, di un tramonto, di un lago d’acqua, di un mare di sabbia, di una notte senza luci.

Ecco cosa aspettiamo ci dia questo concerto.

Quella sera il suo intervento musicale sarà al centro dell’interesse, anche se in modo non eclatante. Sarà parte preponderante di quelle impressioni che ci arriveranno anche dalla scena in cui si esibisce, sospingendo e amplificando le emozioni che nascono in quel luogo.  

Un luogo che non vogliamo illuminare oltre l’indispensabile, per godere di quanto ci sia da sentire e scoprire senza gli occhi.

Così di notte, all’oscuro, non sappiamo se con o senza stelle, con i piedi sulla sabbia, avremo occasione di udire il silenzio riempito da una colonna sonora. Pensieri e suggestioni saranno i protagonisti, e si costruiranno seguendo le note di Alessandro.

 

Sappiamo che si tratta di un “azzardo” perché il deserto è associato al silenzio, ed è il silenzio ciò che normalmente si viene a cercare qui.

Solo la luna, e non sempre, può entrare e violare lo spazio dedicato all’infinitamente piccolo dei granelli di sabbia e all’infinitamente grande delle stelle.

Non citeremo le parole con cui le strofe di The Sound of Silence si rivolgono al silenzio per motivare la nostra scelta, perché Simon e Garfunkel vedono nel silenzio l’incapacità di comunicare tra gli uomini, mentre per noi il silenzio sarà il filo delle emozioni che lo stare nel deserto crea, che interromperemo solo per riempirlo con altre ancora più corpose.

A noi è sembrato che potesse essere gradito udire il silenzio, inframmezzandolo, interrompendolo per un breve tempo con sonorità che possono valorizzare ulteriormente lo stare qui.

Proponiamo per la prima volta un intervento “ingombrante”. Mai, abbiamo introdotto nei nostri eventi un elemento così dirompente come i suoni che si sovrappongono al silenzio. Mai abbiamo stravolto un luogo come facciamo ora. Ma lo facciamo senza invadenza, mutando l’equilibrio stabilito dall’assenza di parole rumori e luce solo con note. Niente fari e palco, scenografie, colori e fumi, amplificatori e sedie, sipario e poltrone per stare più comodi.

In piedi, o seduti sulla sabbia, lasciamo che sia solo il pianoforte di Alessandro a rafforzare il legame col circostante, con suoni adatti a riempire lo spazio tra granelli di sabbia e stelle.

 

 

Prima colazione al campo. Bellissima giornata trascorsa attraversando il deserto del Wahiba da nord a sud-est tra dune di sabbia e piccole oasi fino ad arrivare a sud di Qihayd, dove il deserto lambisce il mare. Dopo il pranzo in un semplice ristorante locale, si prosegue in direzione nord seguendo la strada costiera per giungere a Ras Al Hadd. In serata trasferimento presso la riserva naturale di Ras Al Jinz dove, con un po' di fortuna, si potranno avvistare le enormi tartarughe marine che animano questa parte del Mare Arabico. Cena e pernottamento in hotel.

Prima colazione e partenza verso nord. Visita della cittadina di Sur, racchiusa in una bella baia naturale, con visita al tipico cantiere dei Dhow, le imbarcazioni arabe in legno ancora oggi utilizzate dai pescatori del luogo. Il tragitto verso la capitale lungo la costa è caratterizzato dal connubio tra acqua e roccia: faremo delle brevi soste (tempi permettendo) a Wadi Tiwi, incastonato tra le pareti rocciose, e al Bimmah Sinkhole, spettacolare dolina carsica con una larghezza di 40 metri in cui si nasconde dell’acqua cristallina dal colore verde smeraldo. Arrivo a Muscat e pranzo in ristorante locale. Il pomeriggio è dedicato alla visita della capitale omanita. Le mura costruite dai portoghesi, i forti gemelli di Jilani e Mirani visibili solo dall’esterno: Muscat è una città moderna che tuttavia è stata costruita nel pieno rispetto dello stile architettonico arabo. Proseguimento per il souq di Muttrah e sosta per la vista all’esterno del palazzo del Sultano.

Sistemazione in hotel, cena e pernottamento.

Dopo la colazione procederemo alla visita della Grande Moschea, per chiudere in bellezza il viaggio. La sua costruzione è durata sei anni (dal 1995 al 2001), e vanta un enorme lampadario fatto interamente di cristalli Swarovski e un enorme tappeto persiano in pura seta. Trasferimento privato in aeroporto e partenza con volo di linea per Milano. Arrivo previsto nel tardo pomeriggio e fine dei servizi.


 

 

 

1. Il porto di Sur

3. La clinica dei falchi

2. Il Museo del Louvre

4. Le dune del deserto

 

APPROFONDIMENTI DI VIAGGIO

Per l’Oman è necessario il visto di entrata e passaporto con almeno 6 mesi di validità. Il visto turistico deve obbligatoriamente essere ottenuto prima della partenza attraverso la procedura online. Il visto può essere richiesto tramite Kel 12 (pagando il costo del visto + le spese di ottenimento) oppure si può ottenere autonomamente tramite la procedura online. Per gli Emirati Arabi Uniti dal 7 maggio 2015, è entrata in vigore l’esenzione dal visto per corto soggiorno (sino a 90 - CONTINUA -

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NATIONAL GEOGRAPHIC DIFFERENCE

- ESCLUSIVO CONCERTO NEL DESERTO DEL PIANISTA E COMPOSITORE DI FAMA INTERNAZIONALE ALESSANDRO MARTIRE

- SERATA E PERNOTTAMENTO NEL MIGLIORE CAMPO TENDATO DEL WAHIBA SANDS IN TENDE DELUXE

- ITINERARIO UNICO IN ITALIA, CON GLI EMIRATI ARABI ABBINATI ALL'OMAN CON ESPERTO DELLA DESTINAZIONE E VISITE CULTURALI COME IL MUSEO DELLA CIVILTA' ISLAMICA DI SHARJAH E LA CLINICA DEI FALCHI

 

ESPERTI

  

PAOLO GHIRELLI

  • Dal 16  marzo  2020 al 25  marzo  2020

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